L’AQUILA – Chi non si vaccina rischia di contagiarsi sei volte di più rispetto agli immunizzati se ha meno di 39 anni. E quattro volte di più dai 40 anni in su. Nessun immunizzato tra i 12 e i 59 anni è finito in terapia intensiva nel periodo di ottobre oggetto di studio. Nella fascia 60-79 anni ci sono state 16 vittime tra i non vaccinati contro 1 di chi ha fatto due dosi. Tra gli over 80 i morti tra chi non era immunizzato sono stati 93, mentre soltanto 8 tra chi aveva completato il ciclo di vaccino.
Questa è l’analisi dell’Istituto Superiore di Sanità sull’incidenza dei positivi al Coronavirus su 100 mila abitanti.
Entrando nel dettaglio dei numeri forniti dall’Iss relativi all’epidemia in Italia, ecco la differenza tra vaccinati e non vaccinati contagiati dal Covid: Nella fascia d’età 12-39 anni ci sono stati in un mese 404 nuovi contagiati tra i non vaccinati, contro 70 tra i vaccinati. Le persone ricoverate in area medica sono state 13, contro 0,7; in terapia intensiva 0,75 contro 0.
Nella fascia d’età 40-59 anni, tra i nuovi contagiati 354 erano no vax mentre 89 erano immunizzati. In area medica il rapporto è stato di 28 contro 1,3; in terapia intensiva 3 contro 0
Nella fascia d’età 60-79 anni i nuovi contagiati non immunizzati sono stati 300 e quelli vaccinati 77; sono stati ricoverati 65 no vax contro 5 in area medica; 12 contro 0,5 in terapia intensiva.
Tra gli over 80 i contagiati non vaccinati sono stati 388, quelli immunizzati 95; in ospedale sono finite 160 contro 21; in terapia intensiva 8 contro 1.
Per quanto riguarda le terapie intensive, si legge sempre nel rapporto Iss, i non immunizzati rischiano fino a 59 anni 30 volte in più, tra i 60 e i 79 anni, 21 volte in più, tra gli over 80 8 volte in più.
L’incidenza dei decessi su 100mila abitanti dimostra infine che nella fascia 60-79 anni ci sono state 16 vittime tra i non vaccinati contro 1 di chi ha fatto due dosi. Tra gli over 80 i morti tra chi non era immunizzato sono stati 93, mentre soltanto 8 tra chi aveva completato il ciclo di vaccino.
Dati, conclude l’Iss, “sovrapponibili a quelli già registrati nelle scorse settimane, a riprova che per il momento l’efficacia dei vaccini anche a distanza di tempo resta in ogni caso altissima”.
L’analisi di efficacia ‘real world’, elaborata dall’Iss settimanalmente, parte dai dati sulla pandemia raccolti quotidianamente sulla popolazione e confronta la frequenza dei vari eventi (infezione, malattia, malattia con ospedalizzazione, malattia con ricovero in terapia intensiva, decesso) tra i vaccinati e i non vaccinati. Ciò significa che, a differenza dei risultati delle prove di efficacia effettuate in laboratorio, queste analisi tengono conto della complessità dovuta a una serie di fattori determinati dal contesto reale in cui la vaccinazione agisce includendo nell’elaborazione un numero di informazioni, come la presenza di varianti o i cambiamenti nei comportamenti, che ne rendeno più solida l’interpretazione.
Dall’analisi scaturiscono due diversi report e ogni settimana viene fatta una stima basata sul confronto delle incidenze di infezioni, ricoveri ordinari e in terapia intensiva e decessi fra vaccinati e non vaccinati, sulla base dei dati dall’inizio della pandemia. I risultati sono disponibili nel ‘report esteso’ pubblicato settimanalmente dall’Istituto.
Periodicamente viene pubblicato il report “Impatto della vaccinazione”, in cui invece l’efficacia viene calcolata confrontando le incidenze tra i vaccinati con quelle dello stesso campione nel periodo tra 0 e 14 giorni dopo la prima dose. I risultati vengono condivisi con le autorità competenti. L’elaborazione più recente dell’analisi dei dati sui vaccini ha mostrato ad esempio che l’efficacia vaccinale nel prevenire qualsiasi diagnosi sintomatica o asintomatica di COVID-19 nelle persone completamente vaccinate è diminuita passando dal 89%, durante la fase epidemica con variante alfa prevalente, al 76% durante la fase epidemica con variante delta prevalente.






