L’AQUILA – “Scopriamo che Bertolaso oggi si presenta come vittima della giustizia, quando siamo noi che abbiamo perso figli, madri, padri, mogli, mariti, amici, che dobbiamo lamentarci della mala giustizia”.
Sono le parole, rilasciate ad AbruzzoWeb, dell’avvocato lancianese Maria Grazia Piccinini, madre di Ilaria Rambaldi, una delle 309 vittime del terremoto del 6 aprile 2009 all’Aquila.
Una reazione che arriva dopo le dichiarazioni dell’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, ex capo della Protezione civile all’epoca del terremoto, che sui social, sostenendo la necessità di votare Sì al Referendum sulla Giustizia, tra le altre cose, ha dichiarato: “Forse qualcuno potrebbe anche pensare di chiedere scusa per quanto è stato fatto a me e alla mia famiglia: un massacro inaudito, senza precedenti, sia per il processo dell’Aquila, che per quello della Maddalena. Vicende giudiziarie che si sono concluse dopo otto anni di gogna con il mio rifiuto della prescrizione e la piena assoluzione. Da quelle sentenze sono passati altri otto anni ma nessuno ha pagato per tutto quello che, sia io che la mia famiglia, abbiamo dovuto subire”. (Qui il link) Alle dichiarazioni di Bertolaso non si sono registrate ad ora reazioni dal comitato del no al referendum e dal fronte della sinistra.
“Ma quale rifiuto della prescrizione”, sottolinea Piccinini, che aggiunge: “anche in questo caso, se la città ci avesse aiutato, se avesse fatto muro intorno a noi, la Corte d’Appello non avrebbe mai potuto neanche pensare di assolvere sei imputati su cinque”.
Nell’ambito del processo “Grandi Rischi 2” Bertolaso era accusato di omicidio colposo plurimo e lesioni in quanto, secondo l’accusa, sarebbe stato responsabile della comunicazione di false rassicurazioni sul rischio sismico fornite agli aquilani al termine della riunione dell’Aquila del 31 marzo del 2009, a cinque giorni dal tragico sisma.
Per lui nel 2019 arrivò l’assoluzione definitiva visto che le parti civili hanno lasciato scadere i termini del ricorso in Cassazione, fissati alla fine del 2018. Nel filone principale, è stato condannato in via definitiva a due anni di reclusione il solo Bernardo De Bernardinis, l’allora vice capo della protezione civile, dopo che in primo grado il Tribunale dell’Aquila aveva inflitto ai sette componenti, tutti esperti di livello internazionale, sei anni di reclusione. Poi cancellati in appello per sei dei sette, assoluzione confermata in Cassazione.
“Una sentenza che ha ucciso un’altra volta i morti”, rimarca Piccinini che già ieri, in merito alle celebrazioni del 17esimo anniversario dalla tragedia, per la prima volta senza fiaccolata, ha osservato: “Oggi non ce ne facciamo francamente niente di chi la sfilata commemorativa la prende come una specie di notte bianca, cui fa figo partecipare. No, meglio un momento di riflessione, sperando che quando si ricomincerà avrà un nuovo slancio, una nuova capacità emotiva ed una nuova intenzione”. (Qui il link)






