L’AQUILA – La Regione Abruzzo è stata condannata a risarcire una settantina di lavoratori precari a lungo alle dipendenze dell’Ente, che si sono visti riconoscere la natura subordinata del rapporto di lavoro.
La Corte d’Appello dell’Aquila, il 21 gennaio scorso, ha confermato le sentenze di primo grado accogliendo i ricorsi di tutti i ricorrenti che hanno chiesto l’accertamento della propria posizione lavorativa, riconoscendo il diritto alle differenze retributive.
L’esecuzione forzata, per la quale ci sarà la sentenza il 15 febbraio, è instaurata sulla base della sentenza di primo grado. La Regione ad oggi non ha pagato, e non ha mai inteso farlo spontaneamente comportando un aggravio di spese per l’Ente.
A ciascun ricorrente sono stati riconosciuti mediamente 30 mila euro, secondo una stima Palazzo Silone dovrà quindi sborsare complessivamente circa un milione e mezzo di euro.
“Ciascuno dei ricorrenti era indispensabile per garantire la funzionalità del servizio in ausilio alla struttura”, scrivono i giudici Rita Sannite, Maria Luisa Ciangola e Ciro Marsella nella sentenza in cui respingono il ricorso della Regione e accolgono le istanze dei lavoratori. “Gli assunti a termine – si legge ancora – svolgevano la stessa attività del personale di ruolo nel senso che si posizionavano in affiancamento o in ausilio”.
Alcuni dei precari storici sono ancora a lavoro in Regione, anche se per conto di società esterne, alle quali l’Ente appalta servizi.






