CHIETI – “Il futuro dell’Abruzzo è nella ricerca, nell’innovazione e nell’economia della conoscenza!”.

Uno slogan che, come un mantra, viene ripetuto in queste settimane di campagna elettorale. Ma a latere dei comizi come sta messa oggi la ricerca in Abruzzo? Per nulla bene, se ci si riferisce per esempio al Cotir di Vasto, il centro di ricerche di cui è socio maggioritario la Regione e che si occupa di agricoltura, ambiente e gestione delle accqua.

In cassa integrazione e senza stipendio, i lavoratori protestano da mesi e attaccano con veemenza l’assessore con delega all’Agricoltura Mauro Febbo, impegnato in queste settimane in campagna elettorale, accusandolo di disinteressarsi della sorte degli istituti di ricerca e di non esser riuscito a trovare i fondi per pagare almeno i dipendenti, scaricando poi la responsabilità sui dirigenti regionali.

“La Regione Abruzzo e l’assessore Febbo devono fare chiarezza una volta per tutte: se ritengono che la ricerca applicata in agricoltura non serve a nulla, chiudano gli istituti di ricerca, oppure facciano di tutto per rilanciarli”, spiega ad AbruzzoWeb Marilena Di Tullio, ricercatrice al Cotir.

Marilena è una dei 30 lavoratori che dal 2011 ai primi mesi del 2012 sono stati messi in cassa integrazione on the job e poi in cassa integrazione in deroga, che avrà termine a metà giugno.

Di fatto, però, le mensilità della cassa integrazione, dai 300 ai 600 euro, sono state erogate fino all’ottobre 2013. Il Cotir, ovvero la Regione, ha pagato gli stipendi relativi ai periodi non coperti dagli ammortizzatori sociali, fino al maggio del 2013.

Con i suoi colleghi, nonostante tutto, porta avanti le attività di ricerca, organizzandosi con i turni di lavoro, di fatto volontario. E protesta oramai da mesi contro l’amministrazione, per avere riconosciute le sue spettanze, e per avere garanzie sul futuro dell’istituto.

“Nell’ultimo Consiglio regionale – racconta la Di Tullio – per l’ennesima volta è stata rimandata la variazione di bilancio, che avrebbe garantito al Cotir 600 mila euro che avrebbero permesso di coprire gli stipendi almeno fino al dicembre 2013, e di pagare bollette e utenze. Noi con grandi sacrifici stiamo portando avanti i progetti in corso, facciamo ricerca su nuovi metodi e tipologie di coltivazioni dei cereali, con la risonanza magnetica nucleare caratterizziamo le matrici alimentari, in particolare di vini e formaggi, certificando l’autenticità dei prodotti, collaboriamo con le aziende beneficiarie di fondi del Piano di sviluppo rurale, di cui Febbo si fa gran vanto”.

“I centri di ricerca sono di fondamentale importanza nello sviluppo agricolo della regione. Il Cotir dispone attrezzature all’avanguardia, e se fosse messo in condizione di lavorare al meglio, potrebbe autofinanziarsi con le sue attività di supporto alle aziende e partecipando ai tanti bandi europei”, conclude.

E poi buona parte del tempo libero i lavoratori del Cotir lo devono dedicare alla mobilitazione. Pasqua e Pasquetta le hanno infatti trascorse sul tetto del loro centro ricerche e hanno poi occupato l’assessorato all’Agricoltura a Pescara. Un’iniziativa di protesta che Febbo ha subito bollato come utile solo ad “alimentare demagogia, soprattutto per chi vuole continuare a pescare nel torbido e che non aiuta a trovare soluzioni concrete per il futuro del Cotir e degli altri centri di ricerca”.

Ma a far imbestialire i sindacati è proprio l’atteggiamento del’assessore che per mesi ha incolpato della mancata erogazione degli stipendi i dirigenti della regione.

“La situazione di stallo che riguarda i corrispettivi spettanti ai dipendenti del Cotir – ha infatti spiegato l’assessore in una nota al vetriolo – chiaramente è stata causata dall’atteggiamento di ostruzionismo da parte di alcuni dirigenti e funzionari regionali. È inconcepibile che una legge regionale, e nello specifico la numero 59, approvata in Consiglio il 18 dicembre, emanata e pubblicata addirittura sulla Gazzetta ufficiale, oggi venga disattesa proprio dagli stessi dirigenti, alcuni dei quali guarda caso impegnati politicamente, che non hanno attuato il disimpegno di somme iscritte in bilancio che tra l’altro erano palesemente sovrastimate”.

Il riferimento era ad Alfredo Moroni, dirigente del settore Personale, impegnato in politica con il Partito democratico, e andato in aspettativa mesi prima per poter partecipare alle elezioni regionali, non potendo più così mettere le mani sulle somme bloccate per una variazione di bilancio da 7 milioni di euro tra i quali c’erano anche i soldi per il Cotir. Accusato da Febbo, Moroni, interpellato da questo giornale, ha negato con sdegno ogni accusa di ‘giocare sporco’.

Per Ada Sinimberghi, della Flai-Ggil, le cose stanno diversamente da come dice Febbo. “È inaccettabile che addossi la responsabilità di quanto accade ai dirigenti e ai funzionari. Le sue sono solo elucubrazioni, far applicare le leggi e garantire i fondi dovrebbe essere un suo preciso compito. I lavoratori sono 12 mesi che non percepiscono lo stipendio, la colpa non può essere dei dirigenti”.
 
A tal proposito la ricercatrice Cotir Simona Velletri fornisce una versione dei fatti non coincidente con quella di Febbo. “I dirigenti ci hanno spiegato che, per rifinanziare il Cotir, l’assessore avrebbe dovuto attingere dai fondi destinati al capitolo di bilancio dell’Agricoltura. Invece ha cercato di utilizzare quelli vincolati al capitolo di bilancio del Personale, incorrendo nello stop non dei dirigenti, ma della Ragioneria, in quanto non si poteva dichiarare che la somma poteva essere disimpegnata dal capitolo personale, come non più necessaria”.

“Spero che la Regione capisca finalmente che siamo un investimento e non una spesa, che rappresentiamo la famosa economia della conoscenza di cui tutti parlano, e ad oggi non abbiamo nemmeno una voce specifica nel bilancio regionale”, conclude.