ROMA – “Ci opponiamo al declassamento, basato su ragioni politiche e non scientifiche. La scienza dice che con le rimozioni non c’è efficacia nella riduzione dei conflitti tra lupo e zootecnia. Poi non tiene conto delle differenza tra status di conservazione e minacce al lupo nel nostro continente. Il fine ultimo è consentire maggiore flessibilità gestione lupo per limitare i danni al comparto zootecnico”.

Eppure “i dati relativi al 2023 dicono che il lupo è responsabile della predazione del solo 0,06% dei capi bestiame, significa un capo ogni 2mila di quelli presenti in Europa. Non servono approfondimenti per dire che si tratta di un impatto molto basso sul comparto zootecnico, sebbene vi siano singoli casi di luoghi o aziende che hanno impatto maggiore. In provincia di Trento, ad esempio, nell’80% dei casi di predazione si tratta di aziende senza strategie prevenzione come cani da guardiania e recinti elettrificati”.

Marco Antonelli, Wildlife Conservation Specialist di WWF Italia, lo dice in audizione alla commissione Politiche Ue, nell’ambito dell’esame, ai fini della verifica di conformità al principio di sussidiarietà, della proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 92/43/CEE del Consiglio per quanto riguarda lo status di protezione del lupo (Canis lupus).

Inoltre, “l’attuale regime di protezione del lupo già consente la rimozione individuo in specifici casi un regime in deroga a quanto previsto dalla direttiva Habitat, sia per evitare danni economici, sia per la tutela popolazione”, dice Antonelli.

In tutto ciò, “la scienza dice che abbattere lupi non ha efficacia sul medio e lungo termine, gli abbattimenti possono ridurre le predazioni per le settimane successive l’intervento ma nel medio-lungo periodo si perde efficacia”, spiega l’esperto del WWF, “la rimozione dovrebbe prevedere un abbattimento del 40% lupi per avere effetti nel medio termine”, mentre “sul medio-lungo termine l’unica strategia efficace è la prevenzione, applicando caso per caso strategie complementari e diversificate”.

Ancora, nel declassamento, “non si è tenuto conto del diverso stato di conservazione delle popolazioni di lupo”, denuncia Antonelli, “tra le popolazioni 6 su 9 sono in stato vulnerabile o minacciato, ma questo non viene considerato nella scelta del declassamento a livello continentale. Il declassamento per le popolazioni messe peggio potrebbe vanificare gli sforzi di conservazione”.

In tutto ciò, però, “a oggi non abbiamo numeri sul bracconaggio, lupi uccisi illegalmente, una forma tacitamente accettata di rimozione”.