L’AQUILA – Si mettono subito in tasca 84 mila euro, ma di qui a vent’anni ne lasceranno oltre 570 mila ciascuno nelle casse della Regione Abruzzo. Sono 21 i consiglieri regionali (dopo l’aggiunta recente di Emilio Nasuti), di questa e delle precedenti legislature, che hanno rinunciato alla chance di godere di una robusta e duratura pensione da quando avranno 65 anni in poi, anticipando l’inizio a 60 se sborseranno una lieve penalità.
È il celebre “vitalizio”, che porterebbe nelle loro tasche 2.400 euro al mese vita natural durante (e ai coniugi anche dopo, attraverso la reversibilità). Moltiplicando la somma per 12 mesi e per ipotetici 20 anni di vita si arriva appunto alla cifra di mezzo milione cadauno, ma la stima è evidentemente al ribasso.
Il “premio” per chi decide di rinunciare al miliardo delle vecchie lire è il recupero immediato di tutte le trattenute nel corso degli anni dallo stipendio: secondo quanto si è appreso, 1.400 euro al mese (sottratti ai 6.600 di base) per almeno 5 anni nei casi più semplici, che aumentano, e anche di molto, per chi è stato rieletto due o più mandati.
Il totale dell’incasso va da 84 mila euro in su che vengono immediatamente restituiti ai consiglieri rinunciatari, comportando comunque un risparmio a medio e lungo termine per l’ente.
Le rinunce vanno rimarcate perché si tratta dell’ultima chance per chi si ricandida alle elezioni del 25 maggio: dalla prossima legislatura, infatti, il vitalizio sarà abolito nel nome della lotta senza quartiere ai costi della politica, che ha visto l’amministrazione abruzzese in prima fila nell’ultimo quinquennio.
Negli anni scorsi la legge regionale 40 del 2010, fortemente voluta dal presidente del Consiglio, Nazario Pagano, ha disposto la fine di ogni privilegio per i consiglieri del futuro e ha alzato la soglia al minimo di 60 anni con penale, suscitando il ricorso ai giudici amministrativi e contabili di ex consiglieri che avevano maturato il diritto al vitalizio con il vecchio paletto di 55 anni.
Tra questi Antonio Norante e Massimo Desiati, quest’ultimo ex assessore che, ora, figura tra i 21 che hanno rinunciato definitivamente, incassando, nel suo caso, 164 mila euro.
Quello che il Consiglio regionale uscente non ha saputo fare, nei 5 anni e oltre di mandato, è stato invece abolire l’odiato doppio vitalizio, quello che spetta a chi abbia avuto una carriera politica particolarmente fulgida all’Emiciclo e magari in Parlamento.
Politici navigati, con esperienze pluriennali tra i banchi aquilani e quelli romani, si portano a casa cifre che, irrobustite magari da una terza, bella pensione di Stato degli enti pubblici in cui lavoravano, superano allegramente i 10 mila euro al mese senza colpo ferire.
Un primo compito in classe, abolire il doppio vitalizio, che dovrà avere il rinnovato Consiglio regionale che uscirà dalle elezioni del prossimo maggio, anche grazie alla spinta delle new entry dei “grillini” (ma non solo) che di questi temi fanno un punto prioritario dell’azione politica.
Tra i 20 che rinunciano, 14 fanno parte dell’attuale Consiglio regionale mentre 6 sono ex; 3 di questi ultimi, Federica Chiavaroli, Fabrizio Di Stefano e Paolo Tancredi, sono attualmente parlamentari.
Dei 14 uscenti, la metà (7) è di Forza Italia, e della maggioranza si aggiungono 2 consiglieri di Fratelli d’Italia.
Per l’opposizione, 2 del Pd, 1 ciascuno per Fli, Idv e Verdi.
Oltre allo stesso presidente della Regione, Gianni Chiodi (Pagano invece non c’è), hanno rinunciato due suoi assessori attuali, Giandonato Morra e Mauro Febbo, e due ex, Daniela Stati e Luigi De Fanis, che hanno lasciato l’esecutivo per traversie giudiziarie.
|
i 21 che hanno rinunciato
|
|||||||||||||||||||||||
|






