L’AQUILA – Le annunciate dimissioni del governo del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, hanno mandato in fibrillazione l’ambiente politico abruzzese.
In caso di voto anticipato si aprirebbe il grande Risiko! per acchiappare un posto buono per entrare alla Camera o al Senato: è certo, infatti, che se si dovesse andare alle urne in primavera, la competizione si svolgerebbe ancora una volta con il “Porcellum”, cioè con il sistema elettorale fatto di liste bloccate decise dai partiti e senza la possibilità, per i cittadini, di esprimere la preferenza.
Le caselle che maggiormente scatenato gli appetiti, naturalmente, sono quelle più in alto: più si sale “in classifica” più si hanno possibilità di essere eletti.
Gli eleggibili, in tutto Abruzzo, sono 21: 14 a Montecitorio e sette a Palazzo Madama.
Gli uscenti della Camera sono Maurizio Scelli, Carla Castellani, Sabatino Aracu, Paola Pelino, Marcello de Angelis, Daniele Toto e Giovanni Dell’Elce, eletti con il Popolo della libertà (ma Toto attualmente milita con Futuro e libertà); Livia Turco, Giovanni Lolli, Lanfranco Tenaglia, Tommaso Ginoble e Vittoria D’Incecco per il Partito democratico; Augusto Di Stanislao dell’Italia dei valori e Ferdinando Adornato dell’Udc.
Gli inquilini abruzzesi del Senato sono i berlusconiani Andrea Pastore, Fabrizio Di Stefano, Filippo Piccone e Paolo Tancredi; i democrat Franco Marini e Giovanni Legnini e il dipietrista Alfonso Mascitelli.
Per alcuni di loro si spalancheranno le porte del pensionamento politico: in casa centrodestra è quasi certo che la Castellani e Pastore non saranno ricandidati, visto che hanno alle spalle diverse legislature, mentre Toto è già uscito dal Pdl, liberando una casella, e se la dovrà vedere con l’Udc Rodolfo De Laurentiis per il posto da capolista del Terzo polo (Udc-Fli-Api-Mpa), a meno che il consigliere di amministrazione della Rai, in quota Pier Ferdinando Casini, non ottenga la promessa di essere il candidato presidente alle regionali del 2013 in un’alleanza Udc-centrosinistra.
De Angelis, nonostante il suo solido legame con L’Aquila e l’Abruzzo, in virtù del ruolo prestigioso di direttore del quotidiano Il Secolo, giornale storico ex Msi ed ex An attualmente la maggiore testata di partito del Pdl, potrebbe ottenere un posto blindato nel collegio della Capitale.
In discesa anche le quotazioni di Scelli, ex commissario della Croce rossa che più di una volta ha detto di rimpiangere i tempi “operativi” del suo precedente incarico rispetto ai ritmi blandi della Camera.
Dalle parti del centrosinistra la regola di poter fare al massimo due mandati parlamentari (di scuola ex Pci-Ds) potrebbe condannare Lolli, anche se la vicenda del terremoto potrebbe essere il salvacondotto per un nuovo giro a Roma. Stesso discorso per l’ex presidente della Provincia dell’Aquila Stefania Pezzopane (Pd): la particolarità del capoluogo nello scenario nazionale potrebbe indurre i vertici democrat a darle un posto sicuro anche “fuori sacco” dagli equilibri territoriali e partitici, forse anche non in Abruzzo. Sfumata la posizione di Ginoble: l’ex assessore ai Trasporti della Giunta di Ottaviano Del Turco si vede e si sente poco sul palcoscenico regionale e a Roseto (Teramo), la sua città, dove la sorella Teresa ha perso inaspettatamente le elezioni comunali dopo decenni di dominio incontrastato della sinistra.
Il “grande vecchio” del Pd Marini non dovrebbe problemi, anche se le spinte dei giovani potrebbero costringerlo o ad abdicare o a spostarsi in un altro collegio. Il collega di partito e di Senato Legnini, invece, è il candidato in pectore per la Regione del centrosinistra, ma su di lui pesano almeno due incognite: il ruolo dell’Udc nelle alleanze e le velleità di De Laurentiis e il fatto di dover rimanere alla finestra, in caso di elezioni anticipate, per almeno un anno e mezzo, visto che la legislatura all’Emiciclo si concluderà nel dicembre 2013. L’exit strategy potrebbe essere la riconferma in Parlamento con la promessa che, eletto o meno come presidente, si trasferisca in Regione per far scivolare la graduatoria e far entrare il primo dei non eletti.
Alle spalle dei due si agita il senatore del Pd Luigi Lusi, eletto nel 2008 in Liguria, che è molto presente nella vita politica abruzzese e ha messo tutti e due i piedi nella federazione provinciale aquilana dei bersaniani.
Stesso discorso per l’aquilano “emigrato” Pierluigi Mantini, già Pd eletto in Lombardia poi transitato nell’Udc, che vuole giocarsi le sue carte nel capoluogo: se non dovesse passare il suo nome come candidato sindaco cercherebbe di strappare uno strapuntino al Senato.
Tra i senatori, comunque, si avverte un maggior nervosismo, innanzitutto perché i posti sono di meno secondo perché anche perdendo per pochissimi voti si può passare facilmente da 4 a 2 seggi, una riflessione che riguarda soprattutto i pidiellini Piccone, Di Stefano e Tancredi, i primi due sono, rispettivamente, coordinatore e vice coordinatore del Pdl abruzzese, il terzo è uno degli uomini più legati al presidente della Regione, Gianni Chiodi: praticamente tre intoccabili. Se non vogliono correre rischi uno di loro deve spostarsi nelle liste della Camera.
Per un seggio a Montecitorio bramano anche molti consiglieri regionali del Pdl: su tutti il presidente dell’assemblea, Nazario Pagano, e il vice presidente dell’Esecutivo, Alfredo Castiglione, giunti entrambi alla terza legislatura e vogliosi di spiccare il grande salto a Roma. Con Castiglione ci dovrebbe già essere più di una mezza parola, frutto dell’accordo che lo riportò dentro il movimento berlusconiano dopo la breve parestesi in Fli. Se andrà in Parlamento, Castiglione libererà il posto all’Emiciclo a Maurizio Teodoro (ex Forza Italia, poi Margherita, poi ancora Pdl, ora Fli): da un lato un problema, perché consegnerebbe un consigliere all’opposizione, dall’altro, però, potrebbe diventare merce di scambio nell’ipotesi, remota, di un accordo tra Pdl e finiani in vista delle regionali prossime.
Non sta certo alla finestra, in questo scenario, l’altro consigliere regionale pescarese del Pdl Lorenzo Sospiri, che vanta un discreto pacchetto di voti personali e un solido legame con il capogruppo dei senatori azzurri, Maurizio Gasparri, capo di una delle correnti più potenti del panorama pidiellino nazionale.
Tra chi ambisce a farsi una legislatura nel mondo dorato della politica romana si annovera anche il segretario provinciale del Pdl aquilano e assessore regionale Gianfranco Giuliante, ex An legato alla componente del ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli (ma su di lui c’è anche l’ok del primo cittadino della Capitale, Gianni Alemanno) che però deve giungere a più miti consigli sulle elezioni aquilane e allentare la guerra con il vice presidente del Consiglio regionale Giorgio De Matteis (Mpa), nelle grazie di Chiodi e su cui c’è una sorta di nulla osta da parte di Piccone e Di Stefano.
Nel teramano, l’astro nascente del Pdl è l’assessore regionale Paolo Gatti, un altro gasparriano, che vanta la giovane età, un certo dinamismo e il primato delle oltre 10 mila preferenze raccolte nel 2008, all’esordio in una competizione elettorale regionale.
Sempre nell’ambito Pdl c’è il consigliere regionale Emilio Nasuti, la sua eventuale elezioni al Parlamento porterebbe di nuovo all’Emiciclo Pasquale Di Nardo, presidente della società di trasporto Sangritana, che sta cercando a tutti i costi di tornare alla politica attiva.
Se il Pd dovesse seguire la logica dei “rottamatori” del sindaco di Firenze, Matteo Renzi, e dare una chance ai più giovani, potrebbe farsi strada il segretario regionale Silvio Paolucci.
Tra i partiti minori c’è la concreta possibilità che sia della partita Forza del Sud, di cui è leader il sottosegretario alla Presidenza del consiglio Gianfranco Miccichè. Il movimento meridionalista punterebbe sulle donne: la coordinatrice regionale, Barbara Mazzali, e la pescarese Nicoletta Verì, presidente della commissione regionale Affari sociali, pidiellina ma che più volte è stata in predicato di transitare con Miccichè, questa potrebbe essere la volta buona.
Il Terzo polo, oltre ai già citati Toto e De Laurentiis, potrebbe dare una possibilità agli Api Luigi Milano, capogruppo in Consiglio regionale, e Bruno Evangelista, portavoce abruzzese dei rutelliani. Sulla griglia di partenza per Roma, in buona posizione, anche gli esponenti del partito della Vela Antonio Menna, capogruppo regionale, ed Enrico Di Giuseppantonio, presidente della Provincia di Chieti.
Sinistra ecologia e libertà, data dai sondaggi in netta ascesa, potrebbe salutare la rentrée del coordinatore regionale, Gianni Melilla, tra il ’92 e il ’94 deputato del Pds. La Destra, in caso di un accordo tecnico con il Pdl, spingerebbe il segretario abruzzese Luigi D’Eramo, mentre in Rifondazione comunista la scelta sarebbe tra l’evergreen Maurizio Acerbo, ex parlamentare e attuale capogruppo in Regione, e il segretario regionale, Marco Fars. Per queste ultime due formazioni c’è da sfogliare la margherita del quorum, fissato per la Camera al 4 per cento e per il Senato all’8: sempre stando alle indicazioni di voto raccolte dagli istituti specializzati sarebbero entrambi in difficoltà.
Su tutti, però, in generale pesa l’incognita delle dinamiche nazionali: vista l’incertezza generalizzata e l’incognita che pesa su tanti collegi è molto probabile che alcuni colonnelli e certi peones con solide promesse in tasca, magari quelli che hanno fatto valere il loro voto pro o contro il governo (dipende dai punti di vista), potrebbero essere catapultati in Abruzzo ed essere collocati in posizione buona per essere eletti, lo stesso scherzo, per intenderci, che nel 2008 è costato il posto alla Camera dei deputati a De Laurentiis, a vantaggio di Ferdinando Adornato, e alla giovane Emanuela Loretone (Pd) che ha dovuto fare spazio all’ex ministro della Sanità Livia Turco.





