L’AQUILA – Ora è ufficiale: è partito l’iter per la rescissione del contratto di gestione dell’autostrada A24 A25 di Strada dei Parchi e con un indennizzo già calcolato in 2 miliardi e mezzo di euro a favore della società della holding dell’imprenditore pescarese Carlo Toto, per una revoca anticipata di una concessione in scadenza nel 2030, ottenuta a seguito ad un bando comunitario.
La trattativa tra Ministero e Sdp è partita a seguito di una lettera inviata dallo stesso ministero che sta percorrendo la strada della statalizzazione. E confermata da due lettere dell’ingegnere Riccardo Mollo, amministratore delegato della società, di dicembre e gennaio, dove si conferma della volontà di rescindere il contratto, parlando di inadempienze della parte pubblica.
A seguire il dossier è Francesco Giavazzi consigliere economico del premier Mario Draghi e Marco Leonardi segretario del Cipess, il dipartimento per la programmazione e la politica economica. Per Strada dei Parchi al tavolo sono seduti il vicepresidente Mauro Fabris e Riccardo Toto, uno dei figli del capostipite Carlo.
Al gruppo Toto dovrebbe subentrare una newco di Anas, l’azienda pubblica delle strade del gruppo Fs a cui nel 1999 la gestione delle due autostrade è stata tolta nella controversa stagione delle privatizzazioni. La newco, istituita, ma ancora sulla carta, dal decreto Infrastrutture ad ottobre si configura come una “Anas numero 2” per la gestione delle autostrade e l’incasso dei caselli, mentre scrive il quotidiano Il domani, “l’Anas tradizionale relegato la sorta di posizione di serie b, con il compito di occuparsi delle strade statali e non a pagamento”.
L’intenzione di disfarsi della A24 a A25 era stata adombrata dallo stesso Mauro Fabris, durante l’audizione all’ottava commissione Ambiente della Camera ad ottobre scorso.
Per la holding di Toto, l’autostrada sta infatti diventando un campo minato e un pessimo affare, a causa innanzitutto della mancata approvazione, nonostante la nomina di ben due commissari, del Pef dal valore di 6,2miliardi di euro, di cui 2,2 miliardi a carico della concessionaria, per la messa in sicurezza sismica dell’autostrada A24-A25, previsto nella legge di stabilità del 2012 nella quale, a seguito del terremoto dell’Aquila del 2009, le due arterie si considerano strategiche in caso di calamità naturali. Un maxi investimento che porterebbe lavoro per una ventina di anni in Abruzzo con migliaia e migliaia di posti di lavoro e grande respiro per l’indotto, ha più volte evidenziato la concessionaria.
Trattative per la rescissione che avvengono in una situazione esplosiva, con sindaci e associazioni di categoria sul piede di guerra, per gli aumenti dei pedaggi che dovrebbero scattare a giugno, di circa il 25%, che per Strada dei parchi considerati inevitabile se non si approverà il Pef in tempi strettissimi, lamentando il fatto che le tariffe, per effetto di una serie di decreti interministeriali, sono ferme ai valori del 2017.
Ma neanche per lo Stato si può parlare ad oggi di buon affare la statalizzazione dell’infrastruttura: l’indennizzo come detto è stato calcolato il 2,5 miliardi, soldi che lo Stato deve versare nelle casse della concessionaria, per gli investimenti fatti e i mancati guadagni fino a fine concessione. Se si considera poi il mega progetto di messa in sicurezza, come da indicazioni del commissario Maurizio Gentile dimessosi nelle scorse settimane, è di 6,5 miliardi, di cui 4,5 pubblici con 4 miliardi già disponili, e 2 miliardi a carico del concessionario, in questa operazione il governo perderà oltre 4 miliardi. E poi ci sono da fare i lavori di messa in sicurezza previsti dalla legge di stabilità che considera le due arterie strategiche in caso di calamità naturali.
Mollo ha lamentato nella stessa audizione dello scorso 7 ottobre, che il 57% dei pedaggi riscossi da Strada dei Parchi tornano allo Stato sotto forma di prezzo della concessione, iva e canoni di concessione vari, e che quindi solo il 43% resta al concessionario. Questo significa che praticamente sono tornati finora allo Stato 2 miliardi e con i 3 miliardi restanti la concessionaria “ha dovuto fare tutto, dalla manutenzione a pagare gli stipendi. Il risultato è che il totale dei dividendi che sono tornati agli azionisti della società in questi anni sono pari a zero”.






