L’AQUILA  – Dopo 15 mesi di attesa, ritardi e polemiche, oggi potrebbe essere aggiudicata provvisoriamente la sorgente Sant’Antonio Sponga di Canistro, in provincia dell’Aquila.

A circa tre mesi dalla ultima riunione, è stata fissata un nuovo incontro della commissione di gara presieduta da Franco Gerardini, dirigente regionale del servizio Gestione Rifiuti della Regione Abruzzo.

Si spera la puntata decisiva dell’estenuante iter che ha visto l’ultimo step  l’11 febbraio scorso, quando sono state finalmente aperte le buste ”b” con le proposte economiche.

A concorrere l’ex concessionaria Santa Croce e la San Benedetto, mentre le preziose acque minerali continuano a riversarsi nel fiume Liri da oltre 5 anni, e con una settantina di lavoratori che sperano di poter tornare al lavoro, dopo che la concessione è stata revocata a Santa Croce nell’autunno 2015 e senza la concessione di proroghe, per garantire la continuità produttiva e lavorativa.

E dopo due bandi andati a vuoto per l’abbandono del gruppo Norda e per l’annullamento da parte del Tar. A rivelare della convocazione della commissione di gara, è l’assessore regionale all’Ambiente Nicola Campitelli, della Lega, direttamente responsabile della materia dei bandi, per il resto molto abbottonato per non dire evasivo, al pari del suo collega in giunta, Mauro Febbo, di Forza Italia, che ha la delega alle attività produttive, quindi competente dell’aspetto occupazionale, che pure erano stati investiti dal presidente della Regione, Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, a dipanare la matassa della concessione della sorgente Sponga, e anche delle due sorgerti di Popoli, Fonte Primavera e Valle Reale, anch’esse nel guado. 

“Una storia peggio di Beautiful, quella di Canistro – si limita a dire Campitelli ad AbruzzoWeb, ma che poteva e doveva essere già stata chiusa. Va detto però che molto ha inciso, ad un metro dal traguardo, l’esplodere dell’emergenza coronavirus, che ha rallentato questa e altre partite. Tenuto conto che quella di Canistro è particolarmente delicata anche dal punto di vista del contenzioso che si è accumulato in questi anni”. Peccato che Campitelli dimentichi che già a febbraio, in tempi di “pace”, era passato un anno dalla pubblicazione della gara.  

Va detto però che l’Anac, proprio per far fronte alla emergenza coronavirus, aveva sollecitato tutti gli enti pubblici, compresa la Regione Abruzzo, a chiudere le gare in corso, proprio alla luce della drammatica crisi economica determinata dalla pandemia, anche con riunioni webinair, in ogni modo possibile. Quella della sorgente di Canistro è però solo una delle partite aperte nell’importantissimo comparto delle acque minerali abruzzesi. 

Al palo resta anche il bando per la sorgente Fonte Primavera, di Popoli in provincia di Pescara. sfruttata dal 1988 dalla San Benedetto, dal 2008 in proroga. Clamorosamente annullato per due volte dal Tar, l’ultima vota a luglio dell’anno scorso, dopo un ricorso della santa Croce, per problemi sulle pertinenze inserite nella concessione. E si attende ora il parere di un “verificatore”, proveniente dalla Regione Emilia Romagna per dirimere la vicenda e consentire alla Regione di scrivere finalmente un bando corretto e inattaccabile. 

C’è poi “appesa” anche la partita della sorgente Valle Reale, in cui si attende la concessione definitiva alla Gran Guizza del gruppo San Benedetto, che già sfruttava le sorgenti, in proroga, e che ha vinto la gara contro la Santa Croce nell’agosto agosto 2018. Un iter che si è poi incagliato per un anno alla commissione Via della Regione. 

Su queste due partite Campitelli però non si sbilancia, o meglio non dice pressoché nulla: “Ho chiesto agli uffici di fare il possibile per chiudere tutte le partite”. Ed anche in questo caso, ricordiamo che l’assessore è in sella dal marzo dello scorso anno. 

 Non solo non si sbilancia, ma si barrica nel sostanziale no comment, l’assessore Febbo.

“Non è un campo di attività che rientra nella mia delega, nella misura in cui si parla di bandi e concessioni di sorgenti, se ne occupa il mio collega Campitelli”, si limita a dire a questa testata.

Poco vale fargli notare che le tre partite, di Canistro e e le due Popoli, riguardano quasi 350 posti di lavoro, di cui settanta, quelli relativi a Canistro attualmente persi e che potranno essere ripristinati solo con la conclusione dell’iter di concessione. Si parla insomma di attività produttive. Ma Febbo è tranciante. “Ripeto, delle vicende degli iter di concessione non me ne sono occupato, non ho altro da aggiungere”.

A tacere sono poi i sindacati, di tutte le sigle. Con eccezione forse della Fai Cisl Abruzzo Molise, che con il suo segretario, Franco Pescara, ha sollecitato la Regione alla chiusura delle gare. Anche la Fai Cisl però da parecchio tempo non batte colpo. 

Per quanto riguarda la sorgente Sant’Antonio Sponga, si è fermi come detto alla riunione dell’11 febbraio, quando sono state finalmente aperte in seduta pubblica le buste ”b” con le proposte economiche, ma solo per verificarne la completezza documentale.

La commissione di gara è composta, oltre che da Gerardini, dai due funzionari del dipartimento Governo del Territorio, Domenico Orlando, dell’Ufficio Piani e Programmi, e il segretario verbalizzante Giuseppe Ciuca, del servizio Ufficio Attività estrazioni liquide e gassose, da Luca Iagnemma, responsabile del servizio Opere marittime a acque marine della Regione, da Lorenzo Ballone, geologo del dipartimento Governo del territorio, e Federica Sulpizio, ingegnere ambientale, anche lei in servizio al dipartimento Governo del Territorio. 

Nel bando si stabilisce che il concessionario dovrà pagare l’acqua 4 euro ogni mille litri imbottigliati, ma il prezzo si ridurrà ad appena 0,30 centesimi se riassumerà, entro 5 anni, 15 impiegati e 38 operai, per un totale di 53 addetti, buona parte dei 75 che erano in servizio presso l’ex concessionario Santa Croce. Impegno che varrà anche ben 15 punti su 100 in sede di valutazione di gara. Se l’accordo non sarà rispettato ci sarà la decadenza della concessione. 

Al bando è stato anche allegato l’elenco delle mansioni specifiche di ciascuno dei 53 dipendenti.

Gerardini, è subentrato al dirigente del Servizio Risorse del Territorio ed Attività Estrattive della Regione Abruzzo Iris Flacco, che a seguito di un provvedimento dell’avvocatura regionale è stata invitata ad astenersi dal trattare pratiche legate alla società di Colella, per via della controversia giudiziaria in corso. 

La Santa Croce, dell’imprenditore molisano Camillo Colella, ex concessionaria della sorgente, è determinata tornare a imbottigliare nel suo stabilimento di Canistro l’acqua della sorgente che gli è stata revocata nel 2015, con conseguente licenziamento forzato dei 75 dipendenti, e che da allora sta ingaggiando una feroce battaglia legale contro Regione e Comune di Canistro.

La San Benedetto, importante player a livello italiano punta a estendere la sua presenza in Abruzzo. 

La speranza – per molti – è che in ogni caso anche questo bando non si risolva con un buco nell’acqua come avvento con quello assegnato a marzo 2017 alla Norda, ora Acque minerali per l’Italia, della holding dei fratelli Pessina, caduta in disgrazia per troppi debiti e in concordato preventivo.

Assegnazione provvisoria mai diventata definitiva, in quanto la Norda ha prima ingaggiato un braccio di ferro con la Regione, sulla necessità, negata dal sodalizio, della Valutazione di impatto ambientale (Via), che pure era previsto nel bando. E soprattutto è stata costretta di fatto a gettare la spugna, in quanto il Comune di Canistro non gli ha messo a disposizione un’area edificabile e con tutte le autorizzazioni per realizzare il suo stabilimento.

Incredibile anche la vicenda della sorgente Fonte Primavera di Popoli, oggi sfruttata in proroga dalla San Benedetto. 

Qui è accaduto che la Regione ha sbagliato il bando per ben due volte, e per due volte bocciato dal Tar su ricorso della solita santa Croce, intenzionata a partecipare, ma che ha lamento il fatto, confermato dai giudici amministrativi, che in esso non erano state prevista la disponibilità delle infrastrutture necessarie ad estrarre, imbottigliare e stoccare l’acqua, visto che sono già presenti in loco le strutture utilizzate dalla San Benedetto, non inserite nell’elenco dei beni messi a bando.

È andata per ora a finire che Il Tar ha così imposto alla Regione la nomina di un “verificatore”, proveniente dalla Regione Emilia Romagna, con l’incarico di individuare, all’interno di tutto il perimetro della concessione, le opere da ritenersi pertinenziali e quindi da ricomprendere nell’oggetto della concessione.

Il suo dirimente responso è atteso per il 20 maggio prossimo, e solo allora, con tempistiche che saranno inevitabilmente lunghe, si potrà indire un bando si spera questa volta con tutti i crismi. 

Spostiamoci di poco, nella sorgente valle Reale, sempre a Popoli, aggiudicata ancora a titolo provvisorio nell’agosto del 2018 alla Gran Guizza, società del gruppo San Benedetto, già concessionaria delle stesse sorgenti, anche qui a seguito di ripetute proroghe. L’esito del bando è stato però duramente contestato, con due ricorsi, dall’altra società in gara, ancora una volta la Santa Croce. 

In particolare perché la Gran Guizza ha presentato con un ritardo di un giorno la documentazione tecnica da sottoporre all’istruttoria del Comitato di coordinamento regionale per la Valutazione dell’impatto ambientale (Crr-Via) della Regione Abruzzo, l’8 ottobre 2018 e non il 7 ottobre, mentre la legge pone come termine tassativo quello dei 60 giorni rispetto all’aggiudicazione provvisoria. 

L’iter si è poi  incagliato negli uffici del Comitato Via, che a settembre 2019 ha chiesto alla Gran Guizza documentazione integrativa rispetto a quanto richiesto dallo stesso comitato Via ad aprile 2019. La documentazione è stata presentata a dicembre e finalmente approvata e si attende da ben quattro mesi l’agognata aggiudicazione definitiva oppure un provvedimento avverso.