TERAMO – La Asl di Teramo non può promuovere l’Unità operativa semplice dipartimentale (Uosd) di Chirurgia generale dell’ospedale della Val Vibrata di Sant’Omero in Unità operativa complessa (Uoc), perché si sforerebbero i bacini di utenza previsti dal decreto Lorenzin e perché inoltre non è previsto nella legge sulla nuova rete ospedaliera approvata a dicembre 2023 dal centrodestra di Marco Marsilio, di Fdi.
Questo in soldoni l’argomento che ha portato ancora una volta l’Agenzia sanitaria regionale (Asr), di cui è direttore generale, fino a marzo, Pierluigi Cosenza, a bocciare l’atto aziendale della Asl teramana di cui è direttore generale Maurizio Di Giosia. Stessa decisione, inevitabile in base alle norme vigenti, sarebbe stata presa in queste ore dal direttore del Dipartimento Sanità, Camillo Odio.
La comunicazione, di cui Abruzzoweb è venuto in possesso, è stata inviata oggi da Cosenza all’assessore regionale alla Salute, Nicoletta Verì, e ai vertici del dipartimento competente.
Ora ancora una volta, insomma, la Asl di Teramo dovrà ripresentare, emendato, l’atto aziendale che aveva presentato martedì, che deve tradurre in pratica la nuova rete ospedaliera, ancora inattuata dopo oltre due anni, con il chi fa cosa e dove, senza doppioni e ottimizzazione di risorse e personale, presentata come una svolta epocale dal centrodestra prima della storica riconferma alle elezioni del marzo 2024.
Solo dopo il via libera all’atto aziendale della Asl di Teramo, anche le altre tre Asl dell’Aquila, di Pescara e di Chieti, potranno finalmente approvare le loro delibere e passare all’azione, tenuto conto che già da tempo hanno l’ok per i loro atti aziendale, ma l’assessore Verì ha chiesto di attendere, al fine di risolvere prima il nodo rappresentato dalla Asl di Teramo, che ha puntato i piedi ingaggiando un corpo a corpo, sopportato dalla politica teramana.
Di Giosia inizialmente nell’atto aziendale di novembre oltre alla Uoc di Chirurgia a Sant’Omero, aveva inserito anche la Uoc di Malattie infettive all’ospedale di Teramo, che è ora una Uosd. Bocciata anch’essa, perché, in base alle norme, in Abruzzo ce ne possono essere solo tre, e ci sono già quelle degli ospedali dell’Aquila, di Pescara e di Chieti, tenuto conto che in base sempre al decreto Lorenzin, a regime, dovranno essere ridotte a due.
Poi un parziale passo indietro, nella nuova versione consegnata martedì, dove la Uoc di Malattie infettive è stata rimossa. È rimasta però la Uoc di Chirurgia, di cui ce ne sono 13 in Abruzzo, comprese quelle di Teramo ed Atri, nella provincia di Teramo.
Da qui la nuova bocciatura.
Si legge nell’atto dell’Asr: “nell’ambito della vigente disciplina di reingegnerizzazione della Rete Ospedaliera”, ovvero la legge regionale 60 di dicembre 2023, il decreto Lorenzin del 2015, oltre alle varie circolari del Ministero, “ai fini del calcolo delle Unità operative per bacino di utenza sono state considerate per le strutture pubbliche le unità complesse, per singola disciplina sul territorio regionale “l’individuazione delle strutture di degenza e dei servizi che costituiranno la rete assistenziale ospedaliera, pertanto, deve essere effettuata in rapporto ai bacini di utenza…“.
Sulla base pertanto di tali indicazioni programmatiche nazionali e regionali, “in ordine alla disciplina di chirurgia generale, il numero di punti di offerta regionale è pari a 13, che corrisponde con il numero massimo di Uoc attivabili. L’attribuzione di Uoc alla disciplina di chirurgia generale del Presidio Ospedaliero di Sant’Omero, svolta con la nota indicata in oggetto dalla ASL di Teramo, supera il numero definito dal legislatore, come anzidetto 13″.
Del resto, anche “il Tavolo di monitoraggio si è espresso nei predetti termini ed, infatti, ha richiamato la Regione Abruzzo a rispettare i bacini di utenza”.
Vero è che le “Asl possono modificare, ad invarianza di risorse e nel rispetto dei bacini di utenza, le attribuzioni delle Unità Operative Complesse (UOC), delle Unità Operative Semplici Dipartimentali (UOSD) e delle Unità Operative Semplici (UOS)…“, ma allo stato attuale, in base alla norma vigente, l’Asr, ancora una volta “esprime una valutazione di non conformità”, restando “a disposizione nel consueto spirito di leale collaborazione”.
Non presa in considerazione l’argomentazione inserita dalla Asl di Teramo nell’ultima versione del suo atto aziendale, ovvero che la chirurgia generale nell’ospedale di Sant’Omero “rappresenta una priorità assoluta in quanto un avamposto di ‘frontiera’ al confine con la regione Marche per il contrasto alla mobilità passiva. Si è registrato nel biennio 2023/2024 un notevole incremento della produzione chirurgica e il trend è positivo anche nel 2025, andamento riportato anche dal Pne (Piano nazionale esiti)”.
Sulla vicenda delle due Uoc teramane si è scatenato il putiferio politico, con i consiglieri regionali di centrodestra e centrosinistra che hanno urlato alla “spoliazione”, allo “smantellamento” alla “umiliazione” della sanità teramana, con una spaccatura dentro la maggioranza.
Addetti ai lavori però fanno notare che alla fine dei conti l’unica vera differenza tra una Uosd e una Uoc è la modalità di nomina del primario: nel primo caso con concorso riservato agli interni, nel secondo caso con un concorso aperto anche agli esterni, e con uno stipendio più pesante. Mentre non sono in discussione il personale, le prestazioni erogate e le risorse economiche. Intanto in una nota di oggi Di Giosia ha preso atto della bocciatura dello Uoc di malattie infettive, ma assicura che “non demorde”, assicurando comunque che non ci sarà, come era noto, un depotenziamento, tutto rimarrà com’era, compresa la direzione della dottoressa Antonella D’Alonzo.
“Non demorderemo, solleciteremo la Regione a una revisione delle linee guida su cui si basano gli atti aziendali tenendo conto che il Dm 70 è risalente al 2015, cioè a una situazione precedente alla pandemia – ha detto Di Giosia -. Il panorama ora è cambiato: il ripetersi ciclico di epidemie ed allerte a livello mondiale oltre che la necessità di contrastare tutte le malattie infettive, in precedenza debellate nel nostro Paese ed attualmente in recrudescenza, rende naturale la qualificazione in Uoc al pari delle altre tre regionali. A questo vanno sommate le infezioni da resistenza agli antimicrobici che rappresentano la nuova e pericolosissima sfida da fronteggiare e che potenzialmente sono la nuova minaccia pandemica mondiale”.
Intanto fuori l’ospedale Mazzini secondo giorno di sciopero della fame in difesa del reparto di Malattie infettive, iniziativa promossa dal giornalista Giancarlo Falconi . Filippo Tronca






