L’AQUILA – “Sapevamo già, noi medici impegnati in questi due anni di pandemia che il Molnupiravir era una tipologia di antivirale molto promettente: la notizia del probabile e imminente via libera al suo utilizzo è per noi importante, ora al fianco dei vaccini potremo avere un’altra efficacissima arma per sconfiggere il covid”

Ad esultare è Alessandro Grimaldi, primario del reparto di Malattie infettive dell’ospedale dell’Aquila, nelle ore in cui le agenzie battevano la notizia secondo la quale le multinazionali Merck Sharp & Dohme e Ridgeback Biotherapeutics, hanno annunciato che il loro composto orale sperimentale Molnupiravir mostra di ridurre di circa il 50% il rischio di ricovero e morte nei pazienti con Covid in forma lieve o moderata.

Le due società hanno comunicato i risultati dell’Interim analysis della fase III del trial Move-Out ed espresso l’intenzione di richiedere l’autorizzazione all’uso di emergenza (Eua) negli Stati Uniti nel più breve tempo possibile e, allo stesso tempo, richiedere l’autorizzazione ad altre agenzie regolatorie a livello mondiale.

Se approvato, Molnupiravir potrebbe essere il primo farmaco antivirale per il trattamento di Covid-19, viene evidenziato.

In base ai dati della Interim analysis, diffusi dalle società, il 7,3% dei pazienti che hanno ricevuto molnupiravir sono stati ospedalizzati o sono deceduti entro il 29esimo giorno dal momento della randomizzazione (28/385), a fronte di un 14,1% per i pazienti trattati con placebo (53/377). Inoltre, fino al 29esimo giorno di somministrazione, nessun decesso è stato riportato nei pazienti che hanno ricevuto la somministrazione di Molnupiravir, a fronte di 8 pazienti deceduti trattati con placebo.

“Un farmaco del genere è grado di bloccare la replicazione del virus – spiega Grimaldi – e rappresenterebbe una svolta anche se è efficace nel  50% dei casi. Ci sono altri farmaci in fase di sperimentazione che promettono abbastanza bene e non è detto che un domani dalla combinazione di più prodotti,  non si possa come in altre infezioni virali arrivare a mettere a punto un arma davvero efficace. In ogni caso è importante la diagnosi precoce, somministrarli subito, ad inizio infezione per bloccare la  cascata citochimica, la reazione  infiammatoria che poi provoca i danni agli organi interni

“Fino ad ora  – continua a spiegare Grimaldi – per contrastare il covid abbiamo utilizzato degli antivirali, come il Remdesivir, che però non era stato prodotto per il covid, ma per la pandemia dell’ebola in Africa. E dunque importantissimo ora poter disporre di un farmaco più specifico, che potrebbe fare da apripista ad altri farmaci”.

Tiene infine a precisare Grimaldi: “Non è corretto sostenere che questo farmaco come altri potrà essere ad oggi sostitutivo del vaccino, che fa un altro lavoro, previene l’infezione, e la  blocca in partenza, con un’efficacia che arriva al 90% e mai sotto il 65-70%, con questo farmaco però si può agire anche nei confronti di chi non vaccinato o anche vaccinato ma senza aver raggiunto un’adeguata immunità, contrae il virus e si ammala”.