CAPITIGNANO – Una giovane donna di Capitignano (L’Aquila) quattro anni fa aveva acquistato un cavallo che poco dopo le era stato sequestrato dai carabinieri in quanto sull’animale pendeva una denuncia di smarrimento presentata da D.G., un veterinario di Teramo.

Accusata in un primo momento di ricettazione, la donna è ora stata prosciolta dalla pesante accusa e il professionista è stato condannato a 8 mesi di reclusione per simulazione di reato.

I fatti risalgono al 2014, quando i carabinieri della stazione di Montereale (L’Aquila), alla luce di una denuncia di furto o smarrimento presentata dal veterinario, sequestrarono il cavallo che era nella piena e legittima disponibilità della donna.

Il processo ha accertato come l’uomo aveva venduto tempo prima il cavallo a una guardia ambientale di Giulianova (Teramo) e non avendo ricevuto l’integrale pagamento della somma, aveva sporto denuncia per smarrimento.

Nel frattempo tuttavia, il cavallo era stato venduto alla ragazza di Capitignano, vittima di un sequestro che all’epoca aveva fatto addirittura ipotizzare un suo coinvolgimento diretto. 

Il Tribunale di Teramo, oltre a condannare l’imputato a 8 mesi di reclusione e al pagamento delle spese legali e di giustizia, lo ha condannato al risarcimento dei danni cagionati alle due persone offese costituitesi parti civili attraverso gli avvocati Luca Carbonara e Fabio Meco, entrambi del foro di Teramo.

I danni saranno dunque commisurati e liquidati in sede civile, ma la sola ragazza di Capitignano, difesa dall’avvocato Carbonara, ha ottenuto la concessione di una congrua provvisionale immediatamente esecutiva.

“Dopo un complicato iter giudiziario che ha visto prima l’interessamento della Procura della Repubblica dell’Aquila, poi dell’autorità giudiziaria di Teramo per competenza, siamo riusciti a dimostrare l’assoluta estraneità della mia assistita rispetto ai reati ipotizzati a suo carico, per poi riuscire a ottenere la condanna del veterinario teramano”, spiega l’avvocato Carbonara ad AbruzzoWeb.

“La denuncia fatta dal veterinario teramano – ha chiarito il legale – aveva il solo scopo di tentare di riacquistare il possesso del costoso animale, azionando un iter giudiziario che portò da subito i sospetti degli inquirenti sulla mia assistita, la quale fortunatamente, dopo 4 anni dai fatti, è riuscita finalmente a trovare giustizia”.

“Questa vicenda dimostra come la macchina della giustizia, seppur lenta, con i dovuti input da parte degli avvocati e degli altri operatori della giustizia, inquirenti in primis, sia ampiamente in grado di garantire giustizia e riportare a galla la verità storica dei fatti, punendo i colpevoli e risarcendo le povere vittime di un reato”, conclude l’avvocato.