PESCARA E’ polemica tra l’assessore della Lega, Nicola Campitelli, e il capogruppo del Movimento 5 stelle in Regione, Sara Marcozzi, sulla bonifica delle discariche 2a e 2b di Bussi, in provincia di Pescara. 

Dopo 13 anni di rimpalli di responsabilità e di burocrazia attacca Marcozzi, “a cui i cittadini hanno dovuto assistere, adesso che il Consiglio di Stato ha confermato come debba essere Edison a pagare i lavori, non capisco come il Presidente di Regione Abruzzo Marsilio e rappresentanti della sua Giunta, a partire dall’Assessore Campitelli, possano continuare a sposare con questa leggerezza istituzionale un progetto di appalto per i lavori di bonifica parziale e incompleto”.

Replica Campitelli: “accuse false e tendenziose”, e ricorda a Marcozzi dimentica o fa finta di dimenticare la nota del 2018 a cura del Ministero dell’ambiente,guidato da Costa in quota ai 5 Stelle,in cui si evince che è il ministero stesso la stazione appaltante con tutti gli adempimenti e oneri di legge a proprio carico

MARCOZZI: “PROGETTO PARZIALE E CON CRITICITÀ”

“Il tema del risanamento ambientale e della bonifica del SIN di Bussi è una questione di primaria importanza per il nostro territorio e per tutti gli abruzzesi che da anni pretendono giustizia e chiedono di mettere in sicurezza quello che, per colpa di qualcuno, è diventato uno dei siti più inquinati d’Italia e d’Europa. Dopo 13 anni di rimpalli di responsabilità e di burocrazia a cui i cittadini hanno dovuto assistere, adesso che il Consiglio di Stato ha confermato come debba essere Edison a pagare i lavori, non capisco come il Presidente di Regione Abruzzo Marsilio e rappresentanti della sua Giunta, a partire dall’Assessore Campitelli, possano continuare a sposare con questa leggerezza istituzionale un progetto di appalto per i lavori di bonifica parziale e incompleto, con una procedura di gara con criticità e potenziali vizi di forma, come già evidenziato sia dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici che dall’Avvocatura della Stato”.

“Sono molte le problematiche, emerse negli anni, che hanno contribuito al dilatarsi dei tempi per gli interventi. A partire dal progetto redatto dal Commissario per la Bonifica, il compianto Adriano Goio, che visto l’ammontare limitato di fondi disponibili, non ha previsto la bonifica di tutte le aree contaminate del SIN. Nell’appalto, inoltre, non vi è traccia di interventi di bonifica sul sito ex iprite-fosgene e zone limitrofe, né di ponderazione dei rischi dovuti alla presenza, in questa area, di sito militare per la produzione di armi chimiche e batteriologiche, occupato dall’esercito tedesco e poi bombardato dagli Alleati nella Seconda Guerra Mondiale”.

“Emergono inoltre – prosegue Marcozzi – altre problematiche riguardo all’acquisto, da parte del Comune di Bussi, dalla Società Solvay, delle discariche 2a e 2b, delle aree intorno a queste, dei capannoni e della ciminiera dello stabilimento chimico militare ex iprite-fosgene. Infatti, nella procedura, non si è tenuto conto di come l’Accordo di Programma, al punto 4, prevedesse che il passaggio delle aree Solvay fosse subordinato alla stipula del contratto tra il Ministero dell’Ambiente e ogni altra amministrazione delegata alla gestione della gara di appalto. Non solo, nell’acquisto da parte del Comune di Bussi non vengono inserite le aree di proprietà di altri privati diversi da Solvay, seppur inseriti nell’elenco delle particelle allegate all’Accordo di Programma e soggette a bonifica”.

“Con tutte queste potenziali lacune e incongruenze, non capisco come la Giunta Marsilio possa abbracciare entusiasticamente questo progetto, senza peraltro risparmiare le solite accuse nei confronti del Governo Conte e, in questo caso, del Ministero dell’Ambiente. Questo non è il momento per portare avanti procedure che possono rivelarsi viziate e non complete, col rischio di allungare ulteriormente i tempi di attesa per i cittadini per avere nuovamente a disposizione la propria terra, contaminata per decenni senza pietà”.

“Alla luce anche delle informazioni fornite dal Comitato di Cittadini BusSINmovimento, acquisite nel corso della Commissione regionale d’Inchiesta, e in attesa che la stessa Commissione porti a conclusione tutte le analisi del caso, si rende necessario un salto di qualità nell’impostazione delle strategie di intervento, che non possono essere affrontate esclusivamente in una prospettiva risarcitoria o sanzionatoria. Bisogna lavorare mettendo insieme le comunità, con l’obiettivo di produrre impatti positivi sul territorio e sull’ambiente, attraverso una procedura di intervento che valorizzi l’economia e consenta la riutilizzazione delle aree interessate per finalità coerenti con lo sviluppo dei sistemi locali presenti. Mi auguro che presto, con l’intervento del Ministero dell’Ambiente, si torni a dare il giusto significato e valore ai termini legalità e responsabilità, affinché si cominci a operare insieme, tra Istituzioni, nell’interesse unico delle comunità di cittadini e dell’ambiente”, conclude.

CAMPITELLI DISCARICA BUSSI “ DALLA MARCOZZI ACCUSE FALSE E TENDENZIOSE “.

“ Accuse  false e tendenziose da parte della collega  Marcozzi che punta il dito contro il presidente Marsilio e contro l’assessore di competenza vale a dire il sottoscritto “ lo dichiara in una nota l’assessore Campitelli  il quale riporta fedelmente quanto esposto a mezzo stampa dalla pentastellata – “ come possano continuare a sposare con questa leggerezza istituzionale un progetto di appalto per i lavori di bonifica parziale e incompleto” – incalza Campitelli “ ovviamente la Marcozzi se ne guarda bene di addentrarsi nel reale svolgimento della querelle e sorvola di pari passo sul piano operativo concertato tra la Regione e le amministrazioni interessate per continuare a svolgere tutte le attività prodromiche all’esecuzione dei lavori di bonifica del sito da parte dei soggetti competenti “ prosegue l’assessore leghista “ la Marcozzi dimentica o fa finta di dimenticare la nota del 2018 a cura del Ministero dell’ambiente,guidato da Costa in quota ai 5 Stelle,in cui si evince che è il ministero stesso la stazione appaltante con tutti gli adempimenti e oneri di legge a proprio carico ex D.Lgs 50/2016. Se la capogruppo 5S in Regione avesse letto con attenzione avrebbe preso atto dei numerosi interventi e delle diffide nei confronti del Ministero dell’ambiente che,per oltre 2 anni,non ha provveduto a concludere la procedura ad evidenza pubblica, poi espletata e conclusasi nei tempi con aggiudicazione definitiva dell’appalto del 7 febbraio 2018 e, per oltre 3 anni, ha procrastinato ogni adempimento di legge in esecuzione dell’accordo di programma siglato il 7 maggio 2017.Di quanto esposto si dà atto nel testo della sentenza del Consiglio di Stato, e lo stesso Ministero nell’ultima nota del 28 aprile 2020 non pone dubbi a interpretazione “Si fa seguito all’ordinanza ex art. 244 del D.lgs. 3 aprile 2006 n.152 della Polizia Provinciale di Pescara del 26 giugno 2018 – la cui piena legittimità è stata confermata prima dal TAR Abruzzo (PE) con sentenza 20 marzo 2019 n.86 e successivamente dalla sentenza del Consiglio di Stato 6 aprile 2020 n.2301, che necessita di esecuzione da parte di questa Amministrazione…omissis” e, per l’effetto, si diffida la Edison SpA “omissis… a procedere agli interventi di caratterizzazione, messa in sicurezza, bonifica e ripristino nel Sito di interesse Nazionale di Bussi sul Tirino delle aree di cui trattasi, con facoltà di presentare un progetto di bonifica alternativo rispetto a quello già predisposto nell’ambito della espletata ma non conclusa procedura ad evidenza pubblica…omissis… con l’espresso avvertimento che, in difetto, si procederà di ufficio alla realizzazione degli stessi in danno della Edison S.p.A, come da normativa vigente”.

L’unico dato di fatto è che l’attuale giunta regionale, dopo decenni di stalli e rimpalli, si stia occupando del corretto ed efficiente svolgimento (in tutte le sue fasi e attività tecnico-amministrative)del procedimento di bonifica e della reindustrializzazione delle aree contaminate di Bussi. E’ priorità della giunta Marsilio la tutela dei nostri territori e, soprattutto, di tutti i concittadini  residenti nelle zone interessate dal disastro ambientale “conclude.