L’AQUILA – La sigla ”anno1.org” ha diffuso il documento “contenente le istanze del territorio” che ieri, al termine della manifestazione, i partecipanti al corteo avrebbero voluto consegnare al presidente della Regione, Gianni Chiodi, durante il sit- in davanti Palazzo Silone, sede della giunta regionale
“Il palazzo era vuoto” hanno si legge in una nota. Ieri nel corso di un incontro il governatore si è detto “disponibile” ad incontrare rappresentanti dei comitati per ricevere il documento che pubblichiamo:
Sono passati 27 mesi dal terremoto. A distanza di 27 mesi i problemi della ricostruzione socioeconomica dell’Aquila e dei comuni del cratere sismico sono invariati. Anzi, se sono cambiati, lo sono in peggio. E non solo la questione tasse, che è sì importante, ma non la principale: le rate di finanziamento di tutte le tipologie sono ripartite da un anno, a partire dai mutui immobiliari ed ipotecari sulle case, anche quelle distrutte e inagibili. Le cartelle esattoriali che stanno per ripartire. Il lavoro che non riparte, la cassa integrazione in imminente scadenza, i mancati incentivi alle assunzioni. Le attività di commercianti, artigiani e piccoli imprenditori, ma non solo, che stentano a trovare un loro nuovo contesto di mercato. La Zona Franca che –francamente- è sparita. In generale, il doppio volto di uno Stato che, nelle sue varie forme (Agenzia delle entrate, Equitalia, Inps, solo per ricordarne qualcuna) torna a richiedere il dovuto, senza garantire a tutti la possibilità di generare reddito per poterlo versare quel dovuto. Un futuro sempre più incerto, non solo sui tempi della ricostruzione fisica del patrimonio immobiliare, ma anche sulle garanzie economiche per poter sopravvivere su questo territorio: sia per le famiglie, sia per i lavoratori, sia per le imprese (siano esse artigiane, di commercio, di servizi, piccole, medie e grandi).
Il cortocircuito che si è creato pagamenti arretrati – rating creditizi negativi – negato accesso al credito è stato già letale ma a breve si mostrerà in tutta la sua crudeltà, e non farà distinzioni.
La povertà nel Cratere è alle porte: un numero sempre maggiore di piccole e piccolissime imprese storiche chiudono, un numero sempre maggiore di lavoratori perdono il posto, un numero sempre minore di giovani entrano nel mercato del lavoro.
LE RICHIESTE
Fine della fase del commissariamento; una seria politica programmatica locale, condivisa con la popolazione; ripristino e potenziamento delle strutture e dei servizi sanitari esistenti sul territorio; utilizzo vincolato dell’indennizzo assicurativo del “San Salvatore” per la ricostruzione immediata dell’ospedale dell’Aquila; cessazione immediata degli “scippi” al territorio delle strutture di ogni tipo (politiche, amministrative, sanitarie, universitarie).
destinazione dei fondi previsti per il dopo terremoto vincolata al cratere sismico (ferrovie, sicurezza scuole); fine del consumo del territorio e ripristino dell’edilizia preesistente; immediata attivazione del Confidi di Stato previsto nel decreto Abruzzo per “obbligare” le banche ad ammettere al credito le imprese del cratere; trattativa con gli enti impositori e riscossori per una “pacificazione” del territorio e una sospensione di fatto, in attesa della norma; tavolo di crisi fra aziende, lavoratori e istituzioni sul quale riportare e risolvere giornalmente le problematiche (i tempi di una impresa sono diversi dai tempi della Pubblica Amministrazione).
Risposte certe e rapide dall’assessore regionale al lavoro relativamente alle politiche a sostegno dell’occupazione, specifiche per il cratere; coinvolgimento delle attività produttive per la valutazione e lo studio di interventi a sostegno dell’economia e del credito nel cratere; regolamentazione dei fitti dei locali commerciali, artigianali e industriali (e analoga regolamentazione delle locazioni ad uso abitativo); a L’Aquila non si deve perdere neanche un posto di lavoro: stabilizzazione dei precari, incentivi alle assunzioni; procedura obbligatoria per i pagamenti pubblici alle aziende entro massimo 60 giorni dall’effettuazione dei lavori; attivazione di una banca dati, pubblica ed accessibile, che consenta di ottenere da istituti di credito, enti impositori e riscossori i “numeri” della crisi e che consenta di attivare misure immediate.
Immediata attuazione di quanto contenuto nell’art. 15 del testo di legge di iniziativa popolare: le misure economiche e fiscali non possono attendere i tempi lunghi della legge, serve un decreto legge, visto il chiarissimo carattere di urgenza delle tematiche esposte e da affrontare senza ulteriori esitazioni. In ogni caso un provvedimento normativo con carattere di certezza, e non provvisorio.






