L’AQUILA – La seconda ondata di pandemia è costata cara all’Abruzzo, che ha dovuto piangere la morte di 956 persone, stroncate dal covid-19 dal primo ottobre al 27 gennaio, più del doppio rispetto alle 446 vittime della prima ondata ovvero tra marzo e maggio, mentre sono state appena 37 tra giugno e settembre. Per un totale di 1.439 vittime.

Un numero purtroppo destinato ad aumentare, e che ora dovrebbe invitare al massimo senso di responsabilità e rispetto delle regole di distanziamento e prevenzione del contagio, ora che la regione è tornata in zona gialla, con riaperture dei locali, almeno fino alle 18, possibilità di spostarsi su tutto il territorio regionale. L’età media delle vittime in Abruzzo, al pari di quella italiana è intorno agli 81 anni, e due terzi presentavano almeno tre patologie.

I dati sono contenuti nel report dell’Istituto superiore di sanità (Iss) che descrive le caratteristiche di 85.418 pazienti deceduti e positivi al covid 19 in Italia, nella distribuzione geografica dei decessi secondo le tre fasi che hanno caratterizzato la pandemia dall’inizio al 27 gennaio 2021: la prima ondata (marzo-maggio 2020), la fase di bassa incidenza (giugno-settembre 2020 ), e la seconda ondata (ottobre 2020-gennaio 2021), quest’ultima ancora in corso.

In termini assoluti da marzo ad oggi le regioni che hanno contato più vittime sono state Lombardia, 26.674 il 31,2% del totale, l’Emilia-Romagna 9.268, Veneto 6.528, il Piemonte, il Lazio 3.747, Campania 3.770, Sicilia 3.290, Liguria 3.212, Puglia 3.092, Friuli-Venezia Giulia, 2.063, Marche, 1.976 e dunque l’Abruzzo con 1.439 e la provincia autonoma di Trento, 1.139 vittime. Sotto le mille vittime tutte le altre regioni, con numero più basso in Basilicata, pari a 261.

Nella seconda ondata ancora prima nella triste classifica la Lombardia con 9.704, seguita da Veneto 6.528 ed Emilia Romagna, 4.782. Balzo in avanti della Campania, passata dai 477 morti della prima ondata ai 3.234 della seconda ondata. Ed anche l’Abruzzo ha assistito al raddoppio delle vittime, da 446 di marzo- maggi alle 956 da ottobre al 27 gennaio

L’Iss ha calcolato che l’età media dei pazienti deceduti è 81 anni. Le donne decedute sono 37.295 (43,7%).

L’età mediana dei pazienti deceduti positivi è più alta di oltre 30 anni rispetto a quella dei pazienti che hanno contratto l’infezione (età mediane: pazienti deceduti 83 anni – pazienti con infezione 48 anni).

Le donne decedute dopo aver contratto infezione hanno un’età più alta rispetto agli uomini (età mediane: donne 86 anni – uomini 80 anni). L’età media dei decessi settimanali è andata sostanzialmente aumentando fino agli 85 anni (1° settimana di luglio) per poi calare leggermente.

Analizzando le cartelle cliniche di un campione di 6.381 deceduti, risulta che 196 pazienti (3,1%) non presentavano altre patologie, 772 (12,1%) presentavano una patologia, 1.185 (18,6%) presentavano due patologie e 4.228 (66,3%) presentavano tre o più patologie.

Queste le patologie più frequenti delle vittime: cardiopatia ischemica, fibrillazione atriale, scompenso cardiaco, ictus, ipertensione arteriosa, demenza, insufficienza renale cronica, insufficienza respiratoria.

Diminuiscono, invece, con l’avanzare dell’età, le prevalenze di epatopatia cronica, delle patologie per cui è necessaria la dialisi, di infezione da HIV e di obesità. Hanno inciso anche diabete e tumore.

Nel campione di pazienti deceduti per cui sono state analizzate le cartelle cliniche i tempi mediani, in giorni, tra la data dell’insorgenza dei sintomi e la data del decesso è di 12 giorni.  Tra la data dell’insorgenza dei sintomi e quella del ricovero in ospedale è pari a 5 giorni, tra la data del ricovero in ospedale e quella del decesso è di 7 giorni.

Il tempo intercorso dal ricovero in ospedale al decesso è stato di 6 giorni più lungo in coloro che venivano trasferiti in rianimazione rispetto a quelli che non venivano trasferiti, pari a 12 giorni

Sono stati poi 941, dei 85.418 totali (1,1%), i morti per covid di età inferiore ai 50 anni. In particolare, 234 di questi avevano meno di 40 anni (138 uomini e 96 donne con età compresa tra 0 e 39 anni).

Di 52 pazienti di età inferiore a 40 anni non sono disponibili informazioni cliniche; degli altri pazienti, 147 presentavano gravi patologie preesistenti (patologie cardiovascolari, renali, psichiatriche, diabete, obesità) e 35 non avevano diagnosticate patologie di rilievo.

Sono poi 108.104 i casi tra gli operatori sanitari dall’inizio della pandemia, 11.766 quelli registrati negli ultimi 30 giorni. In generale, nell’ultimo mese si registrano 367.374 casi, sugli oltre 2,5 milioni di contagi da inizio emergenza.

La terapia antibiotica è stata comunemente utilizzata nel corso del ricovero (85,9% dei casi), meno utilizzata quella steroidea (53,3%), più raramente la terapia antivirale (46,4%).

Il comune utilizzo di terapia antibiotica può essere spiegato dalla presenza di sovra-infezioni o di polmonite.  Al 4% dei pazienti deceduti è stato somministrato Tocilizumab come terapia.