L’AQUILA – “L’intesa sugli uffici per la ricostruzione non la firmo”.

È categorico il presidente della Provincia dell’Aquila, Antonio Del Corvo, convocato per martedì dal ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, insieme al rappresentante dei sindaci del “cratere”, per siglare i due atti che dovrebbero dare il via libera al “concorsone di Ferragosto” per 300 persone da distribuire tra i due uffici speciale di coordinamento, il comune capoluogo e gli otto uffici tecnici comprensoriali delle aree omogenee.

Una posizione già chiarita con una lettera inviata allo stesso Barca, al commissario uscente per la ricostruzione, Gianni Chiodi, e ai primi cittadini del territorio, anticipata da AbruzzoWeb.

“I nuovi uffici ‘rubano’ prerogative che sono proprie della Regione e degli enti locali”, era il succo della nota.

A questo punto, quindi, si apre uno scenario di incertezza: il 14 o il 17 di agosto dovrebbero essere pubblicati i bandi per l’assunzione del personale, ma senza intese non si può procedere, come stabilisce la legge-Barca recentemente licenziata dal parlamento.

“Non è un capriccio – precisa Del Corvo – innanzitutto avrei bisogno di un conferimento di delega da parte del Consiglio provinciale, ma soprattutto non posso siglare un documento pieno di previsioni che vanno contro la legislazione sugli enti locali e la Costituzione, e lo stesso problema dovrebbero farlo rilevare i sindaci, qui rischiamo di ritrovarci tutti denunciati”.

“Il governo sta mascherando un’intromissione illegittima nel processo di ricostruzione”, aggiunge Del Corvo, che si sofferma anche sul ruolo dei due coordinatori da 200 mila euro l’anno: “avranno poteri illimitati, di fatto si toglie un commissario e se ne piazzano due”.

“Più in generale – puntualizza – è l’intera legge che è piena di contraddizioni ed errori, a cominciare dalla fine dell’emergenza, al 1° settembre Irpinia e Umbria ancora saranno in questo regime, noi no, è assurdo. E poi non c’è una sola parola sulle opere pubbliche, su chi firmerà i decreti di finanziamento e la gestione della fase di transizione è un enorme punto interrogativo”.

“Se andiamo avanti in questo modo rischiamo di bloccare davvero la ricostruzione per anni”, conclude Del Corvo. Alberto Orsini