L’AQUILA – Non ci sono solo le spese arretrate dell’emergenza a pesare sulle casse della struttura per la gestione dell’emergenza. Anche gli sprechi fanno la loro parte: a Montorio al Vomano, in provincia di Teramo, esistono diciannove map (moduli abitativi provvisori, casette di legno) che a cinque mesi dall’inaugurazione, avvenuta il 22 maggio scorso, rimangono disabitati nonostante cinque famiglie del comune teramano continuino a vivere in albergo.

Dopo il terremoto la Protezione civile costruì cinquantasette map, costati mediamente mille euro a metro quadrato comprese le spese per gli allacci delle utenze e ai servizi: un terzo di questi non viene utilizzato mentre dodici persone sono ospiti ancora nelle strutture ricettive ad un costo medio di circa cinquanta euro al giorno.

A bloccare il rientro negli alloggi sembra esserci ancora una volta quella burocrazia che appare, ad oggi, uno dei nemici più pericolosi della ricostruzione: dopo il terremoto del 6 aprile 2009 le cinque famiglie montoriesi hanno avuto le abitazioni principali classificate nelle categorie B o C, pertanto temporanamente inagibili.

I moduli abitativi, come spiegano dagli uffici comunali, sono destinati a quelle persone che, invece, hanno avuto la casa gravemente lesionata, categoria E, oppure con rischio di pericoli esterni, categoria F.

Occorrerebbe, pertanto, un decreto ad hoc, presumibilmente del commissario per la ricostruzione Gianni Chiodi, per consentire a queste dodici famiglie di usufruire di queste casette in legno già arredate, dotate di ogni comfort interno, giardino e posto auto: la gestione dei map, infatti, dopo il passaggio di consegne del febbraio scorso, è passata dalla Protezione civile alla struttura commissariale.

Il map per l’assegnazione dei moduli abitativi provvisori è scaduto lo scorso maggio ma dall’aquilano nessuna famiglia ha voluto trasferirsi nel comune di Montorio, mentre due nuclei familiari sono giunti da Crognaleto.