L’AQUILA – Non incontra per ora il consenso degli aquilani l’idea di un “salotto urbano” interrato nel cuore della città, che piace tanto al sindaco Massimo Cialente. Ecco, così, che si fa strada l’ipotesi di un referendum per dirimere la questione.
Per i contrari sembra un po’ una minaccia che la realizzazione o meno del progetto verrà decisa dal primo cittadino e dalla sua Giunta entro 90 giorni. E, in caso affermativo, che sarà realizzato entro due anni. Fatto sta che molti aquilani non ci stanno, o meglio, vogliono almeno poter dire la loro.
Quello conosciuto come “salotto urbano” è un investimento di ben 36 milioni di euro presentato dalla ditta ‘Consorzio Adriatico’, già impegnata nella ricostruzione, per il quale il Comune non spenderebbe niente. Eccezion fatta per il suolo pubblico in questione, di fatto “regalato” alla ditta.
Ma anche per la gestione delle attività commerciali che il consorzio intende realizzare all’interno della galleria, che l’azienda proponente l’idea continuerebbe a possedere anche dopo essere rientrata delle spese di costruzione.
Il progetto consiste in una galleria di tre piani, profonda più di 20 metri, scavata sotto il terreno di piazza Duomo.
L’opera porta la firma dell’ingegnere romagnolo Michele La Torretta, che assicura la fattibilità tecnica anche e soprattutto in una zona a rischio sismico così elevato come il capoluogo.
Il primo piano sarebbe adibito a negozi di “lusso”, i restanti due funzionerebbero da parcheggio: uno riservato agli abitanti, l’altro a uso del centro commerciale al primo piano.
Di positivo c’è sicuramente, come fa notare lo stesso sindaco, che “il centro sarà libero dalle macchine e l’intera zona sarà esclusivamente pedonale, inoltre è un’opera bella anche per chi viene da fuori”.
Fin qui ci siamo. Ciò che non convince gli oppositori, però, è tutto il resto.
Il desiderio di far rinascere il centro dell’Aquila, infatti, è vivo in ogni cittadino, ma molte sono le perplessità riguardo l’utilità di questo specifico progetto che potrà essere realizzato solo se sarà dichiarato di interesse pubblico e per il quale un referendum sembra la soluzione su cui anche il sindaco si mostra d’accordo.
“Il referendum l’ho proposto io – afferma Max che, interrogato da AbruzzoWeb sulla tempistica, aggiunge – Si farà sicuramente in tempo, dato che per indirlo bastano 15 giorni e ne abbiamo 90 a disposizione per decidere se riteniamo il progetto utile o meno: basta solo decidere la modalità, che può essere anche telematica. La partecipazione indubbiamente serve, presenterò il progetto anche in udienza pubblica”.
Quando gli si fa notare che la realizzazione del progetto andrebbe a stravolgere, ancor di più, una città-cantiere e a pezzi, il sindaco risponde che “i lavori termineranno insieme a quelli della ricostruzione con cui, però, non ha niente a che vedere”.
Se gli si domanda se ci sia davvero bisogno di ulteriori negozi e di un altro parcheggio, così vicino a quello del Terminal, praticamente inutilizzato anche prima del sisma, il sindaco afferma che “quest’opera, che ricordiamo non porterà via risorse pubbliche, valorizzerebbe invece anche il Terminal”.
Il sindaco è convinto del progetto, una parte della cittadinanza sembra non esserlo affatto anche perché il rimando con altre opere tanto ambiziose quanto fallimentari è immediato, dalla metro in giù. “Questo è il primo project financing che facciamo – fa notare per tutta risposta Cialente – perciò comunque andranno le cose noi non spenderemo un euro; la metropolitana di superficie, per esempio, non lo era”.
Ma c’è un altro aspetto della vicenda, più stuzzicante: la ‘Consorzio Adriatico’ ha diritto di prelazione, cioè manterrà il diritto di costruire la galleria, anche se verranno presentati in gara progetti migliori e/o meno dispendiosi.
Interrogato su quale possa essere l’utilità della gara a queste condizioni, il primo cittadino ha risposto che “la legge è fatta in questo modo. Io sono convinto di fare un progetto – ha spiegato – ho i soldi e voglio fare un’opera, vado al Comune e, se interessa, la legge prevede che faccia una gara. Vince chi fa il progetto più bello e conveniente, la ditta può rimanere quella che ha proposto il progetto ma quest’ultimo non è definitivo e può subire miglioramenti e modifiche”.
In altre parole, anche se il progetto subirà cambiamenti, è difficile che i lavori saranno commissionati a un’altra società.
Ora al Consiglio spetta approvare o meno l’opera oppure lasciare decidere la città grazie al referendum. In caso positivo, attraverso una conferenza dei servizi con la Soprintendenza e altri enti interessati, si potrebbe arrivare a stilare il progetto definitivo a cui seguirà la gara.
RIFONDAZIONE: ”E’ UN’ALTRA METRO, DICIAMO NO”
Tra i tanti che si oppongono al progetto sulla galleria sotterranea in piazza Duomo, anche il partito della Rifondazione comunista.
Riportiamo integralmente quanto scrive in una nota in merito il segretario comunale Goffredo Juchich.
LA NOTA COMPLETA
In merito all’ipotesi di realizzare una galleria commerciale con parcheggi sotto Piazza Duomo sorgono diverse perplessità sia sulla natura dell’opera sia sulle modalità di attuazione del progetto che, e bene ricordarlo, non rientra nel programma di mandato di questa amministrazione.
Riteniamo indispensabile che il comune dell’Aquila individui nella ricostruzione del centro storico e delle frazioni la priorità assoluta sulla quale investire risorse ed energie e che una grande opera del genere dovrà essere necessariamente valutata con grande attenzione da tecnici di altissima professionalità andandosi ad inserire all’interno di un territorio ad alto rischio sismico.
Inoltre in cosiderazione del grande impatto sul territorio il percorso di partecipazione della cittadinanza dovrà avvenire sia nei normali canali istituzionali di giunta e consiglio comunale ma, anche, con assemblee pubbliche in cui amministratori e tecnici rendano consapevoli gli aquilani di tutti i risvolti legati alla costruzione. Si può avviare questo percorso di trasparenza da subito pubblicando sul sito del comune il project financing pervenuto al sindaco.
All’eventuale referendum cittadino, insomma, si potrà arrivare solo dopo una reale operazione di chiarezza e trasparenza, con un lavoro di informazione capillare e coinvolgendo gli operatori commerciali ai quali si dovrebbe rivolgere l’opera. Un percorso partecipativo vero è indispensabile per capire se è utile intraprendere quest’avventura con la città economicamente in ginocchio e con la ricostruzione al palo.
Nessuno vuole tra dieci anni un’altra metropolitana di superficie. Non possiamo più permettercela.



