L’AQUILA – Sono 15 mila le famiglie abruzzesi che si sono impoverite per curarsi, in uno scenario italiano dove la metà dei cittadini rinuncia alle cure per ragioni economiche. In compenso l’Abruzzo spende più di altri per contenziosi legali e per pagare la governance del suo sistema sanitario.
Sono i dati più eclatanti, tra i peggiori d’Italia, della classifica stilata dall’Istituto Demoskopika che mette a confronto i sistemi sanitari delle 21 regioni, in base all’Indice di performance Sanitaria (Ips), realizzato, per il secondo anno consecutivo, sulla base di sette indicatori: soddisfazione sui servizi sanitari, mobilità attiva, mobilità passiva, spesa sanitaria, famiglie impoverite a causa di spese sanitarie out of pocket, spese legali per liti da contenzioso e da sentenze sfavorevoli, costi della politica.
L’Abruzzo, che può vantare di essere la prima regione uscita dal commissariamento della sanità avendo rimesso a posto i suoi disastrati conti, alla luce dei numeri di Demoskopika risulta essere 15esima su 21 regioni, nel gruppo definito delle “Regioni Malate”. E quello che colpisce è che perde tre posizioni rispetto al 2014.
Nella prima fascia, quella delle “Regioni sane”, sul podio ci sonoTrentino Alto Adige, Lombardia e Lazio, seguite da Piemonte, Umbria, Emilia Romagna e Liguria.
Nella seconda fascia, “Regioni influenzate”, compaiono nell’ordine di classifica Lazio, Valle d’Aosta, Toscana, Marche, Umbria, Molise, Veneto, Liguria, e Friuli Venezia Giulia. Infine le regioni malate, tutte del Sud: Sardegna, Basilicata, Abruzzo Campania e nelle ultime tre posizioni Puglia, Sicilia e Calabria.
Analizzando gli indicatori finora messi in chiaro a Demoskopica, quello che deve destare più preoccupazione è relativo alle “famiglie impoverite” ovvero le famiglie residenti che a causa delle spese per farmaci case di cura, visite specialistiche, cure odontoiatriche, sono scese al di sotto della soglia di povertà. In quanto le spese a spese che superano il 40% della loro capacity to pay, ossia la disponibilità al netto delle spese di sussistenza.
Del resto un recente sondaggio di Demoskopica, relativo questa volta la 2016 attesta che circa 10 milioni di italiani, pari al 17,6%, hanno rinunciato a curarsi. Tra i fattori principali figurano i “motivi economici” e le lunghe liste di attesa rispettivamente nel 17,4% e nel 12,8% dei casi. E, ancora, il 6,7% del campione intervistato ha dichiarato di non curarsi “in attesa di una risoluzione spontanea del problema” o, addirittura, per “paura delle cure” come nell’1,5% dei comportamenti rilevati.
L’impossibilità di assentarsi dal luogo di lavoro, inoltre, ha rappresentato un valido deterrente per il 4,8% dei cittadini. Da ultimo, il federalismo sanitario non sembra giovare alla salute degli italiani. Il 3,9%, in particolare, pari a circa 2,4 milioni di connazionali, ha dichiarato l’impossibilità ad occuparsi della propria salute o di quella di qualche suo familiare perché “curarsi fuori costa troppo, non fidandosi del sistema sanitario della regione in cui vive”.
Particolarmente alto in Abruzzo sono poi le spese legali per liti, da contenzioso e da sentenze sfavorevoli, sostenute dal comparto sanitario. In Italia ammontano 191 milioni di euro, con una media di 3 euro pro capite. In Abruzzo la spesa procapite è di 5,7 euro ovvero 7,6 milioni, e a fare peggio è solo la Basilicata con spesa procapite di 6,9 euro.
Un dato ancora più rilevante se si considera che la spesa pro-capite italiana è di poco superiore ai 3 euro.
L’Abruzzo è la seconda in classifica tra le regione che spendono di più per costi della politica, ovvero per mantenere e il management delle aziende ospedaliere, delle aziende sanitarie e delle strutture sanitarie.
La spesa ammonta a 13 milioni di euro, pari a 9,8 euro di spesa pro-capite, a fare peggio solo il Trentino Alto Adige con 10,1 euro di spesa pro-capite





