L’AQUILA – Si vedono spiragli di sereno, ma resta lo stato di agitazione dei 1.500 dipendenti della Giunta regionale abruzzese, a seguito dell’accordo raggiunto oggi tra sindacati da una parte e il direttore generale della Regione Abruzzo Cristina Gerardis, e il capo di gabinetto della Presidenza, Fabrizio Bernardini, dall’altra, sulla venrtenza del paventato taglio del salario accessorio del 2015, legato ai risultati ottenuti, anche di 500 euro in media pro capite.
La Regione infatti si è impegnata a trovare nelle pieghe del bilancio le risorse necessarie per incrementare il fondo di tale salario, “non per eliminare del tutto il taglio” rivela però ad Abruzzoweb Vincenzo Traniello, segretario regionale della Cisl funzione pubblica, “perchè una riduzione del salario accessorio anche se minore, quantifichiamo al massimo di 200 euro, relativamente al 2015 purtroppo ci sarà”.
“L’impegno per la parte pubblica – si legge in una nota della Regione – è quella al reperimento di risorse aggiuntive per incrementare il fondo per la produttività, dando seguito ad una specifica direttiva del presidente Luciano D’Alfonso e della Giunta Regionale in ordine alla necessità di trovare con le organizzazioni sindacali ogni possibile intesa, pur in un frangente di indubbia riduzione delle risorse pubbliche disponibili”.
È stato poi sottoscritto un “accordo-ponte” relativo al fondo 2016 al fine di garantire nell’immediato futuro ai dipendenti regionali le quote di salario accessorio mensilmente erogabili nelle more della sottoscrizione dell’accordo definitivo, relativi in particolare al lavoro usurante e all’indennità di responsabilità.
La Regione si legge ancora nella nota, “al termine dell’incontro, esprime soddisfazione per il risultato raggiunto e garantisce il massimo impegno per il raggiungimento degli obiettivi di incremento auspicati”.
I sindacati però si dicono non del tutto soddisfatti.
“Un taglio ci sarà – ripete Traniello – anche se molto inferiore di quanto temuto. E comunque attendiamo per ritirare lo stato di agitazione la firma dell’accordo vero e proprio”.
Stato di agitazione che prevede anche l’ipotesi di uno sciopero, che sarebbe il secondo in assoluto nella storia della Regione Abruzzo, dopo quello del dicembre 2013, solo quando sarà sottoscritto l’accordo vero e proprio.
Il problema del salario accessorio dei dipendenti, è nato quando il fondo, sempre lo stesso, di circa 15 milioni di euro annui, deve essere suddiviso per un numero maggiore di aventi diritto, con l’arrivo dei dipendenti degli enti strumentali soppressi nella passata legislatura, ovvero l’azienda regionale di promozione turistica (Aptr), l’Agenzia regionale per i servizi di Sviluppo Agricolo (Arssa) e Abruzzo sviluppo.
L’ammanco quantificato per evitare ulteriori tagli per l’anno 2015 è di circa 450 mila euro.
I sindacati avevano chiesto di attingere dagli avanzi di amministrazione che vengono prodotti dal fondo dei premi di produzione dei dirigenti, che invece sono diminuiti di numero, che tanto non possono essere utilizzati per premi di produzione, poiché la legge di stabilità del 2011 ha stabilito poi un tetto.
Gi uffici della Regione hanno però più volte evidenziato problemi tecnici e legislativi per effettuare questo “travaso”. Da qui la ricerca dei fondi nelle classiche pieghe di un bilancio però molto povero, e che deve soddisfare tante altre esigenze degli abruzzesi.
Il salario accessorio dei dipendenti regionali, in media di circa 4 mila euro l’anno lordo, si aggiunge al salario tabellare, che va da 1.000 a 1.400 euro al mese.
Viene riconosciuto non solo come premio di produzione, ma anche per indennizzare il cosiddetto “disagio”, ad esempio quello dei dipendenti che devono lavorare in esterni e nelle ore notturne.





