A oltre un anno e mezzo dal terremoto del 6 aprile 2009, AbruzzoWeb ha deciso di lanciare un ciclo di interviste che ha l’ambizioso obiettivo di toccare uno a uno tutti i Comuni che fanno parte del “cratere sismico”, la porzione di territorio abruzzese segnata dal sisma, intervistandone i sindaci.
Un Viaggio nel cratere, così viene chiamata la rubrica, che vuole mostrare ai lettori uno spaccato più ampio possibile delle complesse difficoltà ma anche degli input positivi con cui amministratori di territori molto diversi tra loro si trovano a che fare. Proseguiamo con San Demetrio ne’ Vestini.
di Giorgio Alessandri
L’AQUILA – “Per superare le difficoltà e l’impasse del post terremoto, per avviare una ricostruzione organica nei territori e costruire un futuro migliore per le giovani generazioni c’è bisogno di unità”.
Silvano Cappelli (nella foto con il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso), sindaco di San Demetrio ne’ Vestini conclude l’intervista ad AbruzzoWeb invitando tutti i suoi colleghi a superare divisioni e steccati ideologici.
Un Comune, quello vestino, che ha avuto ingenti danni al patrimonio immobiliare, ma dove già si è proiettati al processo di ristrutturazione e ricostruzione. È tempo per un primo bilancio a quasi 18 mesi dal terremoto del 6 aprile 2009, una data che nessun scorda, nemmeno a San Demetrio.
Quante sono state le vittime? Si possono quantificare i danni strutturali?
Le vittime del terremoto sono state tre, cui si sono aggiunti ventitre feriti gravi. Mentre parlando del patrimonio immobiliare i danni hanno interessato circa il 70 per cento di quello esistente, circa il 45 per cento è stato classificato “E”, mentre il restante 25 per cento “B” e “C”. Si è trattato per la maggior parte di prime case.
L’emergenza abitativa come è stata affrontata?
L’emergenza ha riguardato 610 famiglie, per circa 1.800 persone. Di queste, 214 famiglie hanno beneficiato dei Map (moduli abitativi provvisori) realizzati tra Stiffe e San Demetrio.
Per quanto possibile abbiamo cercato di creare piccoli villaggi, dove i vicini di un tempo si sono ritrovati con moduli confinanti. Il tutto per non disperdere il tessuto sociale fatto di rapporti umani consolidati nel tempo, che il terremoto ha messo a dura prova a causa dell’inevitabile dispersione registrata nei mesi successivi al 6 aprile 2009.
Noi abbiamo scelto di riportare le persone, per quanto possibile, dove hanno vissuto per anni.
In che condizioni si trova la “zona rossa” del paese?
Ne abbiamo individuate due, di piccole dimensioni, dove a causa dei crolli non era possibile intervenire. Una è nella zona di Collarano, dove si sta procedendo alle demolizioni per poi procedere alla ricostruzione.
Un’altra è sostanzialmente una piazzetta nel centro storico, dove per motivi di sicurezza ancora non è possibile accedere.
Sui tempi per la ricostruzione si può sbilanciare?
Il mio Comune ha avuto danni, ma non ha registrato crolli catastrofici come quelli avvenuti a Sant’Eusanio e Villa Sant’Angelo. La ricostruzione sarà più rapida perché si passerà alle riparazioni degli immobili senza dover ricorrere alle demolizioni. Se si dovrà ricorrere alle demolizioni, queste verranno concordate.
Esiste poi la possibilità che i cittadini che hanno abitazioni incluse in aggregati “B” e “C” possano “svincolarsi” e partire subito con i lavori di ricostruzione. Già trenta famiglie l’hanno fatto ed entro un anno torneranno a casa, mentre per le “E” singole i lavori inizieranno nel giro di qualche mese. Contiamo, insomma, che per la fine dei lavori almeno cinquanta famiglie possano lasciare i map e tornare a casa.
E per il lago Sinizzo e le grotte di Stiffe, quale futuro?
Il lago a oggi è aperto al pubblico e c’è una piccola zona interdetta. Ma posso annunciare già da adesso che tornerà più bello di prima. A breve partiranno lavori per 300 mila euro per sistemare tutta l’area e rimodellare le sponde in alcuni punti: insomma sarà un piccolo gioiello che potrà essere ammirato già dalla prossima primavera.
Per le Grotte di Stiffe tutto è vincolato al progetto per la messa in sicurezza, già pronto: manca solo la firma del commissario Gianni Chiodi e quella di un funzionario.
Cosa vorrebbe dire al commissario Chiodi?
Più che a lui, mi sento di rivolgere un appello alla Struttura per la gestione dell’emergenza. Qui sulla ricostruzione ci giochiamo il futuro di un’intera regione, non solo dell’Aquila o dei Comuni del cratere sismico.
È necessario che vengano accelerati determinati processi che sono nodali per la ricostruzione. E poi mi rivolgo agli altri sindaci. Il terremoto non può essere una questione politica: bisogna essere uniti e schierarci solamente a favore della gente e del futuro.
LE ALTRE TAPPE DEL VIAGGIO:



