L’AQUILA – L’augurio è che sia un “messaggero” capace di portare l’immagine del capoluogo abruzzese ferito dove ancora non è arrivata o dove è stata rapidamente archiviata; di fatto “L’Aquila prima e dopo” è un album fotografico che testimonia, in maniera asettica, anche grazie alla scelta del bianco e nero, gli ultimi anni di una città in cui la sofferenza ha prevalso sulle gioie della vita.
“Amo questa città e spero che il mio nuovo libro possa contribuire a far conoscere lo stato attuale in cui L’Aquila si trova e, soprattutto, a invogliare le Istituzioni a fare qualcosa di concreto per la sua ricostruzione”: con la macchinetta immancabilmente a tracolla, il nome noto della fotografia, Gianni Berengo Gardin, ha commentato così, durante la presentazione in anteprima nazionale avvenuta ieri nel capoluogo abruzzese, la sua nuova raccolta fotografica.
Nel libro, che uscirà domani per i tre anni dal terremoto, compaiono gli scatti realizzati dal 1995 al 2011 che oltre a documentare lo stato attuale della città mettono a duro confronto il “prima” e il “dopo” lasciando poco all’immaginazione e molto al ricordo di chi ha vissuto la tragedia.
ll rapporto tra il fotografo ligure e L’Aquila risale infatti a diversi anni fa, quando per la prima volta Gardin aveva immortalato il calore della gente e l’architettura della città che tanto lo aveva colpito e di cui ora rimane solo il ricordo.
Padre orgoglioso di un archivio fotografio di oltre un milione e mezzo di scatti, Gardin ha affermato di aver “fotografato diversi terremoti; quello avvenuto in Umbria, ad esempio. Lì però c’era una casa crollata ogni cinque o sei, all’Aquila invece ci sono intere strade di macerie. Questo fa capire che il dramma qui è stato di immense proporzioni e nonostante ciò c’è ancora bisogno di divulgare certe immagini per far sì che qualcosa si smuova dentro le mura”.
“Questo libro sarà pure una goccia nel mare – ha commentato il fotografo – ma spero che almeno si parlerà di più dell’Aquila e che le Istituzioni si sentiranno nella condizione di fare qualcosa per la rinascita del centro della città: il mio augurio è infatti quello di tornare all’Aquila non totalmente ricostruita ma almeno in fase di ricostruzione perché ora sembra sia uscita da una guerra”.
Stessa linea di pensiero per l’assessore alla Cultura del Comune dell’Aquila, Stefania Pezzopane: “non abbiamo vissuto una guerra ma tante sono le similitudini; nonstante ciò per L’Aquila c’è anche la sfida di diventare capitale della Cultura 2019 e questo sarà possibile se l’avremo ricostruita e se avremo del nuovo, anche grazie ad iniziative come questa”.
Presenti all’incontro presso la sala conferenze della Cassa di Risparmio dell’Aquila, coordinato dal giornalista Angelo De Nicola, anche Carlo Di Stanislao, presidente dell’Istituto cinematografico dell’Aquila “La Lanterna Magica”, l’architetto aquilano Giampiero Duronio che ha curato la prefazione del volume, Francesca Pompa, presidente di One Group, Valentina Notarberardino, della casa editrice Contrasto e Roberto Marotta e Raffaele Marola, rispettivamente presidente e vicepresidente della fondazione Carispaq che hanno concluso con un augurio.
“Il centro non è ancora disponibile, neanche per fare i lavori a proprie spese – hanno lamentato i due – speriamo che questo libro potrà diventare un gran messaggero per tutta l’Italia per far comprendere che le nostre richieste di aiuto alle Istituzioni sono più che fondate così da accelerare questo lento processo di ricostruzione”.



