PESCARA – Protagoniste assolute di questo 25 novembre sono state le donne, con le loro debolezze, le loro paure, i loro bagagli di vita riempiti con tristi storie; alcune però hanno avuto la forza di raccontare le loro sofferenze e di farsi aiutare.

Proprio di fronte alle vicende raccontate dalle donne-coraggio il centro Ananke, ogni anno tenta di fare del proprio meglio per aiutare tutte quelle donne vittime di violenza che, sentendosi sole si rivolgono ad esso per trovare conforto oltre che un sostegno di tipo psicologico.

Al convegno ‘Le conseguenze della violenza maschile sulla salute psicologica della donna’ che si è tenuto presso il Museo d’Arte Moderna Vittoria Colonna di Pescara in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è stato illustrato l’eccellente lavoro del centro antiviolenza Ananke.

Come ha spiegato la stessa Rita Pellegrini, presidente dell’associazione, il centro non è solo un servizio ma anche un luogo di progettualità e protagonismo femminile dove si cerca faticosamente di costruire una nuova cultura.

”I centri antiviolenza – ha spiegato il presidente –sono veri e propri luoghi d’accoglienza, non soltanto delle donne ma anche dei saperi, delle competenze, di progetti, ambizioni e relazioni. Essi diventano dei veri e propri laboratori sociali con il tempo, in cui l’accoglienza si trasforma in politica attraverso la costruzione di un patto con la donna accolta e con tutti i soggetti coinvolti nella rete territoriale per rispondere ai bisogni della donna stessa”.

L’associazione Ananke infatti si impegna dal 2005 a contrastare ogni forma di violenza intra ed extra familiare contro le donne, partendo dal presupposto che tutti i tipi di violenza sono lesivi della libertà e dell’integrità psicofisica della persona.

È stata proprio la psicologa Brunella Capisciotti, del centro antiviolenza pescarese a sottolineare un aspetto sostanziale: ”Nel corso degli anni ho capito una cosa molto importante: quando si parla di violenza di genere si parla sempre di femminicidio, perché qualsiasi tipo di violenza mortifica la donna e la umilia dentro a tal punto da ucciderla”.

Ospite del convegno l’assessore alle politiche sociali e alle pari opportunità della Regione Abruzzo, Marinella Sclocco da sempre molto sensibile al problema della violenza di genere: ”Il fatto che ci siano ancora troppe donne vittime della violenza è un campanello d’allarme: mostra il ritardo che la nostra società sconta in termini di diffusione e trasversalità di un fenomeno complesso che giunge a toccare l’intimo, specie delle donne.”

”Di qui l’importanza della parola, della condivisione e del ruolo fondamentale dei centri antiviolenza che danno voce a chi non ha la forza per difendere la propria libertà e dignità – ha concluso l’assessore – essi sono luoghi fondamentali per costruire occasioni di riscatto e sostenere la donna in quel momento di rivoluzione silenziosa aiutandola con discrezione e riservatezza”.

Tra gli esperti esterni all’associazione il toccante intervento di Miriam Lanotte, psicoterapeuta del centro antiviolenza Giulia e Rossella di Barletta: ”Le donne dei nostri centri portano con loro le proprie sofferenze; i loro volti mostrano terrore ed anche nei loro atteggiamenti ci sono i segni delle violenze subite – ha dichiarato la dottoressa – Già solo avvicinarle significa conoscerle. Nei nostri centri dobbiamo dare alla donna la possibilità di tornare a sognare e far capire loro che la violenza non è un destino, ma una realtà dalla quale si può uscire”.