L’AQUILA – “Per l’esame in ospedale c’era da attendere mesi, la fila di persone davanti a me era lunghissima. Così il dottore ha elegantemente suggerito di aggirare il problema rivolgendomi alla struttura privata. Ma io non ho le possibilità di pagare quell’esame!”.
Le segnalazioni alla redazione di AbruzzoWeb, numerose, suonano più o meno tutte così.
Al nosocomio dell’Aquila, come accade un po’ dappertutto, secondo quanto denunciato da alcuni pazienti molti medici dirotterebbero ai centri privati per esami e visite specialistiche per le quali le attese nelle strutture pubbliche possono essere anche di mesi. Che poi quegli ambulatori siano gli stessi dove loro prestano servizio o di cui sono addirittura titolari, poco cambia.
Una consuetudine che, peraltro, sembrerebbe essere diffusa in tutta Italia.
È della scorsa settimana la richiesta di 4 anni e 8 mesi di carcere per il direttore dell’Unità operativa di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale di Pescara che, secondo l’accusa, induceva le proprie assistite a rivolgersi a lui privatamente, a garanzia di un rapido scorrere della lista di attesa.
A questo giornale non confermano l’esistenza del fenomeno, ma neppure la smentiscono, il direttore generale della Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila, Giancarlo Silveri, e il presidente dell’Ordine dei Medici, Maurizio Ortu.
Attese tanto lunghe da indurre pazienti a rivolgersi al privato “non possono esserci”, dice il manager ad AbruzzoWeb. “Se la prestazione è urgente e il medico la prescrive come tale – puntualizza – i tempi non sono lunghi”.
“Deontologicamente sarebbe scorretto, non regolare, e se ci sono delle incongruenze la magistratura deve intervenire”, afferma Ortu a questo giornale. “Il contratto – spiega – stabilisce cosa puoi e cosa non puoi fare, è un contratto al singolo professionista e non collettivo”.
“Nel caso in cui il contratto lo contemplasse sarebbe regolare, non si tratterebbe di un ‘dirottare’ i pazienti”.
“C’è sempre la mosca bianca che non si comporta bene e danneggia la intera categoria – aggiunge Ortu – e come sempre c’è più scalpore per un albero che cade che per una foresta che cresce”.
“La provincia dell’Aquila è sicuramente virtuosa, il nostro Ordine è stato riconosciuto tra i più corretti d’Italia, anche se – ammette poi il presidente – può esserci qualcuno che va fuori dal seminato”.
La materia è regolarmente normata, assicura Silveri, che garantisce come le autorizzazioni ai medici vengono concesse con delle prescrizioni da parte dell’azienda che può limitare il numero di prestazioni per le specifiche materie.
E che i costi sostenuti per le visite extra moenia, cioè fuori dall’ospedale, dai medici autorizzati a farlo, vengono ripartite tra il professionista e l’azienda sanitaria.
“I medici ospedalieri – puntualizza – hanno diritto per contratto a svolgere attività libero professionale, ma devono farlo nell’ambito delle regole poste dall’azienda”.
“Se l’azienda non ha spazi propri, come all’Aquila, dove li avremo a fine dicembre, possono farlo in studi esterni convenzionati con noi, altrimenti in spazi nostri, interni, come a Sulmona e Avezzano, dove è già così”.
Nell’ospedale del capoluogo questo servizio troverà spazio al posto del reparto di Ortopedia, che è stato trasferito in altri locali.
Il manager se la prende poi con i pazienti che, davanti ad estenuanti liste d’attesa, finiscono per scegliere la sanità privata.
“Il 30-40% delle persone che prenotano un esame o una visita poi non si presenta!”, sbotta, invitando a disdire nel caso in cui non se ne avesse più bisogno, snellendo così anche la lista d’attesa e velocizzando i tempi.
“Il comportamento dei singoli – chiosa infine Silveri – è ascrivibile alla coscienza e alla deontologia personale di ciascuno, a me piacerebbe pensare che ciascuno sia assolutamente rispettoso e corretto e faccia le cose secondo norma”.



