ROMA – Nei verbali delle riunioni del Cts viene alla luce anche un duro scontro tra il commissario straordinario all’emergenza Domenico Arcuri e lo stesso organismo di esperti, con alcuni dei membri che arrivano a minacciare le dimissioni.

Oggetto del contendere i pareri di validazione sulle mascherine e gli altri dispositivi di protezione individuale che – secondo Arcuri – il Comitato tardava a fornire, mettendo così a rischio la distribuzione degli stessi sul territorio nazionale.

In una lettera inviata il 2 maggio al Comitato, il commissario chiede risposte celeri sulle richieste dei pareri di validazione per mascherine e altri Dpi da distribuire alla popolazione.

La lettera arriva alla vigilia della Fase 2, che sarebbe partita il 4 maggio con la conseguente necessità di un uso massiccio di dispositivi di protezione, che il Commissario deve acquisire.

Ecco perché, scrive Arcuri, “in questi giorni ho più volte sollecitato, anche personalmente, risposte alle richieste di parere su mascherine chirurgiche e dispositivi di protezione individuale oggetto di nostre forniture. Purtroppo non ottenendo tutte le risposte di cui avrei avuto bisogno”.

Il commissario chiede quindi di ricevere “formalmente, con la massima sollecitudine, tutti gli estratti dei verbali del Comitato in merito alle richieste di validazione di Dpi inviate dai miei uffici a partire dal 18 marzo”, oppure inviate da altri e “riguardanti dispositivi oggetto di contratti sottoscritti prima della mia nomina”.

“La gestione di un’emergenza così drammatica e così complessa”, sottolinea Arcuri, non può essere efficace “se alla collaborazione tra tutti gli attori istituzionali preposti non si aggiungono altri due elementi: il rispetto del tempo e l’assunzione delle responsabilità necessarie”.

Nella riunione del Cts del 4 maggio si svolge così, si legge nel verbale della seduta, “un’accesa discussione” sul ruolo del Comitato.

Tutti i componenti esprimono “grande preoccupazione e profondo rammarico” per le note arrivate da Arcuri che sono “interpretabili come una delegittimazione del lavoro svolto dal gruppo in ragione di presunti ritardi da lui imputati al Cts”.

La discussione si conclude con la richiesta di porre all’attenzione del ministro Roberto Speranza “la revisione del mandato del Cts, emancipando il Comitato da competenze che…dopo la fine della fase emergenziale devono ritornare nell’alveo della gestione ordinaria con valutazioni di idoneità all’impiego formulate da organi/istituzioni deputati allo scopo”.

Numerosi membri del Comitato, si legge ancora, “hanno ipotizzato di rassegnare le proprie dimissioni qualora non ne venga rivisto il mandato”.