L’AQUILA – Si sono tenute oggi le udienze di due dei crolli più gravi che si sono verificati nel terremoto del 6 aprile del 2009 all’Aquila.
Stamane si è tenuta l’udienza dibattimentale sulla tragedia del Convitto Nazionale sotto le cui macerie sono morti tre minorenni: Luigi Cellini, 15 anni, di Trasacco (L’Aquila) e due stranieri Ondreiy Nouzovsky, di 17 anni e Marta Zelena di 16 anni. Sotto accusa, per omicidio colposo e lesioni, il preside del Convitto Livio Bearzi e il dirigente provinciale Vincenzo Mazzotta. Tra le persone chiamate a testimoniare anche i ministri Maria Stella Gelmini e Altero Matteoli, Guido Bertolaso, Marco Travaglio e Giampaolo Giuliani.
Le prossime udienze sono state fissate per il 31 maggio e il 15 luglio prossimi.
Sempre questa mattina si è tenuta anche l’udienza per il crollo in via Luigi Sturzo, al civico 39, dove morirono 21 persone. Il gup del Tribunale dell’Aquila Giuseppe Romano Gargarella, ha rinviato a giudizio con l’accusa di omicidio colposo e disastro colposo Augusto Angelini di 85 anni, che in parte ha progettato l’edificio crollato.
Il processo è stato fissato per il 7 ottobre.
CROLLO CONVITTO: AL VIA IL PROCESSO
L’AQUILA – Con l’audizione dei primi quattro testi del pubblico ministero, Roberta D’Avolio, il pm titolare Fabio Picuti era impegnato nella definizione del crollo di via don Luigi Sturzo, si è tenuta stamane l’udienza dibattimentale sulla tragedia del Convitto Nazionale sotto le cui macerie sono morti tre minorenni: Luigi Cellini, 15 anni, di Trasacco (L’Aquila) e due stranieri Ondreiy Nouzovsky, di 17 anni e Marta Zelena di 16 anni.
Sotto accusa, per omicidio colposo e lesioni, il preside del Convitto Livio Bearzi e il dirigente provinciale Vincenzo Mazzotta.
Il preside e il dirigente della Provincia, ente che gestisce alcune strutture scolastiche, sono imputati di omicidio colposo e lesioni colpose.
Il preside non avrebbe mai sottoposto la vecchia struttura ai restauri. Inoltre non sarebbe mai stato redatto un piano per la sicurezza.
A Mazzotta sono mosse contestazioni simili. Tra le accuse al preside la mancata evacuazione dell’edificio realizzato oltre un secolo fa.
I primi due testi ascoltati sono stati Eutizio Di Gennaro e Giovanni Sevi, entrambi funzionari dei vigili del fuoco che per primi erano intervenuti nel crollo dell’edificio dopo l’evento drammatico.
La loro è stata un’audizione tecnica in cui hanno sostanzialmente analizzato gli aspetti relativi alla vulnerabilità sismica dell’edificio poi crollato e la classe di danno.
Parametri che hanno evidenziato una vulnerabilità dell’edificio media, ovvero che in caso di sima di media intensità il 27 per cento dello stabile sarebbe crollato.
Subito dopo è stata la volta di Augusto Silvestri, architetto che su commissione della Regione Abruzzo e per conto della società Abruzzo Engineering aveva partecipato alla redazione delle schede di vulnerabilità sismica di tutti gli edifici scolastici in Abruzzo: 1.457 edifici controllati per un costo finale della mappatura di 4 milioni di euro. Anche l’esperto si è soffermato a parlare della vulnerabilità dell’edificio e sulla genesi dello studio.
Dopo di lui ha fatto il proprio ingresso nell’aula del Tribunale il professore Luis Decanini, spagnolo di origine ma da anni residente in Italia, uno dei massimi esperti di terremoto e degli effetti che tali eventi producono sugli edifici, nominato dal pm Fabio Picuti tra i consulenti che hanno redatto le perizie che sono entrate a far parte del voluminoso carteggio della maxi-incheista.
Dopo aver parlato del terremoto in generale che ha colpito la città, soffermandosi sul Convitto nazionale, Decanini ha sostenuto che “l’edificio presentava una muratura visibilmente degradata, senza organizzazione delle stesse pietre di cui era fatto. Si tratta di uno degli edifici in muratura – ha aggiunto l’esperto – più degradato tra quelli che ho visto girando il mondo”.
Decanini non ha affatto escluso che sull’edificio si poteva fare qualcosa “ma si trattava di un intervento certamente non poco costoso e delicato. Bastava intervenire sulle parti sensibili, mettere mano nelle parti deboli”.
Un processo che si prevede molto lungo se non altro per la lista dei testimoni che saranno un centinaio anche se inizialmente si era stimato potessero essere addirittura il triplo.
Saranno chiamati a deporre, secondo le liste, testi di accusa e difesa, politici di caratura nazionale e locale, giornalisti, sismologi, ed esponenti della Protezione civile, a cominciare dall’ex capo dipartimento, Guido Bertolaso.
Si tratta dei ministri Maria Stella Gelmini (Istruzione) e Altero Matteoli (Infrastrutture) chiamati in causa dalla difesa.
Ma è stata chiesta la testimonianza del sindaco Massimo Cialente, dell’assessore comunale, Stefania Pezzopane, del giornalista Marco Travaglio. E ancora dei componenti della commissione ‘Grandi rischi’, quali Mauro Dolce, Gian Michele Calvi ed Enzo Boschi ma anche del sismologo aquilano Giampaolo Giuliani.
Le prossime udienze sono state fissate per il 31 maggio e il 15 luglio prossimi.
CROLLO IN VIA STURZO, UN RINVIO A GIUDIZIO
L’AQUILA – Il gup del Tribunale dell’Aquila Giuseppe Romano Gargarella, ha rinviato a giudizio con l’accusa di omicidio colposo e disastro colposo Augusto Angelini di 85 anni, per il crollo l’edificio di via Sturzo, al civico 39, da lui in parte progettato, nel quale sono morte 21 persone.
Il processo è stato fissato per il 7 ottobre. Secondo l’accusa il palazzo sarebbe crollato in seguito all’uso di calcestruzzo scadente, per carenze costruttive consistenti nel numero minimo di staffe di collegamento delle armature, per errori di progetto e calcolo delle strutture consistiti nella mancata previsione e verifica del sistema resistente alle azioni sismiche orizzontali provenienti da almeno due direzioni.
Da sottolineare la circostanza che il processo è stato disposto solo sulla base di una perizia commissionata dall’accusa.
Oggi, infatti, il difensore dell’imputato, Augusto Di Sano, ha chiesto che venisse disposta una consulenza di ufficio senza che la istanza, che verrà reiterata nel dibattimento, fosse accolta.
Va anche precisato che nella vicenda sarebbero implicate anche altre persone, forse a maggior titolo rispetto all’imputato, ma sono decedute da anni.
L’avvocato Di Sano ha anche presentato dei documenti d’epoca in base ai quali si ravviserebbe la responsabilità di un ingegnere che fu incaricato dalla Prefettura di fare importanti verifiche sui lavori ma finora non è mai entrato nell’indagine.
Nell’udienza di oggi si sono costituite 16 parti civili tra cui il Comune dell’Aquila che hanno avanzato richieste risarcitorie per svariati milioni di euro.
Sempre l’avvocato Di Sano ha sollevato nel corso dell’udienza preliminare delle discrasie tra la perizia del pm e quella di parte e che avrebbero messo in luce come dai dieci appartamenti presenti nella fase progettuale in realtà ne siano stati realizzati due di più ma anche sul posizionamento di grossi serbatoi dell’acqua sul tetto dell’edificio, non presenti invece nel progetto.
Angelini è accusato anche nel filone d’inchiesta relativo al crollo della vicina palazzina di via Sturzo dove sono morte sette persone per il quale il processo è stato fissato per il 7 ottobre.
La magistratura, sulla scorta di indagini fatte dalla Forestale, ha osservato come nella zona tra via Sturzo e strade vicine, dove ci sono tutti edifici in cemento armato costruiti tra il 1950 e il 1965, ci sono state 135 vittime: ovvero il 45 per cento del totale dei morti per il sisma del 6 aprile.



