TERAMO – “Manola Di Pasquale non ha le competenze per ricoprire il ruolo di presidente dell’Istituto Zooprofilattico Caporale di Abruzzo e Molise, e non basta certo un’aggiunta al suo curriculum in cui si sostiene che come avvocato si è occupata di materie sanitarie e veterinarie”.

Questo il succo del ricorso al Tribunale amministrativo regionale presentato dal sindacato Federazione veterinari e medici (Fvm), che chiede l’annullamento della contestata nomina avvenuta con il decreto di ottobre del presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso.

Il ricorso è ovviamente stato presentato contro la Regione Abruzzo.

Non c’è pace insomma per l’avvocato teramana Di Pasquale, candidata sindaco del Pd sconfitta alle ultime amministrative e già presidente regionale del Partito democratico, attualmente consigliere comunale a Teramo. Poi prescelta tra tanti medici e veterinari di chiara fama a dirigere il prestigioso istituto.

A inizio dicembre, infatti, il ministero della Salute ha avviato la procedura di commissariamento del suo ente, in quanto non sono stati rispettati i tempi per completare le nomine degli organismi dell’ente sanitario pubblico. Per non parlare delle feroci polemiche che si sono scatenate all’indomani della nomina ritenuta eccessivamente a ” intuitu personae”, da parte di D’Alfonso, e dai maggiorenti del Pd. A prendere le difese della Di Pasquale a stretto giro, è a tal proposito Alberto Balducci, vicecapogruppo del Pd in Consiglio regionale e Presidente della Giunta per il regolamento.

Ora arriva anche il ricorso al Tar del sindacato dei veterinari e dei medici.

I decreti di designazione del presidente del Consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio, e e il successivo decreto di nomina del presidente della Giunta D’Alfonso sono illegittimi, si sostiene nel ricorso, perchè non hanno tenuto conto “dell’insussistenza in capo alla candidata dei requisiti professionali per ricoprire tale incarico”, e che sia nel decreto di designazione che in quello di nomina, ”non hanno fornito alcuna motivazione circa la propria scelta”.

Nel ricorso si ricorda che avevano presentato candidatura anche i dottori Berardino Di Fiore, e Mauro Sacco, i cui curriculum sono allegati al ricorso e di cui si evidenzia che “sono entrambi indubbiamente titolari del requisito principale, la competenza in materia sanitaria”.

Requisito che invece manca alla Di Pasquale.

Infine l’affondo: la Di Pasquale avrebbe “aggiornato” il suo curriculum inserito già nella long list regionale, ovvero l’elenco che annualmente viene predisposto dalla Regione Abruzzo per l’inserimento delle candidature, a ricoprire incarichi negli enti.

Per renderlo compatibile con i requisiti per partecipare al bando per la presidenza dell’Istituto zooprofilattico, con una frasetta in più: “occupandosi tra le atre materie anche di sanità pubblica veterinaria e sicurezza degli alimenti nel settore amministrativo e penale”.

Il ricorrente aggiunge due ironici punti interrogativi e un punto esclamativo per sottolineare, come viene fatto subito dopo, “indeterminatezza e genericità del requisito”.

Una scarna frasetta è insomma “insufficiente a dimostrare il possesso dei requisiti imposti dalla legge”, visto che “non può porsi alcuna correlazione tra l’aver trattato nell’ambito della propria attività di avvocato, materie di sanità pubblica veterinaria, e sicurezza degli alimenti ed il possedere una comprovata esperienza in tale delicato settore”.

I contenuti del ricorso non fanno altro che ribadire gli argomenti al cento delle feroci polemiche politiche contro la nomina della Di Pasquale.

Memorabile a tal proposito lo scontro distanza tra il consigliere di Forza Italia ed ex presidente della Regione Gianni Chiodi, e la Di Pasquale.

Chiodi aveva definito la nomina “un passo indietro, per un problema di competenze in campo scientifico, perchè per questo ruolo ci vuole autorevolezza in certi ambienti e ci vogliono conoscenze a livello internazionale”.

La Di Pasquale ha replicato a muso duro definendo Chiodi un “misogino”.

BALDUCCI: “NOMINA DI PASQUALE
SECONDO LE PROCEDURE PREVISTE”

“Il procedimento amministrativo per la designazione del componente della Regione Abruzzo, l’avvocato Manola Di Pasquale, è stato effettuato con la massima trasparenza  e nel rispetto delle norme vigenti”.

Questa la replica di Balducci del Pd, nel replicare al sindacato dei veterinari e medici Fvm.

“I requisiti della persona designata – sottolinea il vice capogruppo – ovvero la laurea e l’esperienza acquisita non soltanto svolgendo la professione di avvocato ma anche ricoprendo incarichi in enti di pari complessità gestionale, sono stati indicati correttamente nel curriculum allegato e  attestati  con  autodichiarazioni secondo quanto prescrive la legge. Il procedimento è stato  anche sottoposto al vaglio della commissione di  vigilanza della Regione Abruzzo con esito positivo”.

“Vale la pena ricordare – argomenta Balducci – che l’articolo 8 della legge regionale  41 del 2014 parla di laurea magistrale e l’esperienza può essere acquisita  con varie modalità da chi deve andare a ricoprire il ruolo di componente di un cda, che ha funzioni di controllo e di indirizzo. Infine – conclude il vicecapogruppo – va rilevato che troppi in queste settimane si sostituiscono ai collegi giudicanti di ultima istanza in merito alle nomine di cambiamento: cosa c’è sotto? Non sarà una mera difesa del pre-esistente?”.