L’AQUILA – In Italia, secondo una stima, ci sono dieci falsi allarmi al giorno per antrace che allertano una macchina importante di uomini e strutture sanitarie: si tratta di pratiche di bio terrorismo che hanno avuto un picco nel 2001, negli Usa.
Anche la Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila è scesa in campo per porre in essere iniziative tese al contrasto del fenomeno in un seminario che ha richiamato autorevoli esperti anche di livello nazionale. A moderare l’iniziativa il direttore generale della Asl numero uno, Giancarlo Silveri.
“Il territorio della nostra azienda sanitaria è attraversato, per molti chilometri, da una rete autostradale su cui ogni giorno transitano, tra i tanti veicoli, anche quelli che trasportano sostanze delicate – ha spiegato Silveri -. Che cosa accadrebbe se, malauguratamente, in caso di incidente ci fosse uno sversamento di materiale tossico? Quali enti e con quali ruoli sarebbero chiamati a intervenire? Finora questi scenari sono stati appannaggio quasi esclusivamente del mondo militare ma è chiaro che oggi la situazione è cambiata e richiede dunque preparazione adeguata, senza alcuna concessione all’improvvisazione. Questo seminario, impreziosito dall’alto livello dei relatori che vi hanno preso parte, è servito prima di tutto a conoscere e capire le problematiche”.
Roberto Mugavero, presidente dell’Osservatorio della sicurezza nazionale e difesa Cbrn (chimico, batteriologico, radiologico e nucleare), ha passato in rassegna i vari tipi di rischio a cui è esposto oggi un Paese: “Il nostro Paese – ha spiegato – così come molti altri occidentali, corre il rischio di subire questo tipo di eventi, per fortuna finora mai catastrofici; eventi che sono potenzialmente connaturati nel mondo in cui viviamo e che occorre essere pronti ad affrontare in modo preparato. Con questo seminario, si confrontano per la prima volta attori pubblici e, soprattutto, si lancia un messaggio: in caso di emergenza la popolazione è parte fondamentale nella gestione della situazioni critiche”
Per Antonio Fasanella, responsabile del centro di Foggia per l’antrace, struttura referente in Italia, ha sconfessato alcuni concetti a proposito della sostanza tossica, “l’idea di suggestione giornalistica secondo cui l’antrace è qualcosa prodotto in laboratorio è del tutto infondata, poiché si tratta in realtà di una malattia contagiosa che si trasmette all’uomo attraverso il contatto con animali da pascolo infetti: quali pecore, bovini, cavalli, capre e suini. Aree potenzialmente a rischio si trovano in particolare al centro e al sud, Abruzzo compreso. Da un bovino malato si possono infettare fino a 99 persone e la misura adottata è il vaccino. Ma l’antrace, come sappiamo, è stata poi usata dal bioterrorismo che ha avuto il suo apice nel 2001, negli Usa, quando morirono, a contatto con buste contenenti la sostanza, 7 persone. Infatti, le spore di antrace sono potenzialmente un’efficace arma batteriologica se trattate in modo da poter essere inalate, vista l’alta mortalità degli affetti dalla forma respiratoria”.



