Le tensioni tra Ucraina e Russia, nonostante i tentativi diplomatici, sembrano essere arrivate a un punto decisivo e tutti gli occhi sono puntati su Putin, in attesa di una sua decisione. Secondo alcuni osservatori la guerra in realtà è già iniziata, ma se dovesse diventare ufficiale quali sarebbero le conseguenze sul mercato italiano?
Le prossime settimane saranno decisive e permetteranno di capire se la Russia invaderà davvero l’Ucraina, scatenando una guerra in territorio europeo, o se le tensioni si risolveranno grazie alla rinuncia di Kiev di partecipare all’alleanza atlantica e alla pressione esercitata dai Paesi della NATO. Nel caso in cui Mosca desse ordine alle proprie truppe al confine di invadere l’Ucraina, le conseguenze si estenderebbero su tutto il continente.
In Italia, in particolare, il conflitto andrebbe a incidere sui mercati azionari già pesantemente colpiti. L’indice VIX, che misura la volatilità dell’S&P 500 ed è considerato un “termometro per la paura” a Wall Street, si è impennato del 30% in una sola giornata dopo che la stampa americana ha ritenuto “probabile” che la Russia invada l’Ucraina. Nel frattempo le Borse globali si tingevano di rosso acceso e il Ftse Mib registrava una delle peggiori performance internazionali, perdendo oltre il 3% del suo valore.
La preoccupazione del conflitto si fa sentire anche sullo spread, che a quota 171 punti ha toccato un nuovo picco dopo giugno 2020, e sul prezzo astronomico delle materie prime, soprattutto gas e petrolio.
Grandi rischi sul prezzo del gas
La Russia contribuisce a circa la metà delle importazioni estere verso l’Unione Europea e l’incrinazione dei rapporti potrebbe avere gravi conseguenze. L’Ispi, l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, ricorda che “è dalla metà del 2021 che le forniture di gas russe verso l’Europa sono più basse rispetto alle attese (-25% in media, addirittura -40% a gennaio) e anche per questo i prezzi spot del gas naturale in Europa in un anno sono quasi quintuplicati”, generando il fenomeno chiamato “caro-bollette”.
L’Italia si troverebbe in una posizione delicata: da un lato, non è certo l’unico Paese a importare gas dalla Russia e in caso di ulteriori complicazioni sicuramente tutta l’Unione si attiverebbe per trovare una soluzione; dall’altro, è uno dei Paesi che più dipende dalle importazioni da Mosca e infatti già ora ne sta soffrendo gravemente. Nella classifica che l’Ispi ha creato appositamente per confrontare la vulnerabilità degli Stati europei dalla Russia, l’Italia arriva al sesto posto a pari merito con l’Austria.
Per far fronte alle possibili difficoltà, il governo ha pubblicato il Pitesal, il “piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee”, un programma con l’obiettivo di aumentare la produzione italiana di gas e quindi contrastare il rincaro dei prezzi dell’energia.
La posizione dell’Italia nel conflitto
L’Italia dovrà confrontarsi con le conseguenze della guerra tra Russia e Ucraina se questa avverrà, ma qual è il suo ruolo nella partita? Per ora, il governo italiano non si è schierato né da una parte, né dall’altra, e proprio per questo ha attirato alcune critiche: una videoconferenza avvenuta tra il presidente russo Vladimir Putin e i leader italiani ha evidenziato come il Paese potrebbe avere una certa influenza sull’attuale situazione di stallo, tuttavia prosegue il silenzio radio.
Al centro delle critiche c’è il rinnovato primo ministro italiano Mario Draghi, la cui politica fortemente pro-UE, unita a un atteggiamento più critico verso Russia e Cina, aveva lasciato a intendere che ci sarebbe stata una presa di posizione. Infatti, quando le tensioni al confine tra Russia e Ucraina si sono intensificate, l’Italia ha avuto un posto in prima fila nei colloqui tra Stati Uniti ed Europa.
In caso di conflitto, il governo italiano dovrà di certo mobilitarsi per contenere i prezzi delle materie prime, soprattutto quello del gas, e evitare che lo scontro abbia conseguenze gravi sul mercato azionario.





