ROMA – Isolare gli anziani: una soluzione che “sarebbe sbagliato scartare a priori” e su cui si dovrebbe aprire “una serena ma urgente discussione” per le prossime misure da adottare per fronteggiare l’emergenza Coronavirus.
È la proposta dell’Ispi, Istituto per gli studi di politica internazionale, al termine di uno studio anticipato da Repubblica.
Secondo dell’Ispi, con gli anziani in isolamento protettivo si salverebbe la vita di centinaia di migliaia di persone.
Secondo lo studio, tra le misure soft dall’efficacia dubbia ma dal costo sociale elevato adottate fino a oggi e il lockdown, che ci salvò a marzo ma che costò carissimo all’economia e a milioni di famiglie, esiste una soluzione intermedia che potrebbe salvare dal 50 al 98 per cento delle persone che morirebbero se si lasciasse correre liberamente la pandemia: il lockdown selettivo per classi d’età.
“L’82% dei deceduti per Covid aveva più di 70 anni – ricorda l’Ispi – e il 94% ne aveva più di 60. La letalità plausibile del virus cresce esponenzialmente con l’età, uccidendo meno di 5 persone su 10mila nella fascia d’età 30-39 anni, ma oltre 7 persone ogni 100 tra gli ultra ottantenni”. Per questo “sarebbe sufficiente isolare gli ultra ottantenni per dimezzare la mortalità diretta del virus. Se poi riuscissimo a isolare efficacemente gli ultra-sessantenni, la mortalità sarebbe dieci volte inferiore”.
Con gli over 60 al sicuro, se anche si infettasse il 70 per cento degli altri italiani il numero totale dei decessi previsti con 29 milioni di contagi sarebbe “inferiore a quello fatto registrare tra marzo e maggio nel corso della prima ondata, circa 49mila persone”.
“Pur con tutti i dubbi etici e le questioni politiche – spiega l’autore dello studio, il ricercatore Matteo Villa – è una soluzione che crediamo debba essere presa in considerazione da subito, vista la fase grave in cui si trova oggi la pandemia”.
“In una pandemia – sostiene lo studio – tutte le azioni che decidiamo di compiere sono il frutto di un compromesso che soppesa rischi e benefici”.
Lasciar correre l’infezione fino all’immunità di gregge non sarebbe certo una soluzione: vorrebbe dire arrivare al contagio del 70 per cento della popolazione, il che “implicherebbe circa 42 milioni di contagiati e tra i 430.000 e i 700.000 decessi in più per il solo obiettivo di rallentare la circolazione virale”.
Tra le briglie sciolte al virus e la costosissima arma letale del lockdown, secondo l’Ispi c’è “l’isolamento selettivo delle fasce di popolazione più a rischio, una strategia per ritardare il più possibile un nuovo provvedimento restrittivo e tragico” e per “contenere significativamente la pressione sul sistema sanitario”.
Una via “che come Paese non stiamo valutando, non ne parliamo, ma viene subito prima del lockdown”, sostiene Villa.
“È impensabile trovare soluzioni abitative diverse per gli italiani ultra sessantenni”, ammette l’Ispi suggerendo “un isolamento diffuso sul territorio, ciascuno nella propria abitazione”.
Sempre ammesso che accettino “di restare in isolamento in attesa di un vaccino efficace, mentre il resto della popolazione continua a muoversi, a lavorare e, in definitiva, a vivere”.
Dal punto di vista dell’economia e del mondo del lavoro, “un lockdown selettivo per fasce d’età permetterebbe di evitare i contraccolpi più severi. In Italia l’anno scorso 2,3 milioni di persone (il 9% della forza lavoro) erano ultra sessantenni. I lavoratori ultra sessantacinquenni si riducono già a 600mila (il 2,4% del totale), mentre se considerassimo solo gli ultra-settantenni ci fermeremmo a circa 130mila (lo 0,5% del totale)”.






