MILANO – Scene di sesso in casa Silvio Berlusconi? Mai! È lo stesso ex premier a “escludere, con assoluta tranquillità, che si siano mai svolte scene di natura sessuale a casa mia”. Nelle dichiarazioni spontanee rese al processo Ruby, in cui è imputato per concussione e prostituzione minorile, Berlusconi ha assicurato che “dopo la cena si organizzavano spettacoli senza alcunchè di volgare e scandaloso. Accadeva quello che si puo’ vedere in ogni locale aperto al pubblico”.
“Ipotizzare che volessi tenere segreto il contenuto di quelle serate e risibile – ha aggiunto il leader del Pdl – la mia vita privata è sempre stata oggetto di spasmodica attenzione mediatica, con pubblicazione di intercettazioni e reportage fotografici che violavano la mia privacy. Per questo è irragionevole collegare la mia telefonata in questura al timore che Ruby raccontasse qualcosa sul contenuto di quelle serate”.
Berlusconi ha anche lamentato che “si è ironizzato su queste serate con intenti diffamatori e intrusioni nella mia vita privata di cittadino senza precedenti. Durante le serate io monopolizzavo la conversazione parlando di politica, di calcio, di gossip, e mi divertivo a confezionare battute e a cantare le canzoni del mio repertorio giovanile”.
“Non ho mai avuto alcun tipo di rapporto intimi con Ruby – ha detto Berlusconi – tutti avevamo l’assoluta convinzione che Ruby fosse maggiorenne, sia perché diceva che aveva 24 anni, sia per il suo aspetto fisico, sia per il suo modo di fare. Quando, qualche mese dopo la telefonata in questura, mi chiamò Nicole Minetti e mi raccontò che Ruby era stata identificata, che non era egiziana ma era marocchina e che era minorenne, la notizia mi lasciò di stucco – ha affermato l’ex premier – e mi resi conto di una sua seconda e falsa identità. Da quel momento ritenni di non dovermi più interessare di lei”.
Berlusconi ha poi spiegato che venne a sapere, più tardi, che, dietro molte insistenze della giovane marocchina, il suo ‘tesoriere’, il ragionier Pinelli, “diede alcune migliaia di euro a Ruby”.
Berlusconi non voleva creare “un incidente diplomatico” essendo convinto che Ruby fosse parente del presidente egiziano Hosni Mubarak.
“La giovane disse che era di nazionalità egiziana, appartenente a una famiglia imparentata con Mubarak – ha riferito Berlusconi – È evidente che non avevo nessun interesse a chiedere in Questura nulla di illecito. Mi sono limitato a dare e chiedere un’informazione”.
L’ex premier ha poi sostenuto di non aver “mai esercitato pressioni sui funzionari della Questura di Milano”; di fronte ai giudici, ha quindi ripercorso nei dettagli la trattativa con l’allora presidente libico, Gheddafi, per la liberazione dei cittadini elvetici rimasti in Libia dopo l’arresto del figlio Hannibal in Svizzera.
“L’incidente internazionale – ha spiegato – mi aveva occupato a lungo” e per questo “mi venne spontaneo paragonare la vicenda di Ruby a quella di Hannibal e non volevo creare un incidente diplomatico”.
“Avrei preferito rendere interrogatorio ma questi 20 anni di accanimento della procura di Milano contro di me non mi ha consentito di farlo”.
Silvio Berlusconi, nell’aula del processo Ruby, torna ad attaccare i magistrati e spiega così la sua scelta di non rispondere ai giudici ma di rilasciare dichiarazioni spontanee: “Sono disposto a farmi interrogare da chi pone le domande essendo interessato alle mie risposte”.
“Sui giornali si legge che questo tribunale ha già deciso la mia condanna, spero che non sia così e che queste illazioni saranno smentite – ha spiegato Berlusconi concludendo le sue dichiarazioni – Credo ancora – ha proseguito – che in Italia debba esserci la certezza dell’imparzialità dei giudici e per questo ho rilasciato queste dichiarazioni spontanee”.
Se i magistrati non fossero imparziali, secondo l’ex premier, ci troveremmo in un Paese “incivile e barbaro”.
Questo processo è stata una mostruosa operazione di diffamazione per me e le mie amiche – affermato Berlusconi – Nessuna delle mie ospiti, per quanto a mia conoscenza, poteva essere qualificata come una escort. I miei rapporti con loro erano basati sul rispetto, non c’è mai stata alcuna dazione di denaro per ottenere rapporti intimi, lì come in tutta la mia vita. Questo processo ha causato danni assoluti sulla vita di queste ragazze – ha proseguito – questa è la parte più dolorosa della vicenda”.
“Non ho mai chiesto che la ragazza fosse affidata a Nicole Minetti“, ha precisato Berlusconi. L’ex premier ha spiegato di aver chiesto alla consigliera regionale i recarsi in questura a Milano la notte tra il 27 e 28 maggio 2010, dopo il fermo della ragazza, solo perché mi era stato detto che c’era un problema di identificazione e la Minetti conosceva bene Ruby per averla vista alle cene”.



