MILANO – Pietro Maso è un uomo libero. Dopo aver scontato 22 anni di pena per l’omicidio dei genitori avvenuto il 17 aprile del 1991 in provincia di Verona, pochi minuti fa è uscito dal carcere di Opera a bordo di un suv bianco guidato da un uomo. Sono venuti a prenderlo le due sorelle e un uomo.
Maso è diventato il simbolo di una generazione senza valori per aver massacrato, quando non era ancora ventenne, i genitori Rosa e Antonio nella loro villetta di Montecchia di Crosara, in provincia di Verona. Un delitto da ‘Arancia Meccanica’ per cui il giovane era stato condannato a 30 anni di reclusione, dei quali 22 scontati effettivamente per via dell’indulto e di 1.800 giorni di liberazione anticipata.
Uscito definitivamente dalla casa di reclusione di Opera per cercare, almeno questa è la speranza, “di ricostruirsi una vita e riacquistare un po’ di serenità” a fianco della moglie Stefania, sposata nel 2008 dopo aver ottenuto, non senza una pioggia di critiche e proteste, la semi libertà e un lavoro.
“Mi stupisco che ci siano ancora polemiche quando un condannato per un fatto comunque atroce – è il parere di Roberta Cossia, il giudice di Sorveglianza di Milano che ha firmato il fine pena – ha scontato la sua pena e torna in libertà. Il motivo per il quale ciò suscita un certo fastidio sta nell’istinto vendicativo, umano, per cui non viene tollerato che ci sia un fine pena”.
(fonte leggo.it)



