L’AQUILA – La Corte d’Appello di Roma ha condannato l’ex rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, alla pena di due anni e mezzo di reclusione con l’accusa di induzione indebita nei confronti del professore dello stesso Ateneo Sergio Tiberti, con il quale in passato aveva buoni rapporti.
I giudici di secondo grado hanno confermato le accuse del processo di primo grado quando il Tribunale di Roma aveva inflitto a Di Orio una condanna di tre anni di carcere, cinque di interdizione dai pubblici uffici per aver indotto Tiberti a consegnargli denaro non dovuto.
La riduzione di pena di sei mesi, come ha sottolineato il difensore del docente, Giorgio Tamburrini, è stata causata dal fatto che alcuni reati sono andati prescritti.
Il procuratore generale nella sua requisitoria aveva chiesto la pena di 2 anni e 11 mesi.
I legali dell’ex rettore, Guido Calvi e Mauro Catenacci, hanno annunciato ricorso in Cassazione.
Tamburrini ha spiegato che il suo assistito avvierà la causa civile per il risarcimento danni.
“Siamo soddisfatti perché la costruzione di primo grado è stata confermata in appello”, ha detto ancora Tamburrini.
In primo grado l’ex rettore era stato condannato anche al risarcimento danni di circa 98 mila euro, alla confisca dei beni da parte dello Stato per equivalente e al pagamento delle spese legali.
In origine erano 44 gli episodi di induzione indebita che sono stati contestate a Di Orio che in seguito alla condanna di primo grado, a causa della legge Severino, è stato sospeso dallo stipendio e dall’insegnamento in Storia della medicina.
Oltre 200 mila euro in 10 anni da Tiberti a Di Orio è la somma che compariva nella denuncia presentata dal professore, dove lui stesso spiegava di aver detto basta nel 2006 alle dazioni che gli venivano richieste dall’ex rettore, tra le quali anche un’automobile per parenti e abiti sartoriali di lusso.
Regalie estorte, secondo l’accusa avvalorata dalla sentenza di primo grado, sotto la minaccia di compromettere, in caso contrario, la carriera accademica e professionale del docente della facoltà di Medicina, con il quale Di Orio aveva avuto in passato buoni rapporti.
Dopo l’esposto di Tiberti presentato alla Procura della Repubblica dell’Aquila, con l’acquisizione di assegni e la verifica di movimenti di denaro, l’indagine era stata trasferita nella Capitale per competenza territoriale e dopo una prima richiesta di archiviazione, è sfociata nel processo e nelle due condanne.
In seguito alla condanna, l’Università ha chiesto un parere in merito alla sospensione dall’insegnamento del neo condannato all’Avvocatura dello Stato, che ha consigliato di procedere in virtù della legge Severino anticorruzione, e l’attuale rettrice Paola Inverardi ha proceduto alla sospensione tra roventi polemiche.






