L’AQUILA – Un attacco, quello del Movimento 5 stelle al sindaco uscente dell’Aquila, Massimo Cialente, che secondo quest’ultimo è si basa “su un’inchiesta archiviata, che mi ha visto prosciolto”, su intercettazioni che qualcuno ha mandato in giro con “atteggiamento mafioso”. Fondata su una notizia falsa, visto che “non pago rate da 300 euro per i lavori fatti a casa mia, ma da 1.200 a 1.300 euro, altro che trattamento di favore”, come dimostrano i bonifici, insomma.
È amareggiata e a tratti sarcastica la replica ad AbruzzoWeb del primo cittadino alle bordate dei pentastellati giunte ieri in un incontro con la stampa, scagliate da Fausto Corti e Antonio Perrotti, candidati consiglieri comunali, e dalla senatrice Enza Blundo, mentre non c’era il candidato sindaco Fabrizio Righetti.
Per i Cinque stelle è poco chiara la vicenda delle intercettazioni telefoniche e ambientali con protagonista anche Cialente, nell’ambito dell’inchiesta per induzione indebita conclusa con una sentenza di non luogo a procedere per il sindaco. Nonostante l’esito dell’indagine, i pentastellati sostengono che “pur prive di rilevanza penale, queste intercettazioni gettano ombre sull’operato della Giunta di centrosinistra”.
E riferendosi anche ad articoli di stampa, si chiedono perché mai il sindaco abbia avuto quello che definiscono “un anomalo trattamento di favore per lavori in casa della sua famiglia da 20 mila euro, eseguiti dalla Edilfrair dell’ex presidente dell’Ance, Giovanni Frattale“, visto che, ha sostenuto in particolare Corti, avvocato, il sindaco ha “dichiarato che ha cominciato a pagare non prima del dicembre 2015, con lavori avviati nel maggio 2010, versando un importo mensile di 300 euro”, corrispondenti a 67 rate con estinzione nel debito nel 2022.
Cialente risponde nello specifico alla stilettata sugli importi mostrando le varie fatture a favore della Edilfrair, una delle quali fornita dallo stesso sindaco a questo giornale e allegata in fondo all’articolo, dove si legge chiaramente che l’importo non è di 300 euro mensili, come riportato dai grillini, ma di una somma tra 1.200 e 1.300 euro.
“La cifra di 300 euro credo sia stato frutto di un refuso – ipotizza il sindaco – in realtà pago oltre 1.200 euro al mese, e mi mancano 4 rate delle 18 pattuite, per fortuna ho quasi finito di saldare il debito”.
Per Cialente è “una boutade”, insomma, quella dei pentastellati, e “cosa particolarmente grave”, per il sindaco, è “che si presti a queste figuracce una senatrice della Repubblica”.
“Mi dispiace che una senatrice importante come la Blundo, che dopo Benedetto Croce ha onorato Roma con la sua presenza, sia stata indotta in tale errore”, la sprezzante ironia cialentiana. “Eppure è una persona che sta decidendo il destino di 60 milioni di italiani, mi dicono con una lucidità rara”.
Il Movimento 5 stelle ha chiesto lumi anche su un’altra dichiarazione del primo cittadino, resa in un’intervista, dove affermava di sapere che “sei consiglieri comunali del centrosinistra sarebbero al soldo della grande distribuzione”.
“Mi si chiede di fare i nomi dei consiglieri, io non li so, non me li hanno detti – risponde – È strano, però, che li chiedano a me, ci sono altri di cui si sa il nome e sono notoriamente amici della grande distribuzione”. Nomi, questi ultimi, che, però, Cialente non rivela, lasciando intendere solo che appartengono al campo del centrodestra.
La notizia per il sindaco uscente è, comunque, un’altra: “Da questa inchiesta sono stato prosciolto, il mio comportamento è stato impeccabile, dopo un un’inchiesta durata dal 2014, avviata in modo secondo me molto anomalo, da un articolo di un giornale online poi sparito dopo poche ore – conclude – Però escono fuori lo stesso queste intercettazioni, a 25 giorni dal voto e c’è da chiedersi a opera di chi, e invito la magistratura a indagare. Diciamo che c’è chi fa un uso molto ‘attento’ di queste intercettazioni. Siamo a livelli a mio avviso mafiosi, con sicari noti in questa città”.







