L’AQUILA – Da Alfonso De Amicis, esponente di lungo corso della sinistra di classe aquilana, riceviamo e pubblichiamo.
Adam Smith sottostimava il potere distruttivo del libero mercato, così come quello della ricerca sfrenata del profitto nei confronti dei valori e dei vincoli di comunità riconosciuti. Una economia il cui motore centrale consiste nell’idea di ricavare sempre più denaro dal denaro poggia su un freddo calcolo di costi e benefici, per il quale tradizione e costumi, religione e morale non sono altro che elementi di disturbo. Laddove si debba calcolare ogni cosa, gli oggetti perdono il loro senso e il loro valore immanenti.
La disuguaglianza crescente mina inoltre la fiducia, la coesione e l’empatia, dal momento che gli uomini che vivono in mondi completamente diversi e non incontrano più gli altri strati sociali, si sentono sempre meno parte di una totalità condivisa.
Si è quindi giunti a compimento sul “fatto della dignità personale come semplice valore di scambio” che non avrebbe “lasciato tra uomo e uomo altro vincolo che il nudo interesse, lo spietato pagamento in contanti”. Tutto si è tramutato in merce.
Ed una delle conseguenze più feroci di questo principio ha portato alla pianificazione ed alla applicazione della privatizzazione del Sistema sanitario nazionale. Un sistema oggi composto da 21 aziende regionali. Aziende che in un momento particolare, quello che solo in Italia ha posto milioni di esseri umani di fronte alla pandemia del Covid-19, hanno dato risposte frammentarie lontane dai bisogni reali di persone impaurite e sempre più sole. Ed i governi, nelle loro implacabili successioni, al di là del loro cromaticità, hanno applicato con pervicacia delittuosa sempre le stesse ricette. Tagli lineari alla spesa, pochissime assunzioni, numero chiuso alle facoltà di Medicina.
E il nuovo governo Meloni, come già annunciato, seguirà l’agenda Draghi. Apprendiamo infatti che, nei prossimi anni, avremo non solo minori entrate fiscali, ma anche riduzioni della spesa pubblica. Se guardiamo i dati si capisce che la spesa sanitaria è arrivata al suo apice nell’anno 2022, certo causa emergenza Covid-19, ma calerà progressivamente nei prossimi tre anni proprio come aveva previsto mesi fa il governo dei migliori.
Nell’arco di un biennio andremo a perdere circa 5 miliardi di euro alla voce spesa sanitaria, il che, tradotto in altri termini, significherà contrarre gli investimenti nella ricerca nella cura della persona, nella prevenzione, eccetera. Inoltre, se pensiamo al rinnovo dei contratti nazionali per gli oltre 3 milioni di dipendenti pubblici, non è sbagliato ipotizzare che la sanità pubblica che debba pagare gli aumenti stipendiali alla fine riceverà meno fondi, le aziende regionali dovranno operare tagli per far quadrare i bilanci e quei tagli si tradurranno in minori servizi.
Immaginiamo, allora, le ricadute su un sistema fragile come quello aquilano e in un territorio montano come tutto il nostro Appennino. Se cala la spesa corrente ci sono due strade: o pago meno il personale, oppure riduco le ore straordinarie, opero tagli sulle future assunzioni, abbatto i costi dei servizi sulla pulizia, sulla manutenzione, risparmio sull’acquisto di macchinari, rinuncio ad ammodernare l’edilizia sanitaria, non ricorrerò allo straordinario per abbattere le lunghe liste d’attesa.
Ora due domande sorgono spontanee e fuori da ogni polemica: se si vuole rilanciare la sanità abbattendo le liste di attesa per le visite, se dobbiamo ammodernare gli ospedali e riprendere il finanziamento della ricerca, qualcuno vorrà ammettere che buona parte delle spese correnti sono l’elemento fondante di una sanità pubblica efficiente?
Siamo sicuri che risparmiando sugli appalti, sulle pulizie o sui progetti di ricerca potremmo recare beneficio sulla salute di tutti noi?
Sia chiaro: dalla Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza arrivano allora conferme di quanto detto e ridetto, non ci saranno investimenti reali per la salute pubblica. Continueremo quindi nella logica aziendale e nell’impoverimento generale e su una sanità sempre più lontana dalle esigenze reali dei cittadini.





