L’AQUILA – Con la fine dell’emergenza si blocca la ricostruzione.

Da tre giorni, da quando è scaduto il mandato da commissario di Gianni Chiodi, si è resa vacante la governance: nessuno decide, nessuno firma e non esce un euro dalle casse della contabilità speciale istituita per far fronte alle spese dell’emergenza e della ricostruzione.

Chiodi, infatti, dal 1° settembre può gestire solo la fase di passaggio delle consegne ai due nuovi Uffici speciali, uno per L’Aquila l’altro per i restanti Comuni del “cratere”, i cui coordinatori, però, non sono stati ancora nominati.

Una fase di stallo che cade proprio nel momento in cui sembrava che i cantieri stessero entrando a pieno regime e con molti piani di ricostruzione, in primis quello del capoluogo, giunti all’agognata firma dell’intesa.

Un brusco stop deciso direttamente da Roma, con il governo che non ha voluto seguire le orme del precedente che, nel momento di transizione dalla gestione della Protezione civile al commissario, aveva previsto un periodo di “affiancamento” per non interrompere i flussi finanziari.

Pratiche private al palo, dunque, ma anche tutti gli interventi pubblici, tra cui per esempio, quelli relativi al decreto 64 del 2011, circa 40 milioni destinati alla riparazione di municipi, palazzi, centri polifunzionali ed ex scuole di proprietà dei Comuni.

Così come resteranno fermi per chissà quanto tempo le riparazioni dei cimiteri danneggiati dal terremoto: altri 9 milioni parcheggiati in attesa che qualcuno decida di dare il via libera ai progetti predisposti dalle amministrazioni comunali, tra cui quella dell’Aquila, che si è vista assegnati 5 milioni.

Stessa sorte per i fondi destinati alle case “E” non soggette a finanziamento agevolato, con proprietari, imprese e professionisti che saranno costretti ad armarsi di tanta pazienza prima che i Comuni possano ricominciare a pagare parcelle e stati di avanzamento dei lavori.

Tra l’altro i coordinatori, prima di entrare nel pieno delle attività, dovranno attendere la conclusione delle prove del “concorsone” che prevede l’assunzione di 100 unità per i due uffici, di cui la metà a tempo determinato, a meno che, nel frattempo, non siano assistiti dai precari attualmente in servizio presso le disciolte strutture di gestione dell’emergenza (Sge) e tecnica di missione (Stm), i cui contratti comunque cesseranno al 31 dicembre.

Il nuovo assetto della governance a oggi, quindi, è un gigantesco punto interrogativo, nel momento in cui, invece, agli aquilani servirebbero certezze e tempi rapidi.