L’AQUILA – “Se entro il 15 settembre il Consiglio regionale non approverà il finanziamento straordinario da 800 mila euro, convoco il cda e liquido l’Istituzione sinfonica abruzzese”.

A parlare è Antonio Centi, presidente dell’ente che da mesi attende i soldi della Regione con i dipendenti senza stipendi da aprile.

Sull’orlo del tracollo a causa anche dei dissidi interni alla maggioranza. L’atteso rifinanziamento è stato affondato nell’inconcludente giornata di consiglio del 11 agosto, a causa della defezione dei consiglieri ribelli Andrea Gerosolimo e Mario Olivieri di Abruzzo civico, e di Luciano Monticelli del Partito democratico.

Incassata dal presidente della Regione Luciano D’Alfonso, costretto ricucire la crisi, la proposta di un assessorato con delega ad aree interne e cultura proprio per Gerosolimo, i tre stanno lavorando ad una legge quadro sulla cultura, in cui, ha spiegato ad Abruzzoweb Giulio Borrelli, ex direttore del Tg1 e coordinatore di Ac, “vengano stabiliti criteri oggettivi per assegnare i contributi regionali, con tutte le istituzioni e associazioni divise per fasce di merito e importanza, a cui corrisponda la percentuale di finanziamento certa e determinata”. Perchè, sottolinea Borrelli, “non è più possibile che ottengano attenzioni solo le istituzioni culturali che hanno i santi in paradiso, che sono ‘spinte’ da questo o quel consigliere”. Con un non tanto velato riferimento proprio all’Isa.

E non si fa attendere la replica piccata di Centi.

“Ben venga una nuova legge quadro, ma ai tre consiglieri – afferma il presidente Isa – voglio però ricordare che per la nostra sopravvivenza è questione di giorni. Ripeto che l’ipotesi liquidazione non è solo una minaccia, è ad oggi lo scenario più probabile. I nostri dipendenti, orchestrali e amministrativi, sono senza stipendio da marzo, l’ultimo acconto lo hanno avuto poco prima di Pasqua di 1000 euro, e sono allo stremo. Non facciamo concerti da fine luglio, e siamo riusciti a pagare almeno i contributi ai dipendenti solo grazie al Comune dell’Aquila che ha stanziato 36 mila euro”

E Centi aggiunge che “quello che fa rabbia è che tutti dicono in Consiglio regionale di voler risolvere il problema, che l’Isa va assolutamente salvata, ma di fatto aspettiamo questi soldi da mesi e continua a non accadere nulla. E se ora si dice che prima va fatta una legge quadro, che porterà via mesi, di fatto  si decreta la morte di un orchestra che un fiore all’occhiello in Italia, e che ha pochi giorni di vita”.

Gli 800 mila euro da erogare in due trance, sono poi la condizione per poter utilizzare il finanziamento statale da 1,5 milioni di euro. Fondi già stanziati, che saranno in cassa entro un mese, ma che il governo li rivorrà indietro, se non ci sarà la compartecipazione della Regione.
 
Centi si accalora poi nel replicare all’accusa non tanto velata rivolta all’Isa di essere un’Istituzione “raccomandata”, e con i “santi in paradiso”.

“Delle 12 istituzioni sinfoniche italiane, per entità di finanziamento statale ricevuto noi siamo la quinta, e non certo perché abbiamo santi in paradiso, ma perché il Paese riconosce la nostra qualità e lo spessore del nostro lavoro. Le valutazioni sono fatte da una commissione nazionale,in modo oggettivo e senza che possano in nessun modo influire consiglieri e politici amici”.

Centi ha qualcosa da dire anche a Giancarlo Zappacosta, capo dipartimento alla Cultura, che ha invitato le istituzioni culturali a darsi da fare per trovare altri canali di finanziamento mediante sponsorizzazioni, ad imparare ‘a stare sul mercato’ e a a smettere di fare affidamento solo sui contributi pubblici.

“Anche qui sembrano affermazioni ragionevoli e condivisibili – replica Centi – ma va ricordato che le Istituzioni sinfoniche sono nate per essere veicoli di diffusione di cultura musicale, a prescindere dal botteghino. Noi per questa ragione facciamo concerti in 155 comuni della regione ogni anno, e di questi la maggior parte hanno meno di 3 mila abitanti. Come possiamo fare cassa con il botteghino, quale sponsor può essere disposto a sostenerci in modo importante in quelle piazze?”.

Per questo, ragiona Centi il contributo pubblico è ineliminabile.

“Al Marrucino di Chieti – fa un altro esempio Centi – di solito otteniamo il pienone con 700 spettatori, che pagano un biglietto da 10 euro, ma anche in questo caso non sarebbe possibile autofinanziare la serata, perché abbiamo un orchestra da 40 elementi, che percepiscono stipendi da 1500 euro al mese, a cui devi aggiungere tutte le altre spese”.

Infine un commento all’ipotesi di Gerosolimo assessore alla Cultura. “Nulla da dire sulla qualità della persona, ma se la sinfonica sarà costretta sciogliersi , l’ipotesi, non lo nego, mi crea un certo imbarazzo”. Filippo Tronca