L’AQUILA – “Nelle dichiarazioni alla commissione parlamentare di inchiesta sulla sanità abruzzese il supercommissario-presidente, Gianni Chiodi, ha detto di aver chiesto ‘alle Procure e al Tar tolleranza per la non perfetta legalità’ che ci sarebbe in Abruzzo. Questa affermazione così grave i illegale non può passare sotto silenzio” .

Ad affermarlo è il segretario regionale di Sel, Gianni Melilla che aggiunge:

“Delle due l’una:  Chiodi pensa che la legge non è uguale per tutti i cittadini e quindi lui può anche non garantire la legalità oppure sta dando i numeri coinvolgendo la giustizia penale e amministrativa in un vortice devastante.  In Italia e dunque anche in Abruzzo vi è l’obbligatorietà dell’azione penale e non è consentito a nessuno di avere complicità e tolleranze. Se ciò fosse minimamente vero sarebbero coinvolti anche quegli organi giudiziari ‘tolleranti’, perchè alla legge sono sottoposti tutti, compresi i giudici e i pubblici ministeri”.

“Non la pensavano così Chiodi e i vari esponenti del centrodestra quando chiedevano le elezioni anticipate in Regione in occasione della nota inchiesta penale che portò in carcere Del Turco. Allora i pm dovevano essere intransigenti contro i governanti di centrosinistra che doveva subito sgombrare il campo indicendo immediate elezioni dall’esito scontato. Per questi signori la magistratura va bene solo a intermittenza, anzi quando comandano loro i pm dovrebbero essere ‘tolleranti’. Non è così, e continuiamo ad avere rispetto e fiducia per l’operato della magistratura abruzzese , che non può ignorare quanto sostenuto da Chiodi in tutti i suoi risvolti”.

“Quanto alla denuncia della signora Baraldi nei confronti di un soggetto della riabilitazione che l’avrebbe minacciata, è invitata a fare nome e cognome altrimenti si seminano sospetti su tutti gli operatori della riabilitazione”.

“C’ è da rimanere allibiti dalla arroganza e dalla incapacità politica di chi governa protempore la Regione Abruzzo”.