PESCARA – Discarica dei veleni di Bussi (Pescara): non solo il processo in corso rischia di non garantire un risarcimento degli ingenti danni, perché gli imputati non avranno i quasi due 2 miliardi richiesti, ma si rischiano anche di non utilizzare in tempo utile i 50 milioni di euro di fondi statali per avviare almeno la bonifica di una parte del nucleo industriale inquinato e da riutilizzare per nuove attività economiche.

Il doppio allarme arriva dal sindaco di Bussi, Salvatore Lagatta, tra le parti in causa a nome dei suoi cittadini nel processo in Corte d’Assise a Chieti, dove i 19 imputati fra ex dirigenti e tecnici Montedison sono accusati d disastro ambientale e avvelenamento delle acque, causate dalla megadiscarica dei veleni ‘Tremonti’, scoperte nel 2007 in riva al fiume Tirino. 

I pm Giuseppe Bellelli e Anna Rita Mantini, definendolo “il più grande disastro abruzzese della storia moderna”, hanno richiesto  pene che vanno dai 4 ai 12 anni.

La somma fin qui chiesta dalle parti civili, aggiungendo anche 1,9 miliardi di euro quantificati dall’Avvocatura dello  Stato, portano il totale a ben oltre 2 miliardi di euro.

Il Comune di Bussi tramite i suoi legali ha chiesto agli imputati un risarcimento di 120 milioni di euro. E il sindaco LaGatta, oltre ad esprimere scetticismo nei confronti dell’esito concreto del processo.

“Il rischio – spiega ad AbruzzoWeb – è che il processo sulla megadiscarica di Bussi farà giustizia dal punto di vista procedimentale, ma non dal punto di vista del ristoro dei danni alle popolazioni. Non credo che i 19 imputati, se saranno condannati, abbiano i soldi per i risarcimenti richiesti”.

“La verità è che questo è un processo monco – si accalora il sindaco – non dovevano chiamare a rispondere di questo disastro ambientale quelle persone, sul banco degli imputati ci doveva essere il gruppo industriale la Montedison, ed anche chi all’epoca dei fatti amministrava il nostro Comune, la Regione e  la Provincia”. Filippo Tronca