PADOVA – Sta facendo il giro del web il drammatico filmato trasmesso da Chi l’ha visto? su Raitre.
Il video mostra un ragazzino di 10 anni che alcuni agenti della polizia hanno prelevato mercoledì mattina davanti a una scuola nel padovano in esecuzione di una ordinanza della sezione Minori della Corte d’Appello di Venezia che hanno deciso che la patria potesta’ del minore deve andare solo al papà.
Il filmato, della durata di circa un minuto e mezzo, mostra una donna che corre verso un gruppo di persone e comincia ad urlare, poi il ragazzino sollevato a forza e portato per alcuni metri verso un’auto dove poi viene caricato.
Per tutto il tragitto, il piccolo tenta di divincolarsi dalla stretta di un uomo che lo tiene per le spalle e di un altro che gli stringe le caviglie.
Infine si sente una voce di donna, presumibilmente l’autrice del video che il bimbo chiama ‘zia’, che rivolge domande a un’altra donna, che le risponde di essere un ispettore e di non poterle dare spiegazioni.
“È incivile che il nostro bambino sia stato portato via in questo modo”: a dirlo, tra le lacrime, la madre del bambino di 10 anni portato via da alcuni agenti in borghese da una scuola elementare di Cittadella (Padova) ieri mattina su ordine della corte d’appello della sezione minori di Venezia.
La madre del bambino, assieme ai nonni del piccolo e una mezza dozzina di mamme, ha messo in atto stamane una protesta con dei cartelli davanti alla scuola. Sui cartelli scritte come “I bambini non sono né bestie né criminali, liberate Leonardo” e ancora “i bambini vanno ascoltati”.
Secondo quanto stabilito dal giudice della corte d’appello della sezione minori di Venezia, va recuperato il rapporto con il padre e per questo gli agenti ieri, assieme al consulente tecnico del pubblico ministero e ai tecnici dei servizi sociali, hanno prelevato il bambino da scuola. N
el mese di agosto e settembre altri due tentativi di portare via il piccolo dalla casa materna erano falliti per l’opposizione del bimbo, che per non essere portato via dalla madre, si era nascosto sotto al letto. Di qui la decisione di intervenire a scuola.






