TERAMO – Da oggi il fascicolo sull’omicidio di Melania Rea, per il quale è stato arrestato il vedovo Salvatore Parolisi, è a Teramo. Il pm di Ascoli Piceno Umberto Monti, il capitano Felice Pagliara, comandante del reparto operativo, e il capitano Roberto D’Ortona, del nucleo investigativo dei carabinieri di Ascoli, sono andati nella città abruzzese per consegnare gli atti al sostituto procuratore di Teramo Greta Aloisi, che dovrebbe seguire l’inchiesta in prima persona.
  
Aloisi aveva affiancato i colleghi ascolani all’inizio dell’indagine, e lavorerà al fianco di almeno un altro pubblico ministero, molto probabilmente Davide Rosati.

Intanto sono state rese note alcune intercettazioni ambientali di Parolisi mentre parla da solo in auto nei giorni successivi al ritrovamento del cadavere di sua moglie. “Melania, tu non lo meritavi”, dice in una di queste.

Per gli investigatori suona come uno ‘spot’ rivolto a chi è evidentemente in ascolto. Secondo gli inquirenti, infatti, caporalmaggiore dell’esercito sapeva di essere, ormai da giorni, intercettato.

PAROLISI ATTENDE IL RIESAME

Dopo i primi giorni di carcere, in isolamento, Salvatore Parolisi ha chiesto un quaderno e una penna per prendere appunti, dopo aver “puntigliosamente” contestato punto per punto tutte le accuse che gli vengono mosse dalla Procura di Ascoli, accolte dal gip Carlo Calvaresi. Insomma, se qualcuno poteva pensare che sarebbe crollato, che fosse ormai pronto per una confessione dopo mesi di pressione e
l’arresto, “si sbaglia di grosso”, dice uno dei suoi legali, l’avvocato Valter Biscotti.

Annunciando che il suo assistito “parlerà al Riesame”. Biscotti dà infatti per scontato che il gip di Teramo “ratificherà e basta, quindi andremo al Riesame all’Aquila, ed é lì che ci difenderemo”. Ieri, Parolisi, si è avvalso invece della facoltà di non rispondere nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip di Ascoli, come aveva fatto nel primo interrogatorio da indagato. E mentre l’inchiesta sta migrando verso Teramo – la procedura per il trasferimento degli atti è già avviata – non è detto che il caporalmaggiore dell’esercito venga trasferito in un altro carcere. Potrebbe restare infatti a Marino del Tronto, dove il giudice ha già autorizzato colloqui con i fratelli e un cognato.
  
La difesa   ha incontrato il proprio consulente, professor Lorenzo Varetto, medico legale torinese, noto alle cronache per essersi occupato del delitto di Cogne e Garlasco.

L’obiettivo è smontare le conclusioni della perizia medico legale disposta dalla Procura di Ascoli che inchioderebbero Parolisi. Ma per Biscotti, “nell’ordinanza ci sono ampi margini per la difesa per lavorare con risultati positivi”. Di più non dice. Certo che non sarà facile capovolgere la situazione a favore del vedovo di Melania Rea, che dalle carte emerge come un uomo incapace di gestire psicologicamente due pressioni, da parte della moglie, che non voleva perderlo, e da parte dell’amante, che a sua volta cercava di tirarlo dalla sua parte.

Alla ragazza, Ludovica, si è rivolto questo pomeriggio in un’intervista televisiva il papà di Melania, Gennaro Rea: “Io voglio ribadire a Ludovica di uscire allo scoperto, vorrei sapere se ha il coraggio di dire che Valentina, l’amica di mia figlia, ha detto il falso riguardo le minacce telefoniche che Melania le aveva fatto. Io da padre sono molto rammaricato per questa signorina, e credo che tutto ruoti attorno al tradimento di Salvatore sfociato poi in questo orrendo omicidio”.
  
Sì, è quello che ipotizzano anche gli inquirenti. Ma cosa é scattato nella mente di Parolisi nel momento in cui ha tirato fuori dalla tasca il coltello per infierire con decine di coltellate sulla moglie? “Melania deve averlo punto sul vivo”, é il commento, ormai a bocce ferme, di un investigatore.
  
Quel giorno, si pensa, Salvatore deve aver cominciato ad accennare alla donna che per le vacanze di Pasqua si sarebbe visto per due giorni con Ludovica (nei contatti su Facebook con l’amante Parolisi parla della separazione come cosa quasi fatta, ma non sembra credibile). Questo deve aver mandato su tutte le furie la moglie, che a quel punto potrebbe aver cacciato fuori le unghie minacciandolo di non fargli più vedere la bambina, di mettergli contro i propri familiari. Ma forse gli è scappata di bocca un’ingiuria, può averlo ferito ricordandogli certi suoi contatti ‘proibiti’ su Internet (i carabinieri stanno ancora facendo accertamenti in questa direzione).

Può averlo minacciato di svelare possibili vergognosi segreti della caserma. Tutti punti sensibili per Parolisi, e la povera Melania deve aver, purtroppo per lei, fatto centro.

PAROLISI INTERCETTATO: “MELANIA NON LO MERITAVI”. GLI INVESTIGATORI: “RECITAVA”

“Melania, tu non lo meritavi”. Lo dice il marito Salvatore Parolisi, ora in carcere per il suo omicidio, in un’intercettazione ambientale che per gli investigatori suona come uno ‘spot’ rivolto a chi è evidentemente in ascolto.

Perché il caporalmaggiore dell’esercito sa già di essere, ormai da giorni, intercettato.

È il 9 maggio (Melania è stata uccisa il 18 aprile, il cadavere scoperto due giorni due giorni dopo). Sono le 12:10. Parolisi è a bordo della sua auto con la bambina.

Si sente la voce di Salvatore che, da solo, dice: “Perché tutti mi devono assillare..perché…che cosa ho fatto di male (per tre volte) per meritare tutto questo..tutta questa vergogna…perché sono un deficiente, un bastardo di merda (per due volte), ma se lo prendo chi è stato…se lo prendo questo figlio di puttana…se lo prendo…con le mie mani a quel bastardo..anzi quei bastardi di merda…se li prendo a tutti questi bastardi…mi stanno facendo diventare una schifezza di persona…ma io sono una schifezza di persona…perché io devo allontanarmi da tutto questo…Melania tu non lo meritavi (per due volte)…ma non ti preoccupare…fosse l’ultima cosa che faccio nella mia vita…se prendo questi bastardi che ti hanno fatto queste cose…se è vero il dio lo passo veramente un guaio…fosse l’ultima cosa che faccio….l’ultima amore mio…questi porci di merda…tu (riferito a Melania) avevi un uomo vicino…schifoso…lo sai quanto ti amavo…lo sai…non ti ho fatto mai mancare nulla…mai amore mio…perché ti ho fatto andare da sola…perché sei andata solo tu…non dovevi andarci lì (per due volte) lì nel bagno…non dovevi andare (per tre volte)”.
 
Il riferimento è alla ‘scomparsa’ di Melania, quando sul Colle San Marco lei gli avrebbe detto che andava, appunto, a cercare un bagno.

Lo ‘spot’ di Parolisi così prosegue: “Non me lo perdonerò mai amore mio…ti ho fatto andare da sola…e guarda cosa ti hanno fatto..mi uccidevano a me questi porci di merda…perché se la sono presi con te (per due volte)…perché…perché…”.

“Orbene – evidenzia l’informativa riepilogativa dei carabinieri che hanno svolto le indagini – pur confermando i dubbi sopra evidenziati circa la genuinità dei contenuti, qualora si intendesse, tuttavia, considerarli spontanei, occorrerebbe porre profonda attenzione al passaggio in cui il Parolisi effettua, nel rivolgersi o riferirsi agli ipotetici assassini della moglie, una sospetta correzione dal singolare al plurale; ciò a voler significare che una simile repentina precisazione, in un discorso ad alta voce con se stesso, non si spiegherebbe altrimenti se non con una diretta conoscenza di ulteriori particolari riguardanti il delitto, sconosciuti agli inquirenti ma in ogni caso da lui stesso consapevolmente e inspiegabilmente omessi (della serie, in base a cosa i responsabili sono più di uno?)”.

Dello stesso tenore un’altra ‘esternazione’ di Parolisi, anche questa, così viene interpretata, a beneficio di chi ascolta.

Salvatore è sempre in auto, da solo. Sono le 21:38 dell’11 maggio, e si rivolge a Melania: “Ti rendi conto amore mio, mi stanno accusando di averti ucciso, ti rendi conto amore mio, come cazzo si fa, perché sono un porco di merda, ho fatto sempre lo schifoso (incom), ho fatto sempre lo schifoso di merda, non mi mancava nulla…ero così contento…diglielo tu da là sopra…(per due volte) aiutaci tu (per due volte)…mannaggia…io…io sono stato.. mannaggia quel porco del diavolo (per 2 volte)…io ho ucciso (incomp) amore mio diglielo tu a questi sporchi…a questi sporchi di merda…un uomo di merda (incom) io ho fatto questo…io…mannaggia quel porco del diavolo…mi mangerei il cuore se avessi davanti a me quello che ti ha toccato così, glielo strapperei dal petto…poi mi farei 30 anni di galera…come…come non li farei se lo prendessi..questo porco di merda…a questi porci di merda…(incomp) che sono stati…mannaggia quel porco del diavolo mannaggia…io…io…capito io…ma come cazzo si fa (per due volte)…dicono che sono stato io…mannaggia quel porco del diavolo mannaggia…”.

PAROLISI “COLLABORATIVO” INDICA POSSIBILI SOSPETTI

Salvatore Parolisi, il caporalmaggiore dell’esercito in carcere con l’accusa di aver ucciso la moglie Melania Rea, si è sforzato, in alcune circostanze, di essere collaborativo con gli investigatori, “cercando di indirizzare le indagini nella giusta direzione”.

Infatti, a più riprese, “sollecitato a sforzarsi di ricordare qualsiasi dettaglio potenzialmente utile”, ha indicato ai carabinieri alcuni possibili ‘sospetti’.

Tra questi – si legge nelle conclusioni dell’informativa riepilogativa dei carabinieri, dove, tra le righe, si percepisce dell’ironia – “una misteriosa donna che tempo prima aveva tentato di fotografare la piccola Vittoria, mentre era alla fermata dell’autobus con Melania”, e “un ‘vu cumpra’ incontrato dalla coppia sulla spiaggia di San Benedetto del Tronto che, successivamente, aveva salutato Melania in piazza del Popolo ad Ascoli Piceno. Salvatore ha poi parlato delle avances poste in essere da un vicino, che “in occasione di una festa avrebbe poggiato la mano sulla gamba di Melania, circostanza non confermata da alcuno”; di una condomina che aveva avuto una discussione con la Rea “per aver avuto il proprio balcone parzialmente coperto dalle lenzuola da lei messe ad asciugare”; di alcune ex allieve, una delle quali lo aveva tra l’altro invitato nella sua camera “mostrandogli la propria biancheria intima”.

Parolisi indicava anche come fatto significativo “di aver rimproverato alcune allieve che giocavano a pallone in mimetica e di aver subito, in tale circostanza, interferenze da parte dei suoi superiori”.