dal nostro inviato

ROMA – Conferma delle assoluzioni per i 6 esperti della commissione Grandi rischi e conferma della condanna con rinvio per i soli fini civili aggiungendo nuove parti civili per l’ex vice capo della Protezione civile Bernardo De Bernardinis.

Queste le conclusioni della requisitoria del sostituto procuratore generale Maria Giuseppina Fodaroni al processo di Cassazione che si è svolto oggi a Roma, che ha ritenuto rassicuratoria la nota intervista rilasciata dal numero 2 di Guido Bertolaso prima della riunione.

L’organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio è stato condannato in primo grado e assolto in Appello nella sua composizione del 2009 dalle accuse di omicidio colposo e lesioni, per aver rassicurato gli aquilani e sottovalutato il rischio sismico nella riunione del 31 marzo 2009, a 5 giorni dalla scossa distruttiva del 6 aprile che ha causato 309 vittime.

La sentenza è prevista domani, dopo la Camera di consiglio che comincerà alle ore 9. Il dibattimento, serratissimo, è terminato oltre le 21.40, dopo circa 10 ore dall’inizio, con una sola ora di pausa pranzo e un break di 15 minuti prima delle arringhe difensive.

“Considerata l’ora tarda e la molteplicità e l’importanza delle questioni da decidere”, il presidente del collegio giudicante, Fausto Izzo, ha decretato lo slittamento.

In aula non erano presenti gli imputati, anche se la presenza del fratello gemello di Giulio Selvaggi, Marco, avvocato, ha fatto equivocare su di lui.

Oltre ai legali c’erano numerose parti civili che hanno accusato a lungo negli anni la Cgr, come Vincenzo Vittorini, Maurizio Cora, Massimo Cinque, Pier Paolo Visione, Antonietta Centofanti, oltre a esponenti del Comitato 3e32.

Presente anche la senatrice aquilana del Pd Stefania Pezzopane che ha chiesto una commissione parlamentare di inchiesta sugli stessi fatti, e il consigliere comunale Ettore Di Cesare (Appello per L’Aquila), oltre a Maurizio Capri, assessore, qui, però, in veste di avvocato.

Nella seconda parte della requisitoria il pg ha esaminato alcuni singoli casi di parti civili in relazione alla posizione di De Bernardinis, per il quale ha chiesto l’accoglimento dei ricorsi che ne annullavano la condanna, importante soprattutto ai fini civili.

Ha riscontrato comunque delle “smagliature motivazionali nel percorso della sentenza” di secondo grado.

Il processo è stato celebrato davanti al presidente Izzo, ai giudici Patrizia Piccialli, Andrea Montagni, Salvatore Dovere e Marco Dell’Utri, questi ultimi due relatori, oltre agli aggregati Daniele Cenci e Ugo Bellini.

In particolare il collegio ha valutato i ricorsi presentati dalla procura generale dell’Aquila contro l’assoluzione dalle accuse di omicidio e lesioni colpose plurime di Giulio Selvaggi, Franco Barberi, Enzo Boschi, Mauro Dolce, Claudio Eva e Michele Salvi e il ricorso dell’ex vice capo della protezione civile De Bernardinis, condannato a 2anni con la sospensione e la non menzione.

In primo grado, il 22 ottobre 2012, erano stati tutti condannati a 6 anni.

LA PROTESTA SILENZIOSA DEGLI AQUILANI

Il processo è stato caratterizzato anche dalla forte attenzione della città. Stamattina infatti hanno organizzato un sit-in silenzioso in piazza Cavour i Red Blue Eagles 1978, gruppo ultras dell’Aquila calcio, il comitato 3e32 e il comitato dei parenti delle vittime.

I Red Blue Eagles hanno srotolato uno striscione, con scritto: “Contro chi ha rassicurato invece di allarmare, contro un sistema malato che protegge se stesso chiediamo giustizia”.

Più tardi, in concomitanza con l’inizio dilatato dell’udienza, è arrivato anche il Comitato 3e32, reduce da ingorghi stradali, che ha rispolverato l’amaro cartello “Il potere ordina, gli scienziati obbediscono” mentre alcuni indossavano magliette con delle lapidi e l’epitaffio “Rassicurato, avevo 22 anni”, con l’età delle vittime.

Il clima è stato solenne, come impongono le rigidissime regole della Cassazione: vietate le foto fuori dall’aula, dentro l’aula, perfino nei corridoi, e dalla sera sono stati banditi anche tablet, gli appunti i cronisti li hanno potuti prendere solo a penna.

Anche bere ha la sua etichetta: meglio procurarsi un bicchiere o, se proprio ci si attacca alla bottiglia, chiedere scusa alla Corte, come ha fatto l’avvocato dello Stato, Carlo Sica.

LE RICHIESTE

Il pg Fodaroni ha chiesto il rigetto del ricorso del procuratore generale per De Bernardinis e per il responsabile civile, la presidenza del Consiglio.

Ha chiesto l’inammissibilità del ricorso per le parti civili Parisse e Sette, nonché il rigetto di tutti i ricorsi di tutte le parti civili nei confronti dei 6 imputati assolti e, conseguentemente, la conferma delle assoluzioni disposte in Appello.

In accoglimento dei ricorsi a effetti civili contro l’assoluzione di De Bernardinis delle parti civili Piccinini, Rambaldi, Fioravanti, Hamade e quelle legate al crollo della Casa dello studente, ha chiesto l’annullamento con rinvio della sentenza.

Se accolta, De Bernardinis verrà condannato in via definitiva al termine di un procedimento da celebrare presso la Corte d’Appello di Perugia.

LA REQUISITORIA 

“La Corte d’Appello dell’Aquila non giunge a conclusioni incongrue quando dice che il messaggio della commissione Grandi rischi, preso di per sé, non ha efficacia rassicurante, punto di partenza della sentenza di primo grado, rassicurazione capace di scardinare il livello di allarme della cittadinanza”.

Questo uno dei passaggi salienti della requisitoria del pg Fodaroni che ha sostanzialmente avvalorato l’operato del processo di secondo grado.

Di “rassicurazioni indebite” ha parlato la rappresentante dell’accusa in riferimento all’intervista di De Bernardinis, quella rilasciata prima della riunione in cui, rispondendo a una domanda del cronista Gianfranco Colacito, disse che gli aquilani potevano bere un bicchiere di vino e quindi stare tranquilli.

“RIUNIONE CGR O MENO? NO, MA IRRILEVANTE”

Il pg Fodaroni ha riscontrato “Questioni sostanzialmente comuni negli appelli contro gli imputati, la prima è la qualificazione della riunione. Il problema ha un impatto non decisivo, ma le argomentazioni della Corte d’Appello non mi sembrano incongruenti né argomentate in modo non corretto”.

Quattro esperti di rischio sismico vengono invitati a partecipare alla riunione dell’Aquila.  L’attività si sostanzia in nulla di diverso, il problema non è dirimente: la Corte ha avuto attenzione ai profili di effettività quando ha esaminato l’attività richiesta ed espletata dai soggetti che hanno partecipato alla riunione.

Le indicazioni della riunione sono state fare una valutazione oggettiva della sequenza in atto, discutere e fornire informazioni sugli allarmi diffusi sulla popolazione.

Con riferimento a queste attività non si trovano neanche nello statuto Cgr norme cautelari su come vada svolta, i due giudici convengono, servivano criteri di di leggenda, perizia e attenzione alle problematiche, ai criteri della colpa generica.

“NON SI DOVEVA PREVEDERE IL SISMA”

Si tratta di una colpa generica rispetto alla quale non c’è una norma specifica cautelare violata. Si è trattato di una condotta non omissiva ma commissiva. Quali gli addebiti che hanno portato i due giudici a ragionare in modo diverso. Nella sentenza di primo grado si dice quello che ci si aspettava e non ci si aspettava: non bisognava prevedere il terremoto o lo stato di allarme, ma il messaggio non doveva abbattere il livello di guardia e attenzione della popolazione.

Qui c’è la differenza con la sentenza d’Appello, che valuta il risultato della riunione ed evidenzia che le affermazioni del verbale e veicolate all’esterno non abbiano contenuti scientificamente scorretti.

“LO SCARICO DI ENERGIA”

Su questo aspetto gli esperti non prendono posizione specifica sul fenomeno, ma è superata nel momento in cui si qualifica lo sciame come fenomeno neutro e non precursore, si nega di conseguenza che comporti, quindi, lo scarico di energia.

Anche sulla vulnerabilità degli edifici non ci sono vizi logici, non era una previsione di danno futuro ma una verifica dei danni che ci si poteva attendere.

L’intervista di Barberi confuta la predittività a breve del terremoto, quella al sindaco non apporta alcunché come tranquillizzante, quella alla Stati è la più problematica perché parla di rassicurazione ma fa riferimento a piani di evacuazione.

“IL MESSAGGIO RASSICURANTE”

Il messaggio rassicurante è arrivato dall’intervista prima della riunione di De Bernardinis, questa sì comunicativa. Sullo scarico di energia e sul fatto che, testuale, non c’è pericolo. Contenuti che potevano essere riferiti anche agli esperti convenuti all’Aquila.

Su questo si appunta il riferito di tutte le parti civili che parlano del condizionamento delle proprie ataviche abitudini di fronte al sisma. Se ne avesse parlato in riunione ci sarebbe dovuto essere uno specifico compito di confutazione perché il nesso causale è stato individuato proprio di fronte a questi contenuti comunicativi.

Ma se non c’è prova che siano stati diffusi come si può esigere che essi venissero confutati, al di là della considerazione sullo sciame sismico che non è un precursore? Dopo la riunione, tra l’altro, aveva elementi per ritrattare sullo scarico di energia, ma De Bernardinis non lo ha fatto.

Risulta quindi corretta la valutazione autonoma della sua posizione.

LE DIFESE, “NESSUN ESPERTO HA RASSICURATO”

“Abbiamo sentito accalorate arringhe dei colleghi aquilani che hanno vissuto la tragedia ma vanno ben oltre i possibili profili di colpa della vicenda, entrando anche a gamba tesa e introducendo questioni di merito che sono precluse a questa Corte, che deve valutare la legittimità”.

Così l’avvocato Alessandra Stefano, che assiste Claudio Eva, nel corso della sua arringa difensiva al processo di Cassazione alla commissione Grandi rischi.

“La Corte ha valutato più elementi probatori del tribunale, è molto originale e sorprendente che le parti civili si lamentino del contrario – ha detto in relazione alla sentenza di Appello – Il giudice di primo grado è stato capace di attribuire al sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, una frase mai pronunciata senza invece considerare altre testimonianze”.

“Gli esperti erano chiamati a valutare il rischio, non a gestirlo, e lo hanno fatto nel modo più rigoroso”, ha concluso.

Per l’avvocato Franco Coppi, difensore di Giulio Selvaggi, il procuratore generale “ha già speso nelle richieste tutti gli argomenti validi a sostegno della conferma della sentenza d’Appello almeno sui 6 esperti” che non hanno diffuso, a suo dire “messaggi tranquillanti”.

Coppi ha ricordato anche che “in quella riunione non c’è stato voto, basta questo per chiarire la natura di quella riunione di esperti che si vorrebbe far diventare formalmente della Grandi rischi per rispolverare la colpa collettiva”.

“L’Aquila era una città stupenda ma aveva strutture costruite da secoli e quindi deboli, le si poteva rinforzare ma è un discorso che facciamo quando ormai i buoi sono usciti dalla spalla”, ha concluso con una nota polemica.

Sintetica l’arringa di Marcello Melandri, che assiste Enzo Boschi, e che ha fatto notare che “il pg ci ha risolto e ci ha spiegato come la sentenza di Appello debba essere confermata. La commissione – ha concluso – non ha mai detto che lo scarico di energia non creasse problemi, eppure questo è il nocciolo del processo. La popolazione aquilana non ha mai saputo quello che fu detto nella riunione, ma solo quello che è stato riportato dalla stampa”.

La sua affermazione “dobbiamo ancora capire quale sia la differenza tra prevedere il rischio del terremoto e prevedere il terremoto” ha suscitato malcontento tra i familiari delle vittime, in particolare Vincenzo Vittorini si è messo le mani tra i capelli.

Molto tecnico l’intervento dell’avvocato Roberto Petrelli, che assiste Franco Barberi, per il quale “la sentenza di Appello ha demolito l’edificio di quella di primo grado ricostruendolo dalle fondamenta”, quella che all’Aquila si chiamerebbe una ‘sostituzione edilizia’.

Filippo Dinacci assiste due imputati: Mauro Dolce, definito con sarcasmo “imputato senza condotta”, e Bernardo De Bernardinis, unico per il quale è stata chiesta la condanna definitiva.

“La mancata analisi del rischio terremoto contestata dall’accusa è, in realtà, la mancata previsione di cose non prevedibili”, ha sottolineato, ricordando poi la “Babele comunicativa” sui possibili messaggi della commissione.

“Il contenuto dell’intervista è stato manipolato dalla stampa su alcuni messaggi fondamentali – ha sottolineato poi – De Bernardinis è docente di tecnica dei fluidi, se lo si fa apparire come sismologo l’equivoco non è nelle sue dichiarazioni. Perché De Bernardinis deve surrogarsi alle responsabilità previste dalla legge sulla stampa?”.

L’avvocato Carlo Sica, che assiste la presidenza del Consiglio, responsabile civile, sull’intervista di De Bernardinis, definita rassicurante anche dal pg di terzo grado Fodaroni, ha fatto notare che “non si possono atomizzare un paio di frasi da un’intervista perché esse vanno calate nel discorso”.

“Non dobbiamo dimenticare l’incipit dell’intervista di De Bernardinis – ha evidenziato – che dice che ‘il fenomeno sismico lo valuteranno gli scienziati, io faccio l’operativo’. E poi ricorda, essendo originario del posto, che bisogna convivere con il terremoto perché il territorio e altamente sismico”.

“Questo incipit ovviamente non è di rassicurazione e fa comprendere come anche la frase rassicurante che la Corte d’Appello attribuisce a De Bernardinis non abbia in realtà quel significato”, ha concluso Sica.

PARTI CIVILI CONTRO LA CORTE DI APPELLO

“L’irresponsabile responso della commissione Grandi rischi ci è costato 309 vittime, non è una colpa generica ma specifica. Non hanno fatto una approfondita disamina, ma una superficiale e sibillina analisi”.

Nei toni accalorati dell’avvocato di parte civile Attilio Cecchini, l’energia negli interventi del pomeriggio al processo di Cassazione alla commissione Grandi rischi accusata di omicidio per le presunte rassicurazioni prima del terremoto del 2009.

“Io sono un sopravvissuto a quella scossa, si capisce dall’intensità del mio intervento. Chiedo che non ci sia un unico capro espiatorio”, ha detto Cecchini in riferimento alla sola richiesta di condanna definitiva per l’ex capo dipartimento della Protezione civile De Bernardinis con la conferma di 6 assoluzioni.

“La qualità di pubblico ufficiale per un soggetto chiamato a svolgere determinate funzioni non viene meno per le irregolarità del conferimento, assume rilievo il mero utilizzo dei poteri, dice la stessa Cassazione – ha ricordato – L’investitura irregolare e l’essere un funzionario di fatto non escludono la qualità dell’atto, questo doveva considerare la Corte d’Appello aquilana e non l’ha fatto. Bisogna uscire dalla strettoia della colpa generica e ristabilire una posizione di diritto”.

Quanto a De Bernardinis, è stao chiesto l’accoglimento del ricorso dell’avvocato Wania Della Vigna, sostenuto in aula dal legale Guido De Luca, con l’accoglimento del nesso di causalità e possibili risvolti civili per i ragazzi sopravvissuti al crollo della Casa dello studente e le famiglie delle vittime.

Per l’avvocato Angelo Colagrande, “il pg Fodaroni ha immaginato la storia, ma non l’ha vissuta come noi aquilani, che abbiamo vissuto 800 giorni di terremoto, perciò mi distacco recisamente dalle sue conclusioni. Lo sciame sismico – ha precisato – si accentuò con una scossa di magnitudo 4 e non auguro a nessuno di averne esperienza. Il messaggio della Cgr fu recepito come una panacea”.

Come già fatto in primo grado, l’avvocato Maria Teresa Di Rocco si è immedesimata nei suoi assistiti dicendo di dare con la sua arringa “la parola a cinque bambini deceduti nel crollo delle loro abitazioni. Riparto dal pg, che cosa ci si aspettava dalla riunione? Un’analisi del rischio, niente altro”.

La legale ha ricordato il decesso “di una bambina che doveva nascere il 6 aprile con parto programmato. Questa, signori della Corte, è la causa”.

“È come se dopo gli attentati di Parigi si riunisse un comitato per la sicurezza per dire va tutto bene, stiamo tranquilli. Bisogna valutare gli elementi di rischio”, ha concluso.

L’avvocato Fabio Alessandroni ha fatto notare che “la Corte d’Appello recepisce molte argomentazioni della difesa De Bernardinis senza produrne di proprie”.

A chiudere il novero delle parti civili l’avvocato Antonio Valentini, che ha dato il via all’inchiesta con il primo esposto.

“La Corte d’Appello fa capire che noi siamo stati allucinati, invece è stata lei a partire da una posizione di non colpevolezza – è sbottato – Sono giudici di diritto ma dovevano conoscere il fatto. Il capo di imputazione è preciso e armonico”.

I giudici di secondo grado “avrebbero dovuto valutare l’operato della commissione e non l’hanno fatto. Già il tempo la dice lunga, solo 40 minuti per trovare le conclusioni da portare al popolo aquilano, che fibrillava”.

Valentini ha ricordato anche il verbale della riunione postumo, “compilato sei giorni dopo, mentre noi cercavamo i morti”.

LA RELAZIONE PRELIMINARE

L’udienza ha preso avvio alle 10.50 con la relazione durata circa un’ora e mezzo del magistrato Salvatore Dovere, che ha riepilogato il capo di imputazione ricordando le accuse di aver diffuso informazioni “incomplete, imprecise e contraddittorie”.

Il tribunale di primo grado, è stato fatto notare, ha considerato la riunione della commissione Grandi rischi effettivamente convocata, presupposto della condanna per le rassicurazioni e le mancate informazioni. La relazione ha ricordato che, al contrario, per la Corte d’Appello, quella non fosse una riunione della Cgr, sia per la convocazione irrituale sia per la presenza di solo 4 esperti, quando il minimo è di 10

Di qui l’impossibilità di condannare gli imputati sulla base della normativa che disciplina la commissione. Inoltre, come ricordato nella relazione preliminare, la Corte ha riscontrato la piena correttezza scientifica e l’assenza di contenuto rassicurante. E ancora in Appello è stata bocciata la condivisione da parte degli imputati, tranne De Bernardinis, delle finalità mediatiche.

De Bernardinis, unico a mantenere una condanna a 2 anni di carcere, rispetto alle altre 6 assoluzioni, tramite il proprio avvocato, Filippo Dinacci, ha proposto ricorso in Cassazione per violazioni di legge e vizi di motivazioni in sette punti. Tra questi, l’inattendibilità delle testimonianza che hanno reso dichiarazioni generiche e vantano un interesse, secondo il legale, vale a dire quello di ottenere un risarcimento in sede civile.

E inoltre viene ricordato che De Bernardinis in una conferenza stampa ha rilasciato dichiarazioni tutt’altro che rassicuratorie, al contrario di quelle nell’intervista televisiva, quella del “bicchiere di vino” da bere per stare sereni, e la scelta di considerare solo queste ultime viene ritenuta illegittima.