L’AQUILA – “In una città antica come L’Aquila era sicuramente prevedibile la possibilità di trovare dei reperti scavando e dovevano metterlo in conto. Interrompere così i lavori e ostruire completamente l’accesso ai colleghi che hanno riaperto lungo via Garibaldi, crea un disagio enorme e non incentiva a tornare in centro, a provarci, a mettersi in gioco”.

È il grido d’allarme di Roberta Rossetti, della pelletteria Firminio di Corso Vittorio Emanuele, all’Aquila, uno dei coraggiosi commercianti che ha riaperto in centro storico e ora è in ginocchio a causa dello stop ai lavori dei sottoservizi, imposto dalla Soprintendenza a causa del ritrovamento di alcuni reperti archeologici.

La chiusura di via Sant’Amico, via della Genca, via Paganica e piazza Chiarino, costringe ogni giorno i pedoni a compiere un “girone dantesco”, rendendo impssibile raggiungere negozi e locali, ai quali si può arrivare solo “scavalcando” i cantieri e attraverso stretti percorsi pedonali. 

“Il lavoro è diminuito – dice Roberta – è difficile andare avanti perché noi viviamo dei nostri guadagni. Le strade sono chiuse ma l’affito da pagare e le varie spese ci sono sempre, ogni mese e puntuali”.

A via Garibaldi, chiusa dall’8 gennaio, si aggiunge il tratto iniziale di corso Vittorio Emanuele, dove la presenza di elementi architettonici sotto il manto stradale era nota almeno da un anno, visto che la Soprintendenza aveva bloccato i lavori una prima volta già all’inizio del 2017. All’inizio del 2018, quando si è tornati a scavare, il copione si è ripetuto senza però avere una soluzione in tasca. E il risultato è che il cantiere è fermo e i negozi arrancano.