L’AQUILA – Forze fresche nell’organico del Comune dell’Aquila, per far fronte alle necessità della ricostruzione, con la procedura della chiamata diretta da parte dei singoli dirigenti. Mentre ancora non viene risolta strutturalmente la questione dei 56 precari, rinnovati alla fine dello scorso anno dopo mesi di tira e molla ma solo fino al 2017.
La Giunta comunale ha deliberato il potenziamento delle risorse umane, stabilendo che “il personale venga reclutato attingendo dalle graduatorie degli idonei del concorso Ripam Abruzzo”, il cosiddetto “concorsone”, quello bandito dopo il terremoto per l’assunzione di circa 300 persone a tempo indeterminato da impiegare negli uffici della ricostruzione. O, in alternativa, “da altre graduatorie esistenti nell’Ente per il conferimento di incarichi professionali”.
Ma secondo quanto appreso da AbruzzoWeb, in molti casi le procedure sono alla fine sfociate in assunzioni a chiamata diretta.
La delibera individuava gli uffici e le unità di personale da assegnare a ciascuno di essi, 22 in tutto, stabilendo per ogni incarico una quantificazione economica di 18 mila euro per “un periodo orientativo di 6 mesi”.
In particolare, sono state assegnate 7 unità per il settore Ricostruzione pubblica e patrimonio, 6 unità al settore Risorse umane e centrale unica di committenza, 3 a quello Risorse finanziarie e controllo Centro servizi anziani, 2 ai settori Politiche sociali e a quello dell’Avvocatura, 1 ciascuna ai settori Pianificazione e Attività produttive, e “si demanda ai singoli dirigenti l’individuazione puntuale dei profili di interesse per le attività di competenze”.
I fondi da impiegare sono 400 mila euro, da attingere dallo stanziamento del febbraio 2015 dal Cipe, che vengono distribuite ai settori in proporzione alle unità di personale da assumere.
Alla delibera di Giunta, che risale al 3 novembre 2015, seduta alla quale erano assenti il vice sindaco Nicola Trifuoggi e gli assessori Pietro Di Stefano e Pierluigi Mancini, è seguita una serie di determine con le quali i dirigenti hanno proceduto ad affidare gli incarichi.
In molti casi questo è avvenuto senza, però, attingere dalle graduatorie indicate nell’indirizzo politico dato dall’amministrazione. E senza pubblicare l’avviso interno necessario a verificare la presenza dei profili necessari tra le professionalità presenti in Comune.
La dirigente del settore Ricostruzione pubblica Enrica De Paulis, per esempio, l’11 gennaio ha affidato un “incarico fiduciario diretto” per un periodo di circa 6 mesi con un corrispettivo totale di 18 mila euro, e il 4 febbraio per un periodo di un anno con un compenso di 36 mila euro, attingendo dall’elenco dei professionisti del settore Ricostruzione pubblica e Patrimonio.
Il 15 febbraio è stato assegnato un nuovo incarico per “assistenza tecnico specialistica alle procedure di ricostruzione degli impianti sportivi di proprietà comunale e alle relative procedure di concessione e gestione”.
Le determine della dirigente sono state precedute da uno scambio di missive con il Formez, interrogato per verificare se, nelle graduatorie del concorsone, vi fossero candidati con i profili professionali richiesti. La risposta del Centro servizi per la Pubblica amministrazione ha però rimandato alla delineazione di un quadro complessivo delle esigenze da parte del Comune.
Sulle assunzioni dirette che hanno eluso le liste degli idonei è intervenuto anche il consigliere comunale Gianni Padovani (Partito socialista), che ha chiesto la convocazione della commissione di Controllo e Garanzia, puntando l’indice anche sull’esistenza “di una graduatoria per affidamenti fiduciari di cui scopro solo ora l’esistenza, preferita per competenze e urgenza agli idonei del concorsone. E chissà poi perché!”.
“Leggendo oltre tecnicismi lessicali della delibera di Giunta, spesso utilizzati per camuffare differenti intenzioni – ha aggiunto – ho immediatamente ravvisato una serie di incongruenze, punti oscuri e interrogativi che mi hanno indotto a richiedere tutti gli atti inerenti la deliberazione di Giunta al dirigente Coluzzi”.
Le risposte, però, per Padovani “piuttosto che fare luce sui miei dubbi, hanno contribuito ad aumentarne il peso e a trasformarli in ‘quasi certezze'”.
“In particolare – prosegue Padovani – vi ho ravvisato numerose anomalie riferibili alla quasi totale mancanza di trasparenza e legittimità amministrative, assurdi anacronismi temporali tra la datazione dei diversi atti protocollati; il mancato rispetto del testo deliberativo medesimo ovviando, secondo una strategia debolmente astuta, il coinvolgimento degli ‘idonei Ripam’ in questo rinvigorimento di personale da impiegare presso alcuni settori della Ricostruzione”. (red.)






