L’AQUILA – Il simulacro del Cristo Morto sfila su piazza Palazzo, sotto la torre di palazzo Margherita, lungo via Marrelli, piazzetta Machilone, piazza Duomo e sotto la Cattedrale. Ogni immagine è una foto da cartolina, e ogni scatto di questa processione del Venerdì Santo 2016 è una benda che L’Aquila si toglie.
“Riprendersi” il corso principale è stato relativamente facile, riportare la vita lungo le parallele di cardo e decumano nel cuore del centro storico molto più difficile, e le “fotografie” dell’evento di stasera fanno pensare che sì, 7 anni sono tanti, ma forse non stanno passando invano.
È una processione diversa, che vede per la prima volta dal 2009 gli aquilani spettatori dislocati non solo a piazza San Bernardino e lungo il corso, ma anche nelle piazze e nelle viottole in cui, fino a pochi giorni fa, c’erano solo mezzi da cantiere, macerie e lavori in corso.
Ci è voluto un grande sforzo delle aziende che stanno realizzando i nuovi sottoservizi mettendo a soqquadro tutte le vie del centro, che hanno finito i lavori e steso l’asfalto temporaneo, ma anche quello delle imprese che gestiscono i cantieri di ricostruzione nella città vecchia, che in alcuni casi hanno liberato intere zone, per permettere la riuscita a perfezione dell’evento.
È il caso, per dire, dell’impresa Donati che ha “invaso” piazzetta delle Tavole, la già citata piazza Machilone per gli stradari o Google Maps fate voi. Occhi lucidi, per il capocantiere Stefano Berardi, che indica i suoi ragazzi, gli stessi che hanno ricostruito la basilica di San Bernardino, e dice “abbiamo lavorato anche di notte per ripulire, e ora è un’emozione”.
E che bello vedere le prime finestre illuminate all’angolo tra via Marrelli e via Tre Marie. Prima che siano abitate ci vorranno altri anni, d’accordo, ma il buio delle stanze e sostituito dalle luci e sono bambini quelli che indicano i simulacri, e al balcone del secondo piano c’è un altro che fa le foto.
Bello anche il coinvolgimento della gente, accorsa in massa e che quest’anno ha “chiacchierato” parecchio alla vigilia di questa processione.
C’è voglia di riprendersi pezzi di storia sociale, com’è stato pochi giorni prima delle mura urbiche: frammenti che, in fondo, anche prima del sisma erano lì da sempre ma che ora c’è voglia di riscoprire e custodire.
“Ripassare per certe vie è stata un’emozione unica, questa processione è una scommessa vinta – esulta il sindaco, Massimo Cialente – La città si è ritrovata, la ricostruzione non mi spaventa più, il vero problema sarà il rilancio economico”.
Concetto esteso ancora meglio dall’arcivescovo metropolita, monsignor Giuseppe Petrocchi, che certi posti del centro li ha scoperti solo stasera, passandoci per la prima volta.
“Ho visto una città che parla ancora della devastazione del terremoto e che, però, annuncia già la novità della ricostruzione – commenta – Ho visto segni visibili della capacità di risorgere dalla morte, però occorre una mobilitazione corale di popolo”.
Per il presule “c’è bisogno di convergenza, se non si pone rimedio alla sindrome dell’individualismo non si darà la giusta risposta – ammonisce – Il terremoto è stato una sfida per gli aquilani che ora sono chiamati a vincerla nella loro storia. Un dolore misterioso ha mosso guerra all’Aquila, ma sarà sconfitto, se uniti”.
Seconda partecipazione, 37 anni dopo la prima volta, per il nunzio apostolico monsignor Orlando Antonini, che ha concluso il suo mandato in giro per il mondo e ora risiede nella sua città.
“Non posso fare il paragone con le ultimi edizioni perché non c’ero – spiega – ma mi è piaciuta. Ho visto tanta gente e anche una forte presenza di giovani, vuol dire che è sentita. Quanto alla ricostruzione, la ruota ha cominciato girare, se i soldi arriveranno sempre in tempo si andrà speditamente. Vedo che anche i sottoservizi vanno molto avanti, ma se ci facessero sapere quali reperti trovano nel sottosuolo dove scavano sarebbe anche meglio”.
E secondo il presidente dell’Associazione Cavalieri del Venerdì Santo, Angelo De Nicola, “la coincidenza con il terremoto, nelle date e nel sentire, in questa Pasqua che 7 anni fa è stata per noi una Pasqua drammatica, rende questo ingorgo dei sentimenti e del cuore un momento identitariamente importante per questa città”.
In chiusura merita (purtroppo) una citazione il parapiglia politico che ha diviso in due il Consiglio comunale: davanti sindaco, Giunta, consiglieri di maggioranza e altri amministratori, in fondo i consiglieri della minoranza di centrodestra, in mezzo carabinieri e poliziotti.
Oggetto del contendere, il crocifisso di cui è stata rifiutata l’apposizione nell’aula consiliare, dopo essersi accorti che per 3 anni era mancato all’appello. Una vicenda che viene strumentalizzata ormai sistematicamente ambo i lati e che comincia a stancare abbastanza gli aquilani.
E sì che questi eventi pubblici, la Perdonanza come il Venerdì Santo, malauguratamente sono sempre l’occasione migliore per qualche “spacconata” politica, di qualsiasi colore e partito, ma proprio per la particolare sacralità e importanza innovativa dell’evento di quest’anno, stavolta più delle altre era il caso di risparmiarselo.
Male ha fatto Cialente a rispondere per le rime (seppur pacatamente) ai rivoltosi di centrodestra, perdendo l’aplomb istituzionale che ci si aspetterebbe da un sindaco, malissimo hanno fatto i consiglieri di minoranza a mettere in atto la sceneggiata proprio stasera.
Se è stato improvvisato, potevano risparmiarselo. Se era premeditato, dovevano risparmiarselo.
Clamorosa protesta interna al Consiglio comunale durante la Processione del Venerdì Santo all’Aquila.
Dopo giorni di polemiche, i consiglieri del centrodestra si sono tirati indietro rispetto alle altre autorità, sindaco, Giunta, senatrice Stefania Pezzopane e presidente della Provincia Antonio De Crescentiis, per protestare contro la mancata affissione del crocifisso in Consiglio comunale.
“Io non ho cacciato nessuno, si sono allontanati loro, sono piccoli anche in questo, noi siamo come Papa Francesco che lava i piedi ai profughi, loro si arrabbiano per le troppe voci straniere”, ha commentato il sindaco Massimo Cialente, in riferimento a una discussa nota del consigliere Roberto Tinari.
I consiglieri di centrodestra, tuttavia, hanno riferito che il primo cittadino avrebbe detto “tra noi e loro ci devono stare almeno i carabinieri”.
Con gli “insorti” anche la senatrice del Movimento cinque stelle Enza Blundo.
Della mancata presenza del crocifisso nell’aula consiliare si discute ormai da settimane, e l’Assise ha respinto due volte l’ordine del giorno di Roberto Tinari di Forza Italia che ne chiedeva l’affissione provocando anche la colorita reazione del direttore regionale di Confcommercio Celso Cioni che si è presentano in Aula con un crocifisso di enormi dimensioni.
Nei giorni scorsi il capogruppo azzurro Guido Liris, con una battuta aveva invitato coloro che osteggiano la presenza del simbolo religioso in Consiglio a disertare la Processione.




