L’AQUILA – “Leggiamo con preoccupazione quanto riportato in questi giorni dalle cronache di settore in merito a sequestri di ingenti quantitativi di mascherine, operati dai Nas nei confronti di soggetti della filiera distributiva del farmaco. Tali iniziative sarebbero giustificate dalla mancanza di indicazioni in lingua italiana sui prodotti commercializzati al pubblico. La fiducia che la nostra Federazione pone nell’Arma dei Carabinieri e in tutte le agenzie di vigilanza sanitaria è sempre stata ed è tutt’ora assoluta.
L’altissimo livello di sicurezza sanitaria del nostro sistema farmaceutico dipende anche dall’eccellente lavoro sempre svolto da queste istituzioni”.
È quanto si legge in una lettera che l’aquilano Venanzio Gizzi, presidente nazionale di Assofarm, ha inviato al ministro della Salute, Roberto Speranza, al Capo della Protezione civile, Angelo Borrelli e al Commissario straordinario per l’emergenza Coronavirus, Domenico Arcuri.
“Ad essere mutato – scrive Gizzi – è invece il contesto in cui tutti noi oggi dobbiamo e vogliamo operare. Le dimensioni e l’intensità dello stato di emergenza di questi mesi, deve essere considerato come una variabile fortemente impattante sulle modalità in cui una farmacia offre risposte alle esigenze sanitarie del cittadino. Se oggi tali esigenze consistono in un drammatico bisogno di protezione dal rischio di contagio da Covid, le Farmacie Comunali offriranno la risposta più rapidamente e concretamente disponibile. Una risposta virtuosa che, per centrare pienamente la sostanza del problema, si coniuga con la forma. I sequestri di questi giorni, però, rischiano di trasformare questa virtù in una colpa”.
IL RESTO DELLA LETTERA
Al fine di garantire ai farmacisti un’assoluta serenità operativa, Assofarm ritiene che le Istituzioni preposte alla gestione della crisi attuale debbano assumere iniziative che facciamo massima chiarezza sulle modalità distributive di mascherine e degli altri presidi di protezione.
Modalità che evidentemente tengano conto del contesto non ordinario che stiamo vivendo e che affrontino anche le dimensioni economiche del fenomeno.
Riguardo quest’ultimo punto, sosteniamo la proposta di un’imposizione Iva al 4 per cento per i prodotti in discussione.
Ma, soprattutto, Assofarm ritiene opportuno che si fissi una percentuale massima di ricarico commerciale su base nazionale.
Solo questo scioglierebbe ogni dubbio sui limiti oltre i quali si entra nell’indebita speculazione.
Le Farmacie Comunali italiane possono avanzare tali proposte certe della loro posizione privilegiata: quella dell’essere soggetti che operano non solo per il profitto, i cui utili prodotti vengono interamente reinvestiti nello sviluppo locale.
Ogni singolo aspetto commerciale della nostra operatività è strettamente strumentale alla nostra mission di presidio sanitario pubblico massimamente vicino alla quotidianità del cittadino.
Così come in passato, quale che fosse il livello di confronto con Regioni e Governo, le Farmacie Comunali non hanno mai adottato serrate de facto che avrebbero sostanzialmente limitato il diritto di accesso al farmaco per i cittadini, allo stesso modo oggi le Farmacie Comunali continueranno a distribuire presidi al minor prezzo loro possibile anche a rischio di incorrere in procedimenti amministrativi come quelli di questi giorni.
Se le proposte di questa comunicazione sono avanzate in maniera disinteressata e senza condizioni, riteniamo altresì che i nostri manager e farmacisti meritino di lavorare al riparo da evitabili timori di natura amministrativa.
Siamo convinti, così come peraltro più volte riconosciuto dalle più alte cariche Istituzionali e Sanitarie del Paese, che abbiamo conquistato sul campo questo merito, lavorando in questi mesi senza sosta e spesso senza adeguate protezioni per la propria salute, avendo come unica motivazione il senso di servizio ai cittadini.
Certo che i prossimi provvedimenti legislativi raccoglieranno le nostre istanze, porgo i miei più cordiali saluti.



