PESCARA – Il dibattito in corso circa l’ipotesi di inglobare la Provincia di Pescara in quella di Chieti, avanzata dal presidente dell’Ente chietino, Enrico Di Giuseppantonio, nonché presidente regionale Unione Italiana Province (Upi), si inserisce nell’ambito di una ‘inimicizia’ che, a colpi di campanilismo, tra liti calcistiche e scontri politici anche di cattivo gusto, va avanti da tempo.

Uno degli ultimi episodi, in tal senso, risale al marzo di quest’anno: il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, nel corso di una trasmissione televisiva ha definito Zdenek Zeman – l’allenatore che, dopo 20 anni, ha riportato il Pescara Calcio in serie A – un “mezzo rom”.

Il primo cittadino, dopo un acceso dibattito, si è scusato e ha tentato di chiudere la vicenda parlando di una “battutaccia riferita al fatto che allena il Pescara e ai cori di sfottò con noi di Chieti”.

I tifosi pescaresi, spesso apostrofati come “zingari” da quelli chietini, però, non hanno dimenticato l’episodio con la stessa semplicità.

Pochi giorni prima della “battutaccia” di Di Primio, tra l’altro, gli ultrà teatini avevano espresso il loro “no” al boemo, che era tra i tre finalisti del Premio Prisco 2012, in modo in equivocabile: “Zeman a Chieti non lo vogliamo! – si leggeva su alcuni manifesti che hanno fatto il giro della rete – Basta con questa ondata di pescaresità e non, a tutti i costi. Chieti merita rispetto”.

Non solo “guerra” di calcio tra Pescara e Chieti, ma, negli stessi giorni, è stata anche guerra di rifiuti tra i due capoluoghi, che sono a pochi chilometri di distanza: sempre a marzo, infatti, con la chiusura della discarica di Colle Cese di Spoltore (Pescara), nel capoluogo adriatico c’è stata una vera e propria emergenza rifiuti – i cumuli di immondizia sono rimasti in strada per giorni – e il sindaco Di Primio non voleva aprire la discarica Casoni di Chieti.

In quel caso, probabilmente, non si è trattato di campanilismo, concetto di cui comunque si è parlato più volte nei ‘botta e risposta’ dei politici.

E che dire di quanto accaduto a Chieti ad aprile, uno scoop di AbruzzoWeb: durante la processione del venerdì santo, un sessantenne che passeggiava con il pantalone di una tuta del pescara è stato preso a male parole da un gruppo di tifosi neroverdi ed è stato costretto a rifugiarsi in un negozio per evitare di peggio.

Tra calcio, rifiuti e politica, tra insulti e slogan neroverdi e biancoazzurri sui muri delle due città, quella che sembra una eterna disputa, probabilmente, trova le sue origini nel lontano 1927, quando, anche grazie all’impegno di Gabriele D’Annunzio e all’allora ministro abruzzese Giacomo Acerbo, Pescara Portanuova e Castellammare Adriatico si fusero in un unico comune, ovvero l’attuale città adriatica, e alcune zone delle province di Chieti e Teramo furono ‘ritagliate’ per dar vita alla provincia di Pescara.