L’AQUILA – L’Urban center dell’Aquila, nel suo estenuante e infinito rodaggio, ad un anno dalla sua nascita ancora non ha attivato tavoli in cui formulare proposte e soluzioni partecipate da imporre all’agenda politica cittadina. Ma intanto il presidente Maurizio Sbaffo, con la scorciatoia dei social, si rende protagonista di un durissimo scontro con il capogruppo del consiglio comunale del partito democratico Stefano Palumbo, che rivela un rapporto a dir poco conflittuale tra il consiglio comunale e l’organismo di partecipazione.

Sbaffo denuncia senza mezzi termini “l’assordante silenzio, se non aperta diffidenza ed ostilità delle componenti politiche che amministrano la vita della città, verso una istituzione creata per favorire la partecipazione dei cittadini”.

Palumbo risponde per le rime evidenziando che l’’Urban center si è finora rivelato un fallimento, tanto che “ad un anno ancora non si riesce ad approvare il regolamento che dovrebbe disciplinare il funzionamento”.

A innescare i dissapori tra i due sono state però le dichiarazioni dello stesso Sbaffo proprio ad Abruzzoweb, all’indomani del tavolo della comunicazione dell’Urban center di martedi 6 settembre, in cui il presidente ha evidenziato che se pure invitati invitati, “non ha partecipato nessuno dei capigruppi comunali”, Palumbo compreso. Un tavolo che non ha registrato del resto, come scritto da Abruzzoweb, il successo sperato, anche se Sbaffo è di altro avviso, visto che la punta massima delle presenze ha toccato una ventina di persone.

Quota molto modesta se si considera che all’Urban center hanno aderito 66 associazioni. E non è stato a proposito di comunicazione, inviato alle redazioni un consuntivo della giornata, visto che bisognerà attendere che vengano sbobinate le riprese audio-video, in modo tale da inviare un “report completo come si addice ad una corretta comunicazione”.

A proposito di comunicazione: più volte nel dibattito sono state avanzate critiche nei confronti della stampa prevenuta e distruttiva, con riferimenti anche a questa testata che da mesi denuncia l’immobilismo e i conflitti interni che bloccano sul nascere l’attività  di un organismo che invece avrebbe dovuto da tempo rivestire un ruolo attivo e propositivo.

A tal proposito arriva però la smentita del caposervizio del Messaggero Angelo De Nicola, invitato al Tavolo come esperto di comunicazione, e che nega di aver mai tirato le orecchie proprio ad Abruzzoweb.

“Io non ho tirato le orecchie a nessuno – commenta in calce ad un nostro articolo De Nicola – tanto meno ad Abruzzoweb. Come troppo spesso capita, basterebbe fare una piccola verifica per evitare chine pericolose. Mi si tira infatti per la giacchetta in una polemica, quella dell’Urban Center, nella quale non c’entro e non devo entrarci nulla”.

Tornando allo scontro via facebook tra Sbaffo e Palumbo: l’occasione è stato un post del capogruppo Pd, in cui riassume quelle che secondo lui sono le priorità delle politiche di mobilità aquilana, ovvero implementare gli spostamenti a piedi, in bici e con i mezzi pubblici, il progetto di realizzazione di un nodo intermodale nell’area della stazione ferroviaria dell’Aquila, da trasformate in una metropolitana di superficie, riesumando come ipotesi da valutare, il vecchio progetto di un collegamento a fune che partendo dalla stazione dovrebbe raggiungere da un lato il centro storico e dall’altro la frazione di Roio.

Non si fa attendere un commento molto polemico di Sbaffo.

“La tua lista della spesa – esordisce con il botto il presidente dell’Urban center – che peraltro è incompleta, ed altro si potrebbe aggiungere non solo leggendo i giornali, ribadisce quello che si diceva: voglia di fare, ‘non importa cosa, non importa come, non importa con chi’. Ma i processi decisionali sono sempre più circoscritti ad una elite, tanto che tu stesso asserisci che per sapere bisogna ‘leggere i giornali’, noi preferiremmo prendere coscienza delle trasformazioni di questa città già nelle Commissioni e nell’Aula consiliare”.

A seguire l’affondo, con cui Sbaffo rivendica il ruolo istituzionale dell’Urban center, a suo dire molto poco preso in considerazione dall’assise comunale, che pure dovrebbe essere l’interfaccia istituzionale dell’organismo di partecipazione.

“In un anno dalla mia nomina a presidente dello Urban Center – scrive Sbaffo – non ho mai e dico mai ricevuto una sola convocazione, informazione, documento, invito a partecipare o qualche altro accidente che tu vuoi, con cui si potesse intendere un minimo di volontà partecipativa degli organi istituzionali dell’Amministrazione e comunale a qualsiasi livello. Questo assordante silenzio, se non aperta diffidenza ed ostilità delle componenti politiche che amministrano la vita della città, verso una istituzione creata per favorire la partecipazione dei cittadini, è inqualificabile ed inaccettabile”.

E conclude Sbaffo citando Jep Gambardella protagonista del film La grande bellezza.

“Cosa vogliamo fare da grandi? Smettiamola di giocare a nascondino, non ho più l’età per farlo e sinceramente mi è passata anche la voglia, ‘La più sorprendente scoperta che ho fatto subito dopo aver compiuto sessanta anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare!'”

La risposta di Palumbo non si fa attendere, ed è altrettanto dura, non solo nei confronti di Sbaffo e dei sui “toni”, ma anche dell’Urban center, anche da lui giudicato come finora un organismo paralizzato e poco partecipato.

“Scusami Maurizio se non ho potuto rispondere prima ma avevo cose più importanti da fare – esordisce Palumbo –  Iniziamo dal ‘tono della tua voce’ che attribuisco più ad una profonda frustrazione che ad un’attribuzione impropria (“tribuno della plebe”) del tuo ruolo… è un tono di voce che ad ogni modo mi irrita perché non accompagnato da valide ragioni”.

A seguire la bordata: “Sinceramente ho difficoltà ad inquadrare il tuo sfogo: è un tentativo di scaricare sull’amministrazione comunale il fallimentare avvio dell’urban center (cosa c’entro io poi) o una richiesta di legittimazione che l’Urban center da te presieduto non è riuscito ad ottenere finora sul campo? È l’amministrazione comunale semmai che, rimasta estranea alle dinamiche che hanno portato alla tua elezione e quella degli organismi, dovrebbe iniziare a chiedere conto delle attività intraprese dall’Urban center mi risulta che a distanza di un anno ancora non si riesce ad approvare il regolamento che dovrebbe disciplinare il funzionamento, ho letto preoccupanti affermazioni (mi pare proprio da te) che indicano l’Urban center diviso tra minoranza e maggioranza (di un secondo consiglio comunale non se ne sente sinceramente il bisogno) e bloccato dalla contrapposizione delle due parti. Solo questo dovrebbe consigliare maggiore prudenza prima di puntare il dito contro altri”.

In merito alla sua mancata partecipazione al tavolo della comunicazione, Palumbo ricorda poi che “noi capigruppo eravamo impegnati in commissione”, e ricorda con malizia che “ad un’iniziativa organizzata da te, non hanno partecipato ad onor del vero neanche i soci membri dello Urban center, pare abbiano partecipato solo 6 rappresentanti delle 66 associazioni che ne fanno parte. Singolare pretendere la partecipazione degli altri non potendo contare sulla propria. Comunque se la vogliamo dire tutta, già nel mese di febbraio ti chiesi, personalmente e per ben due volte, di attivare una discussione all’interno dell’Urban center sulla questione assai importante del futuro del progetto C.a.s.e. mi chiedo quale altra priorità abbia assorbito ll’Urban center in questi sei mesi”.

A seguire la controreplica di Sbaffo, che prima accusa Palumbo di accodarsi “acriticamente ad un refrain montato su presupposti artefatti e mendaci da vera e propria macchina del fango”. Poi lo invita a “chiarirci in una salutare seduta analitica davanti ad una birra”.

Entrando poi nel merito, Sbaffo ritiene che “quello che conta e per me di fondamentale importanza, dato il tuo ruolo di capogruppo in Consiglio, è se quello che dici rappresenta anche il pensiero del più importante partito di maggioranza e su questo chiederò chiarimenti”

“Chiarimenti esterni – aggiunge Sbaffo –  perché su quelli interni il luogo deputato è l’Assemblea, in merito al percorso dell’Urban center, che io sono pronto a dare ma non su queste pagine, ne su altri spazi faziosamente inquinati dagli intrigati rapporti relazionali che regolano gli interessi di lobby e potentati in questa città ma, perché no, in Consiglio Comunale”.

Il Comune, ricorda infatti Sbaffo, è direttamente rappresentato dal sindaco, socio dell’Urban center, e che “lo statuto, vera fonte di guai, è stato approvato dal Consiglio Comunale, la scommessa sulla partecipazione è stata fortemente voluta da questa Amministrazione”.

Un consiglio straordinario, insomma, in quanto sottolinea Sbaffo, “ritengo consono il luogo, dove la componente rappresentativa possa confrontarsi lealmente con la componente partecipativa e la città possa venire a conoscenza dagli atti deliberazioni e documenti ufficiali, delle proposte e delle azioni intraprese, ma soprattutto del percorso fatto in questo anno e di quanti ostacoli siano state frapposti e superati”.

Per quanto riguarda l’invito rivolto all’Urban center di dire la sua sul progetto C.a.s.e.

Sbaffo spiega di aver chiesto che “tale proposta fosse formalizzata in un atto ufficiale da un organismo titolato a farla, cosa che non si ancora verificata, impedendomi di portare nel Comitato scientifico ed in Assemblea, la questione. La partecipazione non si fa ‘aumma-aumma’”.

Infine Sbaffo torna a ribadire che il tavolo della comunicazione è stato un successo, “non fosse altro per il fatto di aver scatenato così tanta preoccupazione da doversi attivare, per screditarlo, il solito vecchio sistema di fango e bile”.

“Non voleva essere un convegno – spiega Sbaffo – ne tantomeno una passerella politica con tanto di clak. È stato e voleva esserlo, un tavolo tecnico dove hanno partecipato gli esperti ed i rappresentanti delle Istituzioni che hanno operato, ed operano, nella comunicazione di emergenza e crisi, tra questi, tutti presenti, sono mancati ingiustificati, la Protezione civile ed il Comune de L’Aquila, tutto qui e non si poteva tacere”.