PESCARA – Due interrogazioni parlamentari alla Camera, una già presentata dal deputato Gianni Melilla (Sinistra ecologia libertà) e l’altra che verrà presentata dal collega Gianluca Vacca (Movimento 5 stelle), per chiedere chiarezza sulla vicenda delle persone denunciate per la manifestazione che si era svolta all’Aquila, il 25 agosto 2015, in occasione della visita di Matteo Renzi in città.

A protestare, in particolare prima dell’arrivo in Abruzzo del premier, con striscioni e cori contro il capo del governo, sono stati, tra gli altri, i comitati contro le trivelle, quelli contro la realizzazione del metanodotto e il comitato “3e32”, sorto dopo il terremoto del 6 aprile 2009.

Non sono mancati momenti di tensione tra la polizia, che ha manganellato, e i manifestanti, alcuni dei quali hanno lanciato pietre; una poliziotta è rimasta ferita dopo una caduta spaccandosi il setto nasale.

“Apprendiamo a mezzo stampa – scrive Melilla nell’interrogazione al presidente del Consiglio – che ‘resistenza, lesioni a pubblico ufficiale e manifestazione non autorizzata’ sarebbero le accuse rivolte a dieci manifestanti, a nove mesi dalla protesta, segnalati dalla Digos del capoluogo abruzzese all’autorità giudiziaria. I denunciati sarebbero tra gli attivisti e le attiviste del comitato 3e32 dell’Aquila e di quelli che si oppongono alle piattaforme petrolifere”.

Sottolineando che “è evidente la limitazione anticostituzionale del diritto di manifestare liberamente e pacificamente il proprio pensiero”, il deputato vendoliano chiede al premier se “non intenda intervenire e chiarire una situazione gravissima che rischia di colpire senza motivi attivisti che esercitavano la libertà costituzionale di manifestare le proprie opinioni”.

“Siamo sempre per il rispetto della legge e per le forme di protesta pacifiche e democratiche, e crediamo che qualsiasi abuso debba essere sanzionato – afferma invece Vacca – ma dalle testimonianze degli eventi di quella giornata sembrerebbe che tutto si sia svolto regolarmente e senza nessun comportamento violento o aggressivo”.

“Non vorremmo che si arrivasse al punto in cui l’atto stesso della protesta al presidente del Consiglio diventi un comportamento di per sé da censurare; depositeremo un’interrogazione per chiedere chiarimenti alla presidenza del Consiglio e al ministero dell’Interno”, conclude