L’AQUILA – Riprende, questa volta a livello civile, la lunga e dura controversia legale sulla discarica dei veleni di Bussi sul Tirino (Pescara): domani davanti al giudice del tribunale civile dell’Aquila Monica Croci comincia il processo civile intrapreso dal Ministero dell’Ambiente e dalla Regione Abruzzo per ottenere il risarcimento del danno ambientale derivato dal disastro dell’area di Bussi che è stato conteggiato in oltre un miliardo di euro contestato alla multinazionale Edison Spa e a sei degli imputati in sede penale, gli ex manager della Montedison, Maurilio Aguggia, Carlo Cogliati, Nicola Sabatini, Domenico Alleva, Nazzareno Santini e Carlo Vassallo.
Il verdetto del giudizio penale, nell’autunno scorso, si è concluso con la dichiarazione di prescrizione di entrambi i gravi reati per cui si è proceduto, disastro ambientale ed avvelenamento delle acque destinate al consumo umano, in una vicenda giudiziaria durata più di dieci anni.
A conclusione del processo penale, l’Avvocatura dello Stato ha notificato, nello scorso mese di marzo, un corposo atto di citazione nei confronti di Edison Spa e dei sei ex imputati. La richiesta risarcitoria di oltre un miliardo di euro complessivi, oltre alla bonifica dell’area, mai effettuata finora, include anche il danno di immagine subito dalla Regione Abruzzo conosciuta regione verde d’Europa alla propria immagine di territorio verde, consolidata in ambito europeo anche per l’estensione record delle aree protette rispetto al territorio.
D’altra parte, i fatti per cui si procede sono avvenuti in un contesto naturalistico prezioso, tra due parchi nazionali e due importanti corsi d’acqua (i fiumi Tirino e Pescara). Secondo l’avvocatura nonostante non ci sia stata nessuna condanna per la prescrizione dei reati per sei degli imputati, rimane accertato che avrebbero avuto responsabilità nel disastro e nell’avvelenamento. In sostanza, è rimasto invariato il diritto al risarcimento del danno.
A firmare la citazione, insieme al collega dell’Aquila Massimo Lucci, l’avvocato dello Stato Cristina Gerardis, ex direttore generale della Regione Abruzzo, che ha seguito con grande determinazione e puntualità tutto il processo penale.
Nessun’altra parte civile ha notificato richieste risarcitorie: Edison e le persone citate hanno depositato tutti comparsa di costituzione, dove negano ogni addebito, facendo precedere le contestazioni nel merito da eccezioni preliminari, come quella di prescrizione e quella di carenza di legittimazione passiva. In parole povere, si ritengono del tutto estranei alla vicenda e ai conseguenti obblighi risarcitori.
La battaglia quindi si preannuncia ancora una volta durissima. Anche perché, sul piano amministrativo, la procedura pubblica volta ad appaltare la bonifica delle aree nord di discarica è ferma da mesi, nonostante il bando assegnato da anni, e nessun’altra iniziativa concreta, a parte la causa civile, è stata assunta per ottenere il ripristino ambientale dell’area.
“Cercheremo di portare sul tavolo del giudice civile tutti gli elementi acquisiti nel corso dell’istruttoria penale – spiega Gerardis -, risentiremo come testimoni i nostri consulenti e chiederemo ai tecnici dell’Istituto Superiore di Sanità di spiegare anche in Tribunale l’entità del danno e del pericolo per la salute legati a queste attività industriali e al prolungato stoccaggio di rifiuti sotto terra o direttamente nei fiumi, senza nessuna cautela o cura per il territorio. Ce la metteremo tutta, come abbiamo fatto finora, ottenendo un pronunciamento penale che, sebbene abbia dichiarato la prescrizione dei reati, ha affermato che i fatti di disastro ed avvelenamento si sono verificati, nella enorme gravità che è emersa dalle perizie. E che sei degli imputati, cioè quelli che abbiamo convenuto in giudizio, hanno contribuito alla loro commissione. Confido nella giustizia e nella sensibilità ed attenzione del Tribunale, – conclude l’avvocato dello stato – che si trova ad affrontare il più importante processo per danno ambientale derivato da un sito industriale oggi pendente in Italia”.






